Inserito da: gennarogrieco | Maggio 4, 2009

Remo Rapino, Cominciamo dai salici

salicirapino Avrei dovuto dirti fatti vivo ogni tanto
come si dice ad un figlio quando parte.
G. Rosato

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.

.

Cominciamo dai salici

che sanno l’ansia delle pianure

si piegano sulle ossa dei morti

mentre la luna scorre contrade

nel deserto ch’è quiete trovata

e così li assolve

anime salve crocifisse alla terra

sul verde mareggiante dell’erba

che sarà grano vivo e pane secco

da spezzare ai passeri tra i ferri

del balcone come quando – ricordi? –

eravamo saltimbanchi di sogni

e scalmanamenti: una sarabanda

che sembrava non dovesse mai finire

e la voce tua nelle sere d’estate

a contare storie di lupi e briganti

sotto l’arcate a mattoni dei casolari:

un medicamento per la creta del cuore

che scalcinava i muri del vivere

segnando quella giusta mezzeria

che l’apparenza dal buono della vita

divide. Forse ora un solo rimpianto:

Non avremmo dovuto invecchiare.

Inserito da: gennarogrieco | Marzo 24, 2009

Zoe (27/11/97-23/03/09)

Ciao, piccola Zoe. Sei stata una brava mamma e per me una grande amica.

.zoe1

zoe2

zoe3A Igor ci penso io.

zoe4Sei stata “cazzuta” e affettuosissima.

zoe5

igorcuccioloSono le quattro di mattina: Igor ti cerca in giardino e piange (e io quasi). Ciao, Zoe.

Inserito da: gennarogrieco | Febbraio 22, 2009

Da: Vicino alle nubi sulla montagna crollata – 1

vicinonubifr Mi sono infine procurato, attraverso IBS, una copia dell’antologia Vicino alle nubi sulla montagna crollata, uscita già da diversi mesi, per i tipi di Campanotto Editore, alla quale avevo al tempo dedicato un post qui.

Pur restando quasi del tutto scettico sui destini della poesia (e della letteratura tutta) in questo Paese ormai deflagrato e perso (in una interminabile deriva), dove tutto si misura in termini di disperazione ovvero di puro narcisismo, di sfrenato esibizionismo e (per converso) di insano voyeurismo; pur restando quasi del tutto scettico sugli esiti di strumenti come questo, e cioè il blog (e in generale di un web attraversato da una sesquipedale forma di masochismo di massa: vedi, per dire, l’inquietante fenomeno di una coglionata come Facebook), vedrò ogni tanto di postare, estrapolati dalla suddetta antologia, alcuni testi. Sarà, se non altro, un mio personale omaggio ad autori che comunque considero.

E mi pare doveroso cominciare con le poesie dei due curatori dell’antologia: Enrico Cerquiglini e Luca Ariano.

 

Piangi, madre mia, di nascosto, anche quando sei primavera e t’inghirlandi

i crini, libellula di festa in festa. Hai ferite che nascondi, ulcere riaperte

dal vibrare di questo treno che dissimuli con sorrisi che a ben guardare

hanno la stessa radice dell’urlo. Cerchi di tenerci attorno a te, come pigolìo

di stelle e a volte sei fiera di noi figli che goffamente amiamo

o goffamente ci stupiamo di esserci. Sei bella madre, anche nel dolore

ed abilmente nascondi le ferite che ti hanno offesa, le sonde che ti penetrano

il ventre, i prelievi di sangue sempre più frequenti, le ustioni su tutto

il corpo. Sei bella e qualcuno ti crede eterna fanciulla, vergine ignuda,

giovane donna da possedere, da violare, da rendere schiava d’inammissibili

desideri… Sai sopportarci con quell’amore che tutto mosse, privandoti

della salute, mortificata nell’aspetto, pallida e febbricitante. Hai mille

quotidiane gravidanze da portare a termine ed altrettanti figli da seguire

in funerale: riso e pianto, nascita e ritorno, affetto e angoscia

muovono il tuo seno in palpiti ritmati, ma non sai spiegarti

perché nel tuo ventre s’è creato tanto male, né darti pace per dei figli,

allevati con sublime affetto, che armati di odio contro te, contro fratelli,

infieriscono, quasi assoldati da un potere ascoso che asserve e nega.

