Posted by: gennarogrieco | Maggio 13, 2008

C’è una signora che mi cerca(va)

Eccomi dunque di ritorno dai miei giri (per la Penisola). Vedo, solo ora, che mi cerca una signora. Che mi cercava, anzi, perché spero (spero per lei, evidentemente) che nel frattempo possa aver pensato bene di doversi dare, da qui in avanti, ad altre più congrue occupazioni.
Il fatto, drammaticamente esilarante, è che io questa signora non ho il piacere di conoscerla (e né intendo averlo, evidentemente). Certo, sì, il danno procuratomi da questa incredibile belinata (come direbbero i genovesi) è del tutto evidente. Ma poi, pensandoci, si tratta di una roba che si commenta da sola, talmente fuori… così abnorme che, sì, insomma, per una volta, per questa volta, mi lascio totalmente prendere da un sentimento di umana pietà.
Mi limito, pertanto, a pubblicare la lettera di scuse inviatami nel frattempo dalla signora. Non prima di ringraziare la (per me) sconosciuta anima buona che, infine, le ha dato l’imbeccata, indirizzandola sulla giusta strada. Naturalmente, se la signora riterrà opportuno ripassare dai siti oggetto di “molestia” e, anche lì, porgere le dovute scuse, sarà gesto (per lei, più che altro) non del tutto inutile.
Ah, l’immagine di complemento è un ritaglio della foto di classe della III liceo. Allora, 38 anni fa, fece il giro di tutte le scuole superiori del capoluogo lucano. Pare che fossi particolarmente appetibile (allora), e tante signore (pardon, signorine) mi cercavano (e spesso mi trovavano). Quello sì, era un bel cercare (io essendone complice). Ma questa volta, no. Proprio no. Non ho più il fisico (e la pazienza, beninteso).

Gentile Gennaro Grieco,
c’è stato un po’ di movimento nel WEB, soprattutto in alcuni blog, a causa
della mia inesperienza in questo campo. Sbagliando s’impara… talvolta a
spese altrui!
Se le capita di leggere qualcosa di sgradevole, la prego di non tenerne
conto perché mi sto appunto scusando per il grosso equivoco in cui sono
caduta.
Cordialità
Giorgina Busca Gernetti

P.S.- Ho trovato l’indirizzo nel suo sito.

Posted by: gennarogrieco | Maggio 4, 2008

Appuntamento alla Fiera del Libro di Torino

12 maggio 2008

Spazio Autori A

ore 17,30-18,30

Realtà e invenzione nel narrato

Incontro dibattito con tre scrittori

Liana De Luca, Renato Gabriele, Gennaro Grieco

moderatore Sandro Gros-Pietro (spunto dell’incontro sarà una

libera discussione sulle ultime pubblicazioni degli autori)

Liana De Luca, Della buona ventura, Genesi Editrice, 2008

Renato Gabriele, Il comandante della caccia reale, Genesi Editrice, 2008

Gennaro Grieco, Storia penace, Genesi Editrice, 2008

Posted by: gennarogrieco | Maggio 2, 2008

Premio “Arturo Giovannitti” – V Edizione 2008

 So, da appena tre giorni, di essere il vincitore della V edizione del Premio “Arturo Giovannitti”, promosso dall’Associazione omonima insieme all’altra Associazione Culturale “Altroverso”. La cosa, naturalmente, mi fa molto piacere. Ma, ai normali motivi di soddisfazione, questa volta se ne aggiungono altri.
Uno, in particolare, è cioè il fatto che il concorso è orientato, programmaticamente, verso una poetica di forte impegno sociale e, non a caso, porta il nome di una persona singolare e straordinaria come Giovannitti. “Poeta e sindacalista – leggiamo dallo stesso bando del concorso – fortemente impegnato a difendere i diritti delle persone più deboli e a combattere la malvagia regola del dominio dell’uomo sull’uomo, Arturo Giovannitti ha speso tutta la sua esistenza per migliorare la qualità di vita dei lavoratori americani nei primi anni del secolo scorso; ha combattuto i pregiudizi che, all’epoca, rendevano l’uomo schiavo del proprio datore di lavoro, un possedimento, un essere umano senz’anima, un oggetto da poter vendere, comprare, barattare; la sua lotta di uomo politico e di letterato ha avuto lo scopo di conferire dignità e coscienza alla classe operaia mondiale, contribuendo a restituirle ideali, aspirazioni e speranze”.
Cliccando sull’immagine del bando qui a sinistra trovate alcuni versi di Giovannitti, ma invito a leggere intanto il bel ritratto che del poeta-sindacalista di origini molisane fa qui Caterina Sottile, proprio in occasione della scorsa edizione del premio, e poi anche quanto riportato in rete qui e qui.
Sono poi contento anche per un altro motivo, del tutto personale. In un post precedente scrivevo che, più che altro, faccio i premi (non molti, per la verità, sempre meno) per portare la moglie a spasso. Ma la partecipazione ad alcuni premi nel Sud, per esempio, può anche essere l’occasione per una rimpatriata, per andare a trovare i miei cari. Insomma c’è questa telefonata di una decina di giorni fa a mio fratello. “Vengo giù a trovarvi – gli dico – perché ho un premio da ritirare ad Avellino (il “Kriterion”), ma non so quando parto, perché qualche giorno prima c’è un altro premio lì vicino e magari…”. Ed infatti è poi arrivata la notizia di quest’altro premio, e cioè il “Giovannitti”. Si direbbe una “doppietta” studiata a tavolino, ed in qualche modo lo è. Però un conto sono le ipotesi, le speranze, e un altro i fatti, la realtà. Ci vogliono dei buoni testi, certo, ma anche una buona dose di fortuna.

Premio “Arturo Giovannitti” 2008 a Gennaro Grieco

Premio speciale a Loriana Capecchi

L’incontro di lettura e la premiazione domenica 4 maggio 2008, ore 18, Palazzo Giordano a Oratino (CB).

Posted by: gennarogrieco | Aprile 22, 2008

Esiti del Premio “Kriterion” 2008

 Questi gli esiti, relativamente alle sezioni riservate agli adulti, della VI edizione 2008 del Premio letterario Kriterion, promosso dalla Sezione di Avellino dell’Associazione Italiana Persone Down con la collaborazione della Banca della Campania.
È opportuno ricordare che, come da bando, il concorso è rivolto a tutti coloro che riconoscono in se stessi sensibilità letteraria e civile, soprattutto nei confronti delle problematiche sociali. Lo scopo del premio consiste non soltanto nell’intento divulgativo della poesia, della prosa e delle arti figurative, ma nel superamento dei pregiudizi che vogliono creare discriminazione ed intolleranza.

Sezione A (Poesia inedita adulti)

1° Premio a Gennaro Grieco (Trana, TO)
2° Premio a Donatella De Bartolomeis (Manocalzati, AV)
3° Premio a Giovanni Caso (Siano, SA)

Premio speciale a: Anna Maria Cardillo (Roma), Salvatore Cangiani (Sorrento, NA), Emilia Fragomeni (Genova). Segnalazioni di merito a: Gianni Rescigno (S. Maria di Castellabate, SA), Daniela Raimondi (Londra), Benito Galilea (Roma), Carla De Angelis (Roma), Giacomo Giannone (Torino), Franco Fiorini (Veroli, FR), Loriana Capecchi (Quarrata, PT), Gianluca Ferrara (Avellino). Menzione speciale a: Mario Sodano (Napoli), Rossella Tempesta (Napoli), Mina Antonelli (Gravina, BA), Paolo Zanasi (Trento), Fulvia Marconi (Ancona), Eugenio Nastasi (Rossano Scalo, CS), Elio Ambrosone (Avellino), Vincenzo Manna (Monteforte Irpino, AV).

Sezione B (Narrativa edita)

1° Premio a Ivan Cotroneo, La Kryptonite nella borsa”, Bompiani Milano
2° Premio a Paolo Cognetti, Una cosa piccola che sta per esplodere, Minimum Fax Roma
3° Premio ex aequo a Renzo Cremona, Tutti senza nome, Edizioni del Leone Venezia
3° Premio ex aequo a Cristina Masciola, Razza Bastarda, Fanucci Editore Roma

Premio Speciale Testimonianza “Achille Siciliano” a: Silvio Madonna, Il volontario che vola, Edizioni Akkuaria Catania. Premio Speciale della Giuria a: Andrea Simeone, Recinto di porci, peQuod Edizioni Ancona. Segnalazione di merito a: Alessandro Serpieri, Mare scritto, Manni Editori; Luigi Combariati, Il cammino di Hadas, Robin Edizioni; Daniela Rizzo, Volti segnati di donna, Ibiskos Edizioni; Tiziana Pedone, L’ultimo residence, Il Filo Edizioni; Alberto B. Testasecca, Il treno, Edizioni E/O; Sara Bassarelli, Vita, morte ed altri inconvenienti, Edizioni Guida.

Sezione C (Poesia inedita adulti riservata ai poeti irpini)

1° Premio a Claudio Bardaro (Castel Baronia, AV)
2° Premio a Pietro Pelosi (S. Biagio di Serino, AV)
3° Premio a Maurizio Bonito (Serra, SA)

La cerimonia di premiazione avrà luogo sabato 10 maggio 2008, ore 17.00, presso la Sala Convegni della Banca della Campania Collina Liguorini (Avellino).
Le poesie vincitrici e brani tratti dai racconti premiati saranno letti dall’attrice Fiorella Zullo.

Posted by: gennarogrieco | Aprile 18, 2008

Estemporaneo omaggio ed esercizio

  Si firma Donato Muscillo. Subito dopo aggiungendo, con una qualche esuberanza, “poeta genzanese” (questo, almeno, ho appurato sul web). Donato (spero) mi perdonerà, ma il termine “poeta” è sempre meglio che siano gli altri, al caso, ad usarlo. Pena il rischio di risultare ridicoli (e questo vale anche per me, evidentemente), perché, davvero, non pare proprio possibile che un Paese possa contare milionate di poeti. Quanto al “genzanese”, sta a denotare che è di Genzano di Lucania (è opportuno distinguere perché c’è anche un Genzano di Roma), un paese di circa seimila abitanti dell’Alto Bradano, nel Nord-Est della Basilicata. È quindi un mio conterraneo.
Bene, Muscillo (nome che nel mio dialetto rionerese sta per “gattino”, “micetto”), è un incontro dell’ultima ora. Mi ha scoperto in un blog amico che dava notizia del mio Storia penace e, come si dice, ha “attaccato bottone”. La cosa non mi disturba affatto (tanto più che si professa mio estimatore). Sappia, però, che io ho la ventura di essere (almeno per queste cose) molto meno esuberante, e che ho i miei tempi, le mie abitudini: davvero difficile che possa derogare. E poi, certo, non sono di quelli che rischiano di rimanere schiavi di un blog, strumento che cerco di usare al minimo, giusto per quello che, in ipotesi, solo in ipotesi, mi può servire. Quindi mi perdonerà (spero) se non sarò puntuale nelle sue sollecitazioni. Non per altro (e certo non per scortesia, caratteristica che credo non mi riguardi), ma è che sono pigro, viziato e… pragmatico (cioè molto poco poetico, se così si vuole intendere, come purtroppo diffusamente e superficialmente si fa, uno tutto nuvole, favole e sogni).
A testimoniargli la mia simpatia, in ogni caso, ecco un’idea, una tantum: gli pubblico, in bella evidenza, la poesia che ha messo (lui ha di questi slanci) in un commento a un mio precedente post (e che quindi rischia di passare inosservata). È un estemporaneo omaggio ai suoi versi, perché Donato, devo dire, ha senz’altro dei buoni spunti. Ed è anche, per me, un esercizio, perché di questo testo ne propongo la traduzione in dialetto fiorentino o italiano che dir si voglia. Una traduzione che lui al caso potrà ovviamente correggere, ma che voglio sperare sia attendibile (la cosa non è scontata: si sa quanto a volte possano variare i dialetti di due paesi addirittura confinanti; nella fattispecie, il suo genzanese ha influenze pugliesi, il mio rionerese ha invece influenze campane: lui, Donato, dice per es. lampasciùne, io direi cëpuddìne, per significare delle specie di cipollette selvatiche che crescono spontaneamente nei terreni incolti, dal gusto amarognolo e particolare, una vera ghiottoneria).
Ecco dunque, signore e signori, di Donato Muscillo (con mia libera, ma attendibile traduzione), la poesia dal titolo Chi sim e chi non sim (Chi siamo e chi non siamo).