Rubano le tue lacrime da vendere in bottiglie, succhiano il tuo sangue

per nutrirsene, scavano le tue viscere per un banchetto infame, depilano

il tuo pube, le tue ascelle, la tua testa per riti a te ignari, ti privano del sudore,

devastano i tuoi seni per avere latte in polvere di facile digeribilità,

incidono il tuo corpo con bulini dolorosi, scavano come scabbia

gallerie dolorose per giochi che stenti a capire… “E sono miei figli”

– sussurri al vento – “sporchi, avidi, incattiviti, magari assassini…

ma sono i miei figli…” Lo ripeti spesso crollando un po’ il capo, tremando

per siringhe di prelievi diuturni che ti lasciano stremata e vuota

di forze. Senti che un liquido di fuoco ti percorre, che la tua fronte

scotta, che la tua pelle levigata si desquama, avverti continui brividi

e mille bisturi incidono neoplastiche formazioni e biopsie ripetute

scoprono insospettate malattie. Senti che non potrai a lungo sostenere

l’assedio del male e la stanchezza ti predispone alla morte, a lasciarci

orfani col rimorso stampato in fronte, orfani in odore di matricidio.

 

Enrico Cequiglini, inedito

 

***

 

Un lungo viale di tigli accanto al naviglio

– quando il Paesone non era un dormitorio –

profumava la primavera mentre passavi davanti alla finestra

in attesa d’un cenno;

oggi solo una balaustra di metallo e odore di fogna,

d’hinterland e la Metropoli a due passi.

Sbocciano le torri dell’Innominato in quartieri

di plastica dove macchie verdi si seccano di calce:

si scavano resti di civiltà, una foto e poi ricoprire

di parcheggi e appartamenti vuoti.

Il professor Emilio prenderà una camera

in affitto “buongiorno

e buonasera” nel cigolio d’orgasmi a ore.

Se vai dall’architetto con le tre buste

e pesca quella giusta vinci il tuo appalto e lui ingrassa

sgasando il suo jeeppone e sbattendo sorrisi di vetro.

In quella piazza fanno il loro gioco:

abbassi gli occhi ma una stretta di mano non si nega

tu che cerchi un posto più forte del tuo verso.

I muratori pranzavano sulla rotonda all’ultimo sole

sognando una lampada

da tronista e ora nel freddo un cicchino di Gazza.

– È arrivata la nebbia nei Borghi – dicevano

che non c’era più e non sai che regali fare per Natale,

come al povero Andrea che suo padre ogni anno

regala un cofanetto nuovo di Rino Gaetano.

 

Luca Ariano, inedito

 

vicinonubiret

-/-/-

Inserito da: gennarogrieco | Febbraio 9, 2009

Si è spento Vivaldo Matteoni

Vivaldo Matteoni si è spento questa mattina alle sette nella sua Quarrata.