Chi sim e chi non sim

Paisà, te putess cuntà i pil ca tin ‘ngul, a ùn a ùn,
e tò me putiss fà la stessa cos.
Qua ne canuscìm tòtt quant,
a chi sènt fèglie tò e a chi sò fèglie ije.
Ma gratta gratta, sottasòtt, sim tòtt cafùn e fèglie de cafùn.
Pur don Cecce Tufanesk, ù farmacèste,
tenìje ù papanònn ca scìje a cecurièdde e lampasciùne.
Pur cafòne ère ù sciabbulatore a caval,
ca ammùzzave i càpere ai bregant,
ca ammùzzave pur i speranz di cafùne.
Pur i nòbbele de chìjse, Marchès de C.,
èrn parint ‘ntrameschkàte ai Doria,
cummerciant e puteàr ‘mbrista-sòlete.
Po’ vènn tutt i cafùn cafùn:
chi ancor se vrevogne,
chi s’asconne,
chi se neke,
chi s’eije già scurdat d’èss cafòn.
All’otm, i bregant cafùn,
chidde ca se t’avinn addògne ke la runcedde,
te sciùppavene pur ù cannanòce.
Pe desperazziòn.

Chi siamo e chi non siamo

Paisà, ti potrei contare i peli che hai in culo, ad uno ad uno,
e tu mi potresti fare la stessa cosa.
Qui ci conosciamo tutti quanti,
a chi sei figlio tu e a chi sono figlio io.
Ma gratta gratta, sotto sotto, siamo tutti cafoni e figli di cafoni.
Anche don Ciccio
Tufanesk, il farmacista,
aveva il nonno che andava a cicorielle e lampascioni.
Era cafone pure lo sciabolatore a cavallo,
decapitatore di briganti

che mozzava anche le speranze dei cafoni.
Pure i nobili di chiesa, Marchesi di C.,
in parentela innervata ai Doria,
commercianti e bottegai prestasoldi.
Poi vengono tutti i cafoni cafoni:
chi ancora si vergogna,
chi si nasconde,
chi si nega,
chi si è già scordato di essere cafone.
In ultimo, i briganti cafoni,
quelli che se ti avevano a tiro con la roncola,
ti cavavano anche la gola.
Per disperazione.

Posted by: gennarogrieco | Aprile 16, 2008

Concorso “Luoghi e volti di Basilicata” 2008

LUCANIART
Associazione Culturale ONLUS
C.F. 91007300766
lucaniArt@libero.it

CONCORSO LETTERARIO

“LUOGHI E VOLTI DI BASILICATA” 2008

Sezioni: Narrativa e Poesia

In occasione del secondo anno di attività, l’Associazione Culturale LucaniArt bandisce un Concorso Letterario dal titolo “Luoghi e volti di Basilicata”.

Ciascun autore è invitato a rappresentare, attraverso le proprie corde interiori ed emotive, l’odierna realtà territoriale lucana, le dinamiche sociali, le contraddizioni tra arcaicità e modernità dei luoghi, la tensione tra diversità e omologazione in chi è rimasto e la percezione della stessa in chi andando via ha prodotto una frattura con l’origine.
Un esistenzialismo moderno che aiuti a capire il vissuto, i radicamenti e/o i mutamenti della nostra terra.

Racconti brevi, reportage, diari, piccole prose e testi poetici, non superiori alle 3 cartelle dattiloscritte, dovranno essere inviati all’indirizzo e-mail lucaniart@libero.it corredati di indirizzo e una breve nota biografica dell’autore.
Ogni autore può partecipare con un massimo di due opere.

Termine per la presentazione dei lavori 15 giugno 2008.

Gli autori selezionati saranno avvisati personalmente e verranno inseriti nell’antologia “Luoghi e volti di Basilicata” che sarà pubblicizzata e divulgata attraverso comunicati stampa e manifestazioni pubbliche in cui saranno invitati a partecipare gli autori stessi.

LucaniArt Magazine
http://lucaniart.wordpress.com/

Posted by: gennarogrieco | Aprile 12, 2008

Quasi una dichiarazione di voto

Il portavoce

Moltissimi
———mascalzoni
—————-d’ogni sorta
vanno
———in giro
—————-per le nostre terre.
Non hanno
———numero
—————-e nome,
un’intera
—————-schiera di tipi
———————-che cresce.

Vladimir Majakovskij, Conversazione col compagno Lenin

Battiti il petto,
dannato inetto, trombone colossale;
fistola in bocca, incom-
mensurabile pappagallo,
anzi con-
o (d’ombra) flaccido e purulento.
Ce l’hai piccolo,
servo sciocco,
ed è anche colpa mia se vivi,
anzi ingrassi e perdutamente scoppi.

5 ottobre 1994

All’epoca, quando scrissi questa poesia, il 5 ottobre 1994, il personaggio in questione faceva per l’appunto il portavoce dell’indicibile nano. Ora fa finta di essersi messo in proprio e, schivando pomodori e uova marce, continua l’opera per cui ambisce alla storia: quella della sistematica provocazione.
Ma qui non è lui l’oggetto della mia quasi (e indiretta) dichiarazione di voto. E neppure, se vogliamo, i miei inutili versi (ho perso su tutti i fronti, oramai, e politicamente, come cittadino-elettore titolare di diritti, oltre che di doveri, sono morto proprio in quel lontano 1994, precisamente il 28 marzo 1994: io, che ero più nazionalista di un francese…).
No, la mia quasi (e indiretta) dichiarazione di voto si lega, piuttosto, ai versi in epigrafe di Majakovskij. E come non vederli? Moltissimi mascalzoni d’ogni sorta / vanno in giro per le nostre terre. Certo, un’intera schiera di tipi che cresce, ma non è, caro Majakovskij (fra morti ci si capisce), che non hanno numero e nome. Ce l’hanno eccome, questi altri escrementi ambulanti che ora (sostanzialmente) rinforzano l’inaudita schiera, questi lepidotteri che hanno fatto il capolavoro di buttare alle ortiche un patrimonio inestimabile di pensiero, di valori, di lotte, di conquiste pagate col sangue.
Non solo il naso, mi tapperò. Per l’ennesima volta. E con dolore, quasi un dolore fisico, insopportabile. Limitarsi a dover solo tentare di limitare il peggio: non è una bella prospettiva. Auguri a tutti.

(Non riesco a formattare i versi del grande Vladimiro. Spero che possa perdonarmi per questa trovata dei trattini)

Posted by: gennarogrieco | Aprile 10, 2008

Vicino alle nubi sulla montagna crollata

È il titolo – un gran bel titolo – dell’antologia a cura di Enrico Cerquiglini e Luca Ariano, con Prefazione di Leonardo Mancino, uscita in questi giorni per i tipi di Campanotto Editore.
Si tratta di un lavoro collettivo, con ben 88 autori chiamati ad esprimersi poeticamente sul decisivo tema dell’ambientalismo.
Non amo particolarmente le antologie. Trovo, anzi, che siano un inutile spreco in un Paese dove poco si legge e di poesia quasi nulla, dove già le opere di singolo autore al 99% non riescono ad avere, tutto sommato, diritto di cittadinanza. Al massimo, queste robe, e ormai ho qualche annetto sulla groppa per poterlo dire, finiscono per soddisfare certe piccole curiosità sulle biografie degli intervenuti. Per come la vedo, simili iniziative si possono giustificare alla sola condizione di tener fede ad alcuni requisiti di base. Due, in particolare, fondamentali: pregnanza (ovvero forza e urgenza) del tema e attendibilità autoriale. Ecco, credo di poter dire che questo sia uno di quei (pochi) casi. Col giusto plauso per i curatori, evidentemente.

La prima presentazione ufficiale è a Bologna sabato 12 aprile all’Arteria, Vicolo Broglio 1/e nell’ambito del Laboratorio Internazione di Poesia Sperimentale organizzato da Alessandro Ansuini, Matteo Fantuzzi e Luca Paci. La presentazione inizia alle 14,00 e letture si susseguiranno per tutta la durata dell’evento fino alle 23,00.

Gli autori

Da Una terra di canti e disincanti, di L. Ariano e E. Cerquiglini: «Questa antologia è nata con spirito pasoliniano… Il nostro obiettivo non è certo “scimmiottare” le battaglie politiche e culturali di Pasolini né osiamo considerarci suoi eredi o vediamo nella figura di Pasolini un profeta, solo vorremmo che quello spirito critico del poeta friuliano e di tanti altri intellettuali della sua generazione come Volponi o legati a quella stagione come Fortini, Vittorini, Alfonso Gatto ed altri fosse presente in questo lavoro. In questa stagione post guerra fredda, post muro di Berlino, post ideologie, post-post-post non guardiamo a certa ideologia con nostalgia o dietrologia (certe logiche oggi sarebbero impensabili) ma vorremmo che un tipo di intellettuale impegnato civilmente (nel senso di ‘cives’) e politicamente (sempre nel senso etimologico del termine ‘polis’) si affacciasse nel panorama attuale. Non siamo certo così ingenui da pensare che un’antologia (che non ha nelle nostre intenzioni valenza critica, ma di sensibilità verso una certa situazione) possa modificare nell’immediato le cose, ma ci piace credere, pensare e tentare di fare in modo che attraverso una poesia, un semplice verso qualcuno possa accorgersi che i poeti non vivono nel loro mondo, ma sono parte attiva e con la loro voce cercano di migliorare, far riflettere e cambiare le cose. Proprio in quest’ottica abbiamo inserito anche due nostre poesie, proprio perchè non di lavoro critico si tratta, bensì di testimonianza di dissenso e sofferenza verso la realtà contemporanea». Potete leggere per intero qui.