 matteoni-grieco-quarrata-1993Abbi l’ultimo abbraccio, caro amico,

e una carezza sulla fronte che – alta –

 portasti per il mondo

Vivaldo Matteoni, classe 1919, è stato negli anni stimato attore teatrale e televisivo. Per il teatro si ricorda la sua interpretazione in “L’uomo dal fiore in bocca” di Pirandello; per la televisione, una delle tappe più significative è stata la partecipazione al noto sceneggiato RAI “Maigret”, con protagonista principale Gino Cervi.
Ma Vivaldo è stato innanzitutto uomo di cultura e animatore artistico, non solo nella sua Quarrata: Presidente per anni della Filarmonica “Giuseppe Verdi”, fondatore del “Gruppo Culturale”, fondatore (nel lontano 1982) e faro, soprattutto, del Premio Internazionale di Poesia “Città di Quarrata”, uno dei più longevi e apprezzati nel panorama nazionale.
Proprio in occasione di quest’ultimo evento lo conobbi nell’ottobre del 1993. Mi fece la sorpresa, nei giorni successivi, di inviarmi la cassetta audio della sua ultima trasmissione radiofonica, nella quale aveva letto le poesie che avevo inviato al Premio. Era così, il caro Vivaldo.
Ci vedemmo ancora, naturalmente, perché il suo Premio era – ed è ancora – una festa per chi ha a cuore i valori della poesia e dell’amicizia. Era così, il caro Vivaldo: straordinarie doti umane (e non aggiungo altro). Lo sanno bene le centinaia di amici poeti convenuti di anno in anno a Quarrata, quelli che come me hanno avuto l’onore di conoscerlo.

Inserito da: gennarogrieco | Febbraio 5, 2009

Memorandum

libgrieco

Ibs.it internet bookshop

http://www.ibs.it/code/9788874141500/grieco-gennaro/storia-penace.html

webster.it

http://www.webster.it/c_power_search.php?shelf=BIT&q=storia+penace&submit=Invia

Libri Co. Italia

http://www.libroco.it/cgi-bin/dettaglio.cgi?codiceweb=855061795783505

Unilibro

http://www.unilibro.it/find_buy/Scheda/libreria/autore-grieco_gennaro/sku-12938493/storia_penace_.htm

Shop.it

http://libri.shop.it/narrativa-italiana/storia-penace/dettaglio/id-1389672/

Gorilla.it Books & eMedia

http://www.gorilla.it/libri/storia-penace-grieco-gennaro-genesi/9788874141500

LibreriaUniversitaria.it

http://www.libreriauniversitaria.it/storia-penace-grieco-gennaro-genesi/libro/9788874141500

dvd.it

http://libri.dvd.it/narrativa-italiana/storia-penace/dettaglio/id-1389672/

e ovviamente

Genesi Editrice

http://www.genesi.org/catalogo~collana~4~volume~611.htm

 

Sono quello che fa i libri e poi non se ne cura, quasi se ne dimentica. Adesso, poi, preso come sono, ormai da qualche mese, da un progetto narrativo che non posso più rimandare…

Mi scuseranno (spero) gli amici per la mia latitanza dai blog (che non mi entusiasmano più di tanto, compreso il mio) e da quant’altro. Non so per quanto ne avrò.

Sopra, comunque, alcuni link di portali presso i quali, volendo, potete (teoricamente) trovare il mio Storia penace. Hai visto mai? – Buone cose a tutti, belle e brutti.

Inserito da: gennarogrieco | Gennaio 25, 2009

Zia Maddalena cent’anni!

partziamadIl giorno era ieri: 23 gennaio 2009. Ma ho rinviato a oggi sperando di trovarne testimonianza su qualche giornale locale. In verità già ieri c’era un piccolo trafiletto sul Quotidiano della Basilicata, ma oggi il resoconto è più completo e c’è persino una foto.

Insomma non capita tutti i giorni e non capita a tutti. Oggi io posso dire di avere in famiglia una persona centenaria! È ziè Mataléne (zia Maddalena), sorella di mia nonna materna e – guarda un po’ sposata a zio Michele, a sua volta fratello di mia nonna paterna. Quindi due volte zia, anzi prozia.