Posted by: gennarogrieco | Marzo 31, 2008

Storia penace: nota di Luciano Nanni

storpenfr.jpg«Narrativa. Sull’aggettivo penace esiste più di un’accezione: un tempo veniva così chiamato il fuoco greco, ma dal contenuto del libro il significato si chiarisce. Opera prima in campo narrativo (‘Se si eccettua un breve racconto’ pubblicato dieci anni or sono) di un autore già affermato in quello poetico. La scrittura mostra in diversi punti una tendenza analettica, forse per conseguire l’esito affermativo. I sessanta capitoli o capitoletti (il n. 35 di una sola sillaba: Ma) sospendono e riprendono il percorso (originale) del romanzo. Nel ‘Post scriptum’ Grieco dà ragguagli sul suo lavoro senza creare fratture con lo stile ironizzante del testo. I ‘cinque disegni giovanili’ che raffigurano nudi femminili ci sembrano notevoli». Luciano Nanni, Literary nr.3/2008.

Grazie.

Posted by: gennarogrieco | Marzo 24, 2008

Enrico Cerquiglini su Apprendimento di cose utili

Riporto la recensione di Enrico Cerquiglini della quale avevo già dato notizia nelle scorse settimane qui. Ancora un grazie di cuore a Enrico.

apprendimento_di_cose_utili.jpgIO CREDO PROPRIO DI AMARLA LA VITA

di Enrico Cerquiglini

Gennaro Grieco, Apprendimento di cose utili

Genesi, Torino, 2007, pp. 363, € 15,00.

Apprendimento di cose utili di Gennaro Grieco è un testo poetico che dà la misura dell’autore, che antologizza un trentennio di produzione e militanza poetica. La poesia, sembra dirci Grieco, non è affatto inutile, anzi, nasconde in sé (e nemmeno troppo) il senso stesso del vivere, funge, almeno per l’autore, da contrappunto alla sgraziata realtà, all’azione nichilista dell’uomo, alla devastazione costante e masochista della natura. È, questo Apprendimento di cose utili, un percorso didattico di trasmissione di realtà da contrapporre all’irrealtà dilagante, alla glorificazione dell’inutile, alla nientificazione dell’irriducibile. È questo un libro coraggioso, fin dal titolo: la nostra società considera inutile ogni forma d’arte e particolarmente inutile la poesia ché si sottrae a qualsiasi trasformazione in merce (la poesia circola quasi clandestinamente, tra pochi adepti, non scala le classifiche delle vendite, non permette lauti profitti, è antimerce per antonomasia, al punto che “fare poesia” è diventato sinonimo di “perdere tempo”, di “perdere contatto con la realtà”). Affermare come fa Grieco che leggere, lasciarsi attraversare dalla poesia è “apprendere cose utili” significa ristabilire una scala valoriale che l’odierna tecnocrazia finanziaria credeva di aver finalmente rovesciato e sepolta: una scala che vede al centro dell’agire il bene dell’uomo e del suo ambiente, l’uomo tra le altre specie viventi, l’uomo come elemento della natura arricchito da un sentire ch’è “spirito vitale”. Anche il generico “cose” sembra muoversi in questa direzione: non la “cosa” deificata, l’artefatto, il manufatto, la nozione professionale, ma la “cosa” come si offre alla coscienza umana, come di più costituente l’animale uomo. È “cosa”, quindi costruzione, la percezione del mondo e del male che vi alberga ed è “cosa” il potervi porre qualche rimedio, conoscendone i meccanismi portanti. Ed è “cosa” la sfera del sentire, cosa che sostanzia l’agire umano e che può e deve essere trasmessa da uomo a uomo con lenti processi di apprendimento.
Queste 363 pagine di versi rappresentano 30 anni di cammino poetico – cammino, non approdo –: Grieco è ancora giovane e lontano dall’aver esaurito il compito che si è dato, dall’aver esaurito le curiosità umane, le indagini del cuore, i paradossi dell’irrealtà, anzi, forse in questi anni della maturità il suo versificare ha raggiunto un’autonomia linguistica ed espressiva che gli permette di cogliere con lucidità estrema l’orizzonte umano nel suo compiersi, nella sua occidentale accezione e la “petrosità” di certi componimenti testimoniano questa direzione, questa sfida poetica che stimola il poeta a destrutturare il vissuto, il visto, il saputo. Un poetare che diventa “dire”, civile partecipazione al dolore, pietas, indignazione.
Il linguaggio si è liberato, negli anni, dalle croste letterarie; senza scrupoli, pasolinianamente, è diventato strumento e non fine poetico e la poesia risulta “utile”, in grado cioè di cogliere l’umano quand’anche appare sommerso da scorie e ceneri. La
lectio magistralis di Grieco sembra condensarsi in un verso di pag. 167: “Io, io credo proprio di amarla, la vita”, supportato e ribadito da una proposizione esistenziale: “L’uomo che seppe di dover morire / capì che il dono è, comunque, nell’esserci” (pag. 272).
Apprendimento di cose utili è quel che si dice un libro vero e importante, un testo che consacra l’autore tra le voci più originali e meritevoli di attenzione del nostro panorama poetico. Si può dire che questo libro non si può non leggere e, soprattutto, rileggere e interrogare, con la certezza di trovarci suggerimenti, emozioni, passioni e dubbi che dovrebbero essere il patrimonio di ogni esistenza cosciente.

Gennaro Grieco (Rionero in Vúlture, 1953) vive a Torino, dove si è laureato in Pedagogia (ind. sociologico). È autore essenzialmente di poesia, ma anche di narrativa e di brevi saggi e interventi critici in rivista. Ha pubblicato sei raccolte poetiche in lingua: I percorsi del sentimento (1991), Suggèsto (1993), Rivus Niger e scritture bastarde (1994), La vocazione e le idee (1995), Il Viaggio Virtuale (1997), Le Trentadue Ottave (2004), ora riunite nel volume Apprendimento di cose utili, Genesi Editrice, Torino, 2007, e una nel ritrovato dialetto di origine: Lu cunt’ r’ lu frat’ (2003). Con il fratello Albino, agronomo paesaggista, ha da ultimo dato alle stampe Vultur – se di un luogo antico la luce cantassimo (2005).

( Enrico Cerquiglini, in AA. VV., Nel (secondo) Verso, www.lulu.com, 2008, pp. 317-324, con 4 poesie esemplari; poi anche nel blog Tra nebbia e fango il 17 febbraio 2008 )

Posted by: gennarogrieco | Marzo 22, 2008

Premio “Città di Sant’Anastasia” 2008: gli esiti

Ricevo e pubblico

Risultati del 6° Concorso nazionale di poesia “Città di Sant’Anastasia”

Si è conclusa anche questa fase del concorso, al quale hanno partecipato 203 Autori con complessivi 415 elaborati, 375 per la sezione “A” a tema libero e 40 per la sezione “B” ispirata all’ambiente e territorio vesuviano. Si sono registrate adesioni da tutte le regioni d’Italia e anche dall’estero: Grecia, Inghilterra, Canada e Australia. Considerevoli anche le partecipazioni dei giovani e dei poeti locali.
La Giuria, composta da Ciro Carfora, Luisa Della Porta, Anna Gertrude Pessina, Enzo Rega e Gerardo Santella, coordinata da Giuseppe Vetromile, ha concluso le sue valutazioni stabilendo la seguente graduatoria di vincitori e segnalati.

Per la sezione A: 1° premio (Euro 500) al poeta Giovanni Bottaro di Molino del Pallone (Bo), 2° premio (Euro 300) al poeta Giancarlo Interlandi di Acitrezza (Ct), 3° premio (Euro 200) al poeta Armando Giorgi di Genova. Seguono due premi speciali di euro 100 cadauno, che sono stati assegnati ai poeti Armando Saveriano di Avellino e Adolfo Silveto di Boscotrecase (Na). Menzioni di merito a: Benito Galilea di Roma, Carmen De Mola di Polignano a mare (Ba), Giovanni Vesta di Marcianise (Ce), Salvatore Cangiani di Sorrento, Marco Righetti di Roma. Sono stati poi segnalati altri dodici poeti.
Per la sezione B: 1° premio alla poetessa Agostina Spagnuolo di Capriglia Irpina (Av), 2° premio al poeta Giovanni Caso di Siano (Sa), 3° premio a Natasha Vernetti di Pollena; segnalazioni a Rossella Tempesta di Napoli, Vitantonio Boccia di Terzigno e Anna Bartolomucci di Napoli.
La sezione “Giovani” è stata vinta dalla poetessa Vanina Zaccaria di Volla, seguita da Costanza Piermartini di Gambassi Terme (Fi) e da Raffaele Liguoro di Sant’Anastasia.
Miglior poeta locale, di Sant’Anastasia, è risultata la giovane promessa Alessandra Mai.
La cerimonia di premiazione è prevista per sabato 19 aprile alle ore 17 presso la sede della Biblioteca Centro Polifunzionale “G. Siani” in via Arco, Sant’Anastasia.
Il Circolo “IncontrArci” di Sant’Anastasia, che ha organizzato il concorso avvalendosi della fattiva collaborazione di Giuseppe Vetromile, insieme alla Giuria che ha valutato le opere partecipanti, esprime la massima soddisfazione per l’esito di questa sesta edizione, per la notorietà ormai acquisita e per la qualità sempre più elevata dei testi poetici, specialmente degli autori giovani e locali.
Si ringrazia l’Ente Parco Nazionale del Vesuvio e la Provincia di Napoli Assessorato alla Pubblica Istruzione, per il Patrocinio morale concesso e per la donazione di libri e altre pubblicazioni artistiche da offrire ai premiati.
IncontrArci” ringrazia infine tutti i Partecipanti che hanno inviato le loro poesie (anche da luoghi lontanissimi), ed inoltre ringrazia i soci, gli amici, gli operatori culturali e quanti hanno contribuito e incoraggiato questo importante evento cittadino. (Giuseppe Vetromile, 21/03/0 8)