Auguri a zia Maddalena e… ecco, appunto: di solito in queste occasioni si dice: “Cento di questi giorni!”, ma in questo caso? Cosa augurare a una persona già centenaria? Forza, zia, batti tutti i record!

ziamad2

Inserito da: gennarogrieco | Gennaio 11, 2009

Ma la forza dell’amore…

ggeisuoiamiciBEN RITROVATI

nel nuovo anno

un anno freddo, freddissimo (alla faccia del riscaldamento del pianeta)

mai visto tanto gelo, in tutti i sensi

ma la forza dell’amore – proviamo a crederci – porta immancabilmente la primavera

(La foto è vecchia di qualche anno, scattata ai tempi della cucciolata. Mamma Zoe, sulla destra, all’epoca era una splendida fanciulla a quattro zampe. Ora è vecchiettina, ha compiuto 11 anni e nelle scorse settimane se l’è vista davvero brutta, la davo già per andata. Ma la forza dell’amore…)

Inserito da: gennarogrieco | Dicembre 21, 2008

Albino Grieco, L’albero della vita

alberi1L’ALBERO DELLA VITA

di Albino Grieco

Quando si schiantò non c’era l’ombra di un testimone. Proprio nessuno. Anche se…
Anche se poi in effetti circolarono delle voci. E figùrati! Si sa com’è la gente. Ognuno vuol partecipare, quando si tratta di chiacchiere, ognuno vuole dire la sua. Ma niente di serio, è chiaro. Soprattutto, nulla di scientificamente apprezzabile. Solo fanfaluche, solo pacchiane ipotesi in bocca al mucchio dei sapientoni di turno.
Si diceva dei suoi tanti anni, per esempio. Quanti anni! E che nella sua lunga vita avesse dispensato ombra a bestie, viandanti e briganti. Ah, quell’albero! Giusto un centinaio di branche, un’impalcatura di legno e di bionde fronde piantato nella fossa di Seria, sorgente amica che per secoli aveva alimentato le sue fondamenta. Era lì, una cinquantina di passi buoni dal ciglio della strada che conduce alla Fonte San Giglio.
Era nato nel Bosco Grande Derricelle da una ceppaia madre, madre di tanti virgulti. Due di questi, senz’altro i più vigorosi, dopo alcuni decenni si erano consociati e insieme elevati al cielo. Unica anima! Quante stagioni secche e umide, insieme; quante stagioni fredde e calde, insieme. Quante stagioni! Insieme.
Per secoli la sua enorme chioma aveva vezzeggiato piccoli alberi e maestosi arbusti. Per anni, alla sua corte, s’erano avvicendati svigoriti, carpini e carpinelle, aceri e sanguinelle, loppi, noccioli e cornioli. Sambuchi, peri e ciliegi. E ancora, più in basso, rovi e rose, biancospini e straccia brache. Invano aveva tentato di sedurlo l’edera in cerca di un appiglio. Invano, tanta era la sua mole maestosa. Maestosa, sì. A tal punto da meritarsi l’appellativo di Quercia dei Centorami.
E mai un toponimo fu così appropriato.
La vigorosa, la rustica, la longeva quercia dai sessanta lustri, aveva a lungo mostrato un profilo alto.
La chioma densa, d’estate, era un tripudio di foglie verdeggianti, lunghe e irregolari. Foglie vellutate e al contempo aspre al tatto. Foglie che d’autunno viravano al giallo.
Era bello, ma proprio bello quell’albero, l’albero della vita!
L’unico difetto che gli si potesse imputare, era di non essere stato capace di plasmare un bel fusto colonnare, degno di un alto fusto.
Ma che colpa poteva mai avere se la sorte l’aveva segnato dalla nascita? No, non era nato dal seme che dà vita all’albero, il seme della vita. Non dalla mitica ghianda stretta e ovale, bruno rossastra finemente striata, custodita dalla singolare cupola dalle lunghe squame arricciate. Non dal seme, l’alimento per la vita, l’achenio tannico e amarognolo appetito dalle scrofe e dalle bestie, non da quella ghianda seconda solo a quella grande e dolce della Castagnara, così dolce e saporita da essere contesa a pastori e boscaioli.
No, era nata, invece, da un ceppo un tempo tagliato di netto.
Ma era bello, proprio bello l’albero della vita!
Tanto era bello e maestoso che non poteva passare inosservato. E venne infatti inserito nell’elenco dei taxa protetti della flora lucana, faceva parte del gruppo degli alberi padri e, ancora di più, registrato fra gli alberi monumentali d’Italia.
Misurava oltre cinque metri di circonferenza, la vetusta quercia. E le fronde più giovani della chioma raggiungevano i quaranta di altezza.
Dopo la notorietà, alcune copertine degne di una celebrità e poi niente. Più niente.