Posted by: gennarogrieco | Marzo 19, 2008

STORIA PENACE: la Prefazione

 storpenfr.jpgInusitato, anche se lecito è pensare alla matrice mitologica, è il plot della Storia penace di Gennaro Grieco, che può anche lasciare sconcertato il lettore. L’autore nella sua terminologia non usa eufemismi, ma le parole crude perdono la loro connotazione per assumere funzione esclamativa o interlocutoria. Grieco sorvola sugli scabri dettagli dell’episodio centrale, poiché la sua attenzione è concentrata sulle ragioni del comportamento del protagonista e degli altri personaggi. Con sapiente indagine psicologica scava le motivazioni delle cause e degli effetti, l’origine dei comportamenti e lo sviluppo degli svolgimenti. I suoi attori sono esseri normali coinvolti in accadimenti ordinari di vicende quotidiane, determinate però dal rigore del sesso. E quando ad esso si sostituisce il sentimento, la farsa si stravolge in dramma.
Nella sarabanda di contingenze sfugge quasi dalla penna di Grieco l’elogio della poesia (amante nascosta e protetta nella nicchia della apparente noncuranza), reso in tonalità volutamente stonata da chi se ne fa vanto e in brevi note sommesse da chi arriva alla inaspettata scoperta. Né manca qualche cenno di denuncia sociale.
Ma se la vicenda si sviluppa a sorpresa, a sorprese incorporate come le bambole delle matrioske, avvince e conturba lo stile personalissimo, indifferente a ogni canone, evasivo di ogni regola, eppure limpido e scorrevolissimo. E il linguaggio soprattutto la chiave di volta della costruzione architettonica, a piani bassi, continuati, ripetuti uno dopo l’altro con la regolarità delle casermette, fra le quali ogni tanto si erge il bastione di un monologo o si distende un campo per le esercitazioni fisiche. La maggior originalità sta nella reiterazione, in anadiplòsi, delle proposizioni o di frammenti di esse, ripresi in fondo alla frase oppure ripetuti come unico periodo nella frase successiva. Costituiscono una sorta di ritornello, che marca e ribadisce le considerazioni più sofferte a sottolinearne l’importanza e la ineludibilità.
Un altro espediente dell’autore è quello dell’ékphrasis, cioè della storia nella storia, poiché l’ultimo capitolo è una specie di prefazione che si presenta totalmente nuova nell’argomento, nel tono e anche nei caratteri tipografici, richiedendo tempi di assuefazione. Il problema posto è quello del valore cronologico sulla proprietà dell’invenzione. Ma almeno questa seconda storia, che non è un romanzo e non è un racconto (secondo la definizione di entrambi gli autori) arriva a un esito positivo. Il percorso è uno spaccato sulla cabala della scrittura e sui suoi archisemi, sulle sue tecniche e anche sull’apparato scrittorio, reso con piacevolissima ironia e autoironia, con sottili sottintesi e frecciate al perbenismo, con un soddisfacente accomodamento finale sul filo del gioco rischioso, come nel titolo polisemico.
C’è intelligenza creativa in questa operetta di Gennaro Grieco, che lo rende capace di entrare in rapporto con le più recenti e innovative correnti letterarie, conducendo una vicenda di apparente minimalismo, ma di sostanziale drammaticità con un dettato volutamente provocatorio per eccesso di pudore. La scrittura liberamente fantastica, densa di implicazioni gnoseologiche, viva di un personale retroterra culturale eclettico, aperto agli spazi liberi dell’avventura umana, lo humor sapientemente sotteso, possono fare pensare alla lezione di Queneau. E non è poco! (Liana De Luca)

Posted by: gennarogrieco | Marzo 15, 2008

STORIA PENACE: i risvolti di copertina

Posted by: gennarogrieco | Marzo 7, 2008

STORIA PENACE ovvero il mio esordio in narrativa

Gennaro Grieco, Storia penace, Genesi Editrice, Torino, 2008, pp. 112, € 10

storpenfr.jpgIl libro è uscito il 18 febbraio scorso – mio genetliaco, ma è un caso (?).

E per ben 18 giorni sono riuscito a rinviarne l’annuncio – anche se qualche segnale negli ultimi post…

Sembra quasi una sorta di rito scaramantico, ma non lo è – in fondo, è una storia del c…

 

storpenfr.jpg

Posted by: gennarogrieco | Marzo 5, 2008

Premio AlberoAndronico: video dell’Adnkronos

Guarda il VIDEO ADNKRONOS

albandr2f.jpgC’è un video dell’agenzia giornalistica Adnkronos, di poco più di un minuto, sulla cerimonia di premiazione del Premio AlberoAndronico dello scorso 8 febbraio 2008 in Campidoglio, a Roma.
L’autrice del servizio fornisce alcuni dati relativi alla manifestazione, supportata in voce da Pino Acquafredda, presidente dell’associazione promotrice del premio. In voce, anche una bambina e un signore in là con gli anni, con ogni probabilità i concorrenti più giovane (sette anni, se ben ricordo) e più anziano, premiati per questo con una targa ricordo. E in mezzo ci sono io, vincitore della Sez. A.
La gentile signora che mi premia è – l’ho saputo successivamente – la principessa Patrizia Torlonia. Nientedimeno! Discendente di una delle famiglie più in vista, per ricchezza e sfarzo divenuti quasi proverbiali, della recente storia d’Italia, soprattutto romana, soprattutto nell’Otto-Novecento. Tanto per dire, Crapapelata in camicia nera (e non di forza, come occorreva) nel Ventennio piantò le tende per tutto il tempo proprio in una delle dimore dei Torlonia. Per qualche anno, dopo di Lui, anche i suoi degni compari mangiapatate e sterminatori della Foresta Nera (nera pure quella…). E, se non prendo un colossale abbaglio, la dott.ssa Patrizia dovrebbe essere anche l’unica discendente del Beato Pio IX Papa, passato tra l’altro alla storia per il più lungo pontificato, ben 32 anni. Santo cielo!, è proprio il caso di dire. È come se, in qualche modo, avessi toccato un santo. E pensare che io a Roma – a dispetto della marea di persone, vecchi e piccini, come testimonia il video, a dispetto del popolo dei diplomini che lì, nella Città Eterna, si è precipitato – non ci volevo nemmeno andare…

albandr2r.jpgComunque – recuperando un tono più consono, spero – la principessa è persona squisita. Lo dico non tanto per i pochi istanti (che pur a volte bastano) vissuti di fianco nel corso della premiazione; non tanto perché, come membro della giuria, ha in prima persona contribuito alla mia affermazione e mi ha personalmente testimoniato il suo apprezzamento; non tanto perché mi ha confortato mentre fumavo dal naso e facevo le smorfie ascoltando imbufalito la lettura del mio testo che veniva dalla bocca di un improbabile fine dicitore. No, lo dico soprattutto per un’altra ragione. Ma ci pensate? Ma metti che possa disporre, che so, di un milionesimo appena di quanto i suoi avi hanno accumulato… Insomma, una persona così se ne potrebbe stare tranquillamente spaparanzata su ben altri lidi, con ben altre occupazioni. E invece, no! Ama la poesia. Chapeau!
In quest’epoca triste, tristissima… In questo insano mondo di ingordi lepidotteri, di forsennati arraffoni, di patetici fanatici della rrobba (e di presunti editori che dicono che non è più tempo di poesia: coglionazzi che non sono altro, grandissimi, incommensurabili coglionazzi, è questo, è proprio questo il tempo, invece)…

Ah, dimenticavo. Per quanto mi riguarda ho già dato, ovviamente, ma per quanti fossero interessati alla II edizione del Premio, in scadenza al 30 giugno 2008, non hanno che da cliccare sulle due immagini.