La verità? Ma proprio la verità? Era stanco di vivere… Eppure aveva radici ben salde, radici possenti capaci di prosciugare le falde!
Era sopravvissuto ai tremori innati di una terra ballerina. Era scampato alla morte delle bombe della prima e della seconda guerra. E, prima ancora, alle scuri affilate dei boscaioli bramosi di facili guadagni, all’inganno dell’industria del fuoco…
Ma era stanco, stanco.
E ne aveva viste di cose. Oramai…
Chissà, può essere che abbia voluto disperatamente morire per dare seguito al ciclo della vita, che si sia lasciato andare convinto che dalla sedimentazione delle sue rovine potesse spuntare una nuova vita. Ah, l’eterno ciclo! In fondo, in fondo era così che era nato, che si era trovato ad abbracciare il cielo, a penetrare il mondo…
E ne aveva viste di cose, oramai…

Gli feci visita solo qualche mese prima, d’inverno. Agli occhi di mia figlia, poco più di tre anni, un’inezia di vita nei confronti del suo lungo corso, apparve immenso. Incredula ed estasiata, quel tesoro di bimba, muta come mai al cospetto di così tanta bellezza!
Fu l’ultima volta che lo vidi. E quel giorno non era in forma. Sentiva il male, mostrava fiaccato gli indelebili segni della malattia. Maledetta carie che lo stava svuotando piano piano, silenziosamente! I funghi a mensola, segno inequivocabile del malessere, si accanivano sempre più sul tronco martoriato, si moltiplicavano inesorabili lungo le grosse branche. Che scorza però aveva, dura scorza!
Mi chiesi per quanto tempo ne potesse ancora avere. E provai a dirlo a qualcuno, che stava male. Ma figùrati!, come predicare nel deserto. Sono tutti presi, oggigiorno, tutti che hanno fretta. Non ti ascolta nessuno. “Ma, insomma, che si faccia qualcosa, almeno ripulirle la chioma dalle branche secche e putride!”, provai a proporre, a protestare, anche con forza. Macché, niente. Il deserto. Nessuno che ti stia a sentire, oggigiorno.

Cadde un po’ più tardi, in primavera, quando il peso delle sue stesse foglie, ultime e giovani foglie, lo costrinse a cedere improvvisamente sul suo stesso peso. Che peccato!
E non casuale, forse, l’dea di farla finita alle prime ombre di un giorno ventoso di primavera, quando anche il pastore, che quotidianamente mirava devoto la sua chioma, era con ogni probabilità intento ad ascoltare le prime notizie certe dell’ultimo voto, dell’ultimo atto di un altro memorabile schianto…
Nessun testimone, dunque. Possiamo solo figurarci un colpo sordo, il lamento strozzato di un tuono. E a trovarlo, all’alba del nuovo giorno, a trovarlo ormai mucchio informe, fu proprio il fido pastore. Fu lui a darmene notizia.
Maledettissimo giorno! Era dunque accaduto ciò che temevo.
Mi recai sul luogo l’indomani, di buon mattino. Una tristezza, quella vista! Era riverso, squarciato nel mezzo, quasi a voler separare le due distinte anime primigene. Del grande cerro consociato, insomma, dopo l’impatto solo un ammasso informe di macerie lignee aggrovigliate. Vecchio e malato com’era, si era sbriciolato in tanti cubetti di legno inconsistenti. Parte del vecchio tronco, squarciato dal peso dell’esistenza, capitozzato, giaceva senza vita, ignorato. Mentre invece la parte più sana era già preda delle lame rotanti nelle mani di sconsiderati pronti a non lasciare traccia della sua esistenza. Quante volte già in passato avrebbero voluto tagliarlo, quelle mani vigliacche!