Posted by: gennarogrieco | Marzo 2, 2008

Un cortile di parole: il romanzo di un poeta

cortpar.jpgA proposito di narrativa. Segnalo – con grave, imperdonabile ritardo – questo bel libro: Un cortile di parole. È il romanzo, il primo romanzo, di un poeta, di un grande poeta: Remo Rapino, frentano DOC che va verso i cinquantasette, capelli biondi (magari adesso un tanto imbiancati, non so, non lo vedo da alcuni anni), un caro amico. Il romanzo di un poeta, ed è, questa, un’affermazione. Voglio dire: è già un giudizio di valore. D’altra parte, posti come generi la poesia e la narrativa, è più facile che si passi – beninteso in termini di assoluta qualità – dalla prima alla seconda piuttosto che il contrario.

“Un uomo trova, per caso, un libro, ne scorre le prime pagine ed impara ad amarlo a tal punto da cercarne altri per tutta la vita, fino a realizzare una biblioteca di migliaia di volumi. Ogni sogno è un movimento reale che trasforma lo stato di cose esistente. Ma se i sogni ci appartengono, anche noi apparteniamo a loro: è bene ascoltarli e dal loro fiato cogliere l’orizzonte del viaggio. Le vicende di Aureliano Nemésio Veloso, muratore e trovarobe, si svolgono nella città carioca di Rio de Janeiro, ma potrebbero aver luogo in qualsiasi altro posto del mondo. Il protagonista di Un cortile di parole, insieme agli altri personaggi della storia, reali e fittizi, persegue, tra incredibili avventure, il sogno di una biblioteca, salvifico appiglio per quanti, pur a fatica, r-esistono in terra, aggrappandosi ai fragili bordi del cielo. I suoi giorni testimoniano una possibilità: quella di sperare ancora in una realtà altra. Aureliano è la voce narrante di un sogno, e sognando indica un diverso senso del vivere. Un buon compagno di viaggio nel cortile del mondo. Una storia fatta di mille storie. La scrittura assolve questo compito: portare a vedere, con la ragione e col cuore, cose che esistono attraverso l’invenzione di cose che non esistono affatto”.
Così viene presentato il libro in quarta di copertina. Ma, anche per dare il senso dell’affermazione di cui sopra, riprendo dal libro, che ricordo è uscito per i tipi della Casa Editrice Rocco Carabba di Lanciano, la nota intitolata “A margine di Un cortile di parole” che fa da prologo al romanzo.

dai diamanti non nasce niente
dal letame nascono i fiori

Fabrizio De André, Via del Campo

Mi sedevo per terra nella spazzatura per leggere i classici, fino a quando mia moglie mi scuoteva”. Così, in un’intervista, Evandro Dos Santos, manovale a giornata e robivecchi tra le mille discariche di Rio de Janeiro. Inizialmente semianalfabeta, ma preso da una straordinaria passione per i libri e la lettura, raccoglie circa 30.000 volumi, accatastati tra casa e cortile. La notizia diffusa dalla radio suscita l’interesse del famoso architetto Oscar Niemeyer, che s’impegna a realizzare il progetto per una biblioteca. Fin qui la notizia, a cui nulla si può aggiungere: di qui Un cortile di parole ed il suo protagonista, Aureliano Nemésio Veloso.
La scrittura non assolve mai e solo la funzione di un “meccanico rispecchiamento” della realtà, ma su questa sempre agisce con una logica della trasformazione. Ad esempio:


Non sono mai stato a Rio de Janeiro,
neanche in preda al sogno né per caso saltando
vagoni e binari in una sbregata stazione di provincia
sorpreso dall’inattesa fermata di un treno sbagliato.
Io non conosco – come potrei – le larghezze dei platani
de l’Avenida Rio Branco né le palme profumate
de l’Avenida Beira Mar, né so la cantilena delle voci
avvolte da nottambule schegge di luce, una quiete di luna.
Il mio fiato non respira quei paesaggi lontani:
non a tanto arriva il mio povero cuore sedentario,
s’è fermato sui corrosi fragili bordi del vecchio Tago,
animale in letargo che stancamente s’ingorga
tra gli scalmanamenti dell’oceano. Non ci andrò mai
a Rio de Janeiro, gran bel posto, samba e futebol bailado,
non lo nego, congratulaçôes, pur con tutta quella
che mi ritrovo propensione all’autostop. Io so che
svanirò tra mille tentacoli di strade e che non saprò
mai la fine della storia come la raccontano, bevendo
a sorsi lenti cachaça, le lingue dei ninõs de rua. Io so.
Lasciatemi stare qui incurvato alla sedia di paglia
con i miei necessari angeli a girotondo sull’anima.

In effetti Rapino in Brasile non c’è mai stato. E in una corrispondenza privata che risale a ormai quasi un anno fa, mi confessava: “Il libro sta andando bene… L’unico problema è che tutti mi chiedono se sia mai stato in Brasile, io dico di no e nessuno mi crede. Dovrò cambiare tattica, anche perché, come sembra, dovrei parlare del libro all’Ambasciata brasiliana”. Nel frattempo il romanzo, che tra l’altro si è aggiudicato il prestigioso Premio Penne 2007, è diventato un caso