Segno della vita: raccontano gli anelli sfibrati segnati dallo schianto.
Senso della vita: affidato all’unico pezzo, rimasto miracolosamente intatto, ritrovato a qualche metro dal centro di massa; l’unico pezzo di legno ancora vigoroso riportava incise queste semplici parole:
Bella la vita.

(La storia qui raccontata è la storia di una fine. Una fine che per intanto resta solo sulla carta. Pura immaginazione, certo. Però… L’albero della vita, la Quercia dei Centorami, è per nostra fortuna ancora in vita e che Dio la benedica! Ma, che si tratti di uomini o di alberi, è sempre una questione di cura: da qui necessariamente passa il tentativo di incidere sul tempo che ci è dato).

(Da: AA.VV., Alberi.Antologia di racconti, Regione Basilicata – Dipartimento Ambiente, Territorio, Politiche della Sostenibilità, Potenza, 2008, pp. 80, Distribuzione gratuita)

Qualche giorno fa, ritirando la corrispondenza, mi sono ritrovato un plico contenente la pubblicazione di cui sopra. Si tratta dell’antologia dei 10 racconti vincitori del concorso “Alberi”, indetto dalla Regione Basilicata. Figuratevi la sorpresa nell’appurare, fra i nomi dei dieci bravi autori, quello di mio fratello Albino, alla sua prima esperienza in materia. Ben fatto, fratellino!

Con questo post si conclude la stagione 2008.

Auguri a tutti e arrivederci al prossimo anno.

Inserito da: gennarogrieco | Dicembre 16, 2008

Premio “Kriterion” 2009: il bando

bankriterion09È un Premio al quale ho già dato. O meglio, dal quale ho già – e abbondantemente – avuto, avendo vinto la scorsa edizione. Per cui, fedele a una mia consolidata linea di condotta – sono rarissime le eccezioni che, appunto, confermano la regola – non parteciperò più. Ma mi sento di raccomandarlo. Perché merita (come di persona ho avuto modo di constatare).

Concorso nazionale di poesia, narrativa, arti figurative

Kriterion

VII edizione 2009

bandito dall’Associazione Italiana Persone Down – Sezione di Avellino

con la collaborazione della Banca della Campania

Il concorso è rivolto a tutti coloro che riconoscono in se stessi sensibilità letteraria e civile, soprattutto nei confronti delle problematiche sociali. Lo scopo del premio consiste non soltanto nell’intento divulgativo della poesia, della prosa e delle arti figurative ma nel superamento dei pregiudizi che vogliono creare discriminazione ed intolleranza.

Regolamento

Il concorso si articola in tre sezioni per adulti:

A – Poesia inedita adulti

B – Narrativa edita

C – Narrativa inedita

e due riservate agli allievi delle scuole di ogni ordine e grado:

D – Poesia inedita studenti

E – Disegno studenti

Sezioni per adulti

A – Poesia inedita:ogni autore può inviare una singola poesia a tema libero o sull’argomento della diversità di non oltre 25 versi, in sei copie dattiloscritte, anonime, ma con un motto o sigla che dovrà essere riportato in calce ad ogni copia e riprodotto su busta a parte contenente le generalità complete dell’autore (nome, cognome, indirizzo, numero telefonico) e titolo della lirica in concorso. Inoltre ogni autore dovrà firmare una dichiarazione di paternità e di inedicità del proprio elaborato.

B – Narrativa edita: si concorre con un romanzo, pubblicato dal mese di gennaio 2007, in tre copie con breve lettera di presentazione allegata. Le case editrici possono presentare un solo titolo. Sono esclusi i romanzi pubblicati in proprio.

C – Narrativa inedita: ogni autore può inviare un racconto breve o una novella a tema libero non eccedenti le 5 cartelle (30 righe per 60 battute) in 6 copie dattiloscritte, con la stessa modalità della poesia inedita.

Sezioni per studenti

Il tema per queste sezioni è: Il bullo percuote, il debole subisce e tu perché resti a guardare? L’indifferenza è violenza.

D – Poesia inedita:la sezione è rivolta agli allievi degli istituti di ogni ordine e grado. Ogni giovane concorrente partecipa con una singola poesia di lunghezza non superiore ai 25 versi, in sei copie autografate e corredate di di generalità complete e provenienza scolastica. Non saranno oggetto di valutazione le poesie non inerenti al tema proposto.

E – Disegno: ogni giovane concorrente, come per la sezione poesia, può partecipare con un’unica opera eseguita con qualsiasi tecnica e dimensione, indicando generalità complete e provenienza scolastica. È data facoltà di concorrere con un’opera eseguita collettivamente dagli allievi di una singola classe con indicazione dei partecipanti, classe, sezione, istituto scolastico. In tal caso riceverà il premio l’istituto.

Modalità di partecipazione

1. I concorrenti dovranno attenersi rigorosamente alle norme del presente bando, pena l’esclusione dal concorso.

2. Ogni lavoro dovrà pervenire alla segreteria del premio entro e non oltre il 28 febbraio 2009 (farà fede il timbro postale). I plichi possono essere inviati tramite posta prioritaria all’indirizzo:

Concorso “Kriterion” – AIPD Sez. di Avellino c/o Gerardo Pepe – Via Pianodardine, 9 – 83042 Atripalda (AV).

3. Per la partecipazione al premio non sono richieste quote di partecipazione, bensì un versamento a favore dell’AIPD Sezione di Avellino solo per le sezioni A e C adulti. Per le sezz. A e C € 5; per chi partecipa a entrambe le sezz. € 10: il mancato versamento comporta automaticamente l’esclusione dal concorso. Per la sez. Narrativa edita non è prevista tassa di lettura. Per le sezz. D e E riservate agli studenti si può effettuare un versamento facoltativo. Inviare i relativi importi sul c/c postale n. 10282838 intestato a: AIPD Sezione di Avellino.

4. Gli elaborati non verranno restituiti. L’operato della giuria, i cui nominativi saranno resi noti all’atto della premiazione, è insindacabile ed inappellabile.

5. L’associazione si riserva la facoltà di non assegnare taluni premi, qualora la qualità degli elaborati in genere venisse giudicata insufficiente. Inoltre si riserva la facoltà di pubblicare le opere vincitrici senza nulla dovere ai partecipanti.

Premi. Ai primi tre classificati della sez. Poesia inedita adulti saranno assegnati rispettivamente: € 700, 300, 100 + diploma. Ai primi tre classificati della sez. Narrativa edita: € 1.000, targa, coppa + diploma. Ai primi tre classificati della sez. Narrativa inedita: € 300, targa, coppa + diploma. Ai primi tre classificati delle tre sezz. Poesia per studenti e Disegno per studenti (Scuole elementari, Scuole medie, Istituti superiori) saranno assegnati rispettivamente: € 50, coppa, targa +diploma.

La giuria si riserva di assegnare premi speciali o benemerenze. I premi dovranno essere ritirati personalmente o tramite delega, pena perdita di diritto al premio.

La cerimonia di premiazione avrà luogo entro il mese di maggio 2009. I vincitori saranno avvertiti personalmente.

L’associazione si riserva di apportare, qualora si rivelasse necessario, modifiche al presente regolamento. In tal caso ne sarà data tempestiva comunicazione agli interessati.

ALBO D’ORO “KRITERION”

Sezione Poesia inedita

Edizione 2003: Giuseppe Vetromile

Edizione 2004: Domenico Luiso

Edizione 2005: Stefano Santosuosso

Edizione 2006: Benito Galilea

Edizione 2007: Nicoletta Pagliuca

Edizione 2008: Gennaro Grieco

Sezione Narrativa inedita

Edizione 2003: Giovanni Carullo

Edizione 2004: Elisabetta Liguori

Edizione 2005: non assegnato

Edizione 2006: ex aequo Paolo Pergolari – Fabio Casadei Turroni

Edizione 2007: Pascal Abatiello

Edizione 2008: non assegnato

Sezione Narrativa edita

Edizione 2005: Matteo B. Bianchi (Baldini Castoldi Dalai editore)

Edizione 2006: Lucrezia Lerro (peQuod Edizioni)

Edizione 2007: Carlo D’Amicis (Minimum Fax)

Edizione 2008: Ivan Cotroneo (Bompiani)

AIPD

Associazione Italiana Persone Down

Sezione di Avellino

Rione Mazzini – 83100 Avellino

Tel. 0825/73315 – 622708

www.aipdavellino.it

e.mail: aipdconcorso@virgilio.it

c/c postale n. 10282838

Inserito da: gennarogrieco | Dicembre 6, 2008

Qui è l’inverno, è in un mattino lucente

thyssen
Qui è l’inverno, è in un mattino lucente
(Sequenze dello spasimo inerme)

Le nostre sono parole stanche, sono parole che continuiamo a ripetere davanti a tragedie che continuano a succedere

don Luigi Ciotti, Torino, lunedì 10 dicembre 2007, intervenendo, nella prima delle tre giornate di lutto cittadino, alla manifestazione indetta per ricordare le vittime della strage infinita dell’acciaieria ThyssenKrupp

1. Siamo l’istante infinitesimale     / se prima era vita, era a fuoco spento…
spasimo inerme in una eternità     / se il fuoco divampa, spegne la vita…
Eppure il trapasso apre meraviglie,     voragini, ogni volta,
di un senso che non c’è.
E da sempre biasimiamo la sorte     che sempre c’interrompe.
E per questo abbiamo lacrime calde,     per questo – normalmente –
siamo uomini.

2. Le chiamano morti bianche ed invero
al di là del candore di chi muore     e dei volti sgomenti di chi resta
a patire,   nulla c’è di più sporco,     nulla c’è di più barbaro ed oscuro.
Fanculo il correlativo oggettivo!     Solo fisime dei falsi poeti
che misurano il peso delle pulci
: ormai è impero dei porci,   di assassini
cui fa profitto ogni assenza dell’io.

3. Qui è l’inverno, è in un mattino lucente,
qui il gelo, il silenzio, di uomini che
piangono i loro giovani compagni.
E dunque eccomi, tornato alla piazza.     Almeno per un giorno,
se non altro per un saluto.     Ma quale poeta! Come voi ho impresso
il fuoco sulla carne dei vent’anni,     come voi versando l’amaro sangue
nelle colate di ghisa e altre leghe
: fonderie e fucine di Mirafiori,
reparto Corea come una guerra     / la battaglia infinita di ogni giorno…
come malattia o danza dei dannati
che oggi   è inopinatamente sterminio.
Come voi. Le mani in alto e le dita      indurite dalla fatica che
più non si stringono nei pugni:   arresi
ma non per malasorte e ineluttabile.
Le vostre mani in alto ed io con voi,     è il dieci dicembre 2007,
i padri orfani dei figli che piangono,     questi padri che gridano
pagherete: mai mi sono sentito,     mai, così tanto padre…

Sì, il silenzio, ora – trentamila insieme     e le nostre parole sono stanche –
in silenzio,   ma non per molto ancora.

Torino, 10 dicembre 2007

(l’immagine in alto è tratta da Repubblica.it)

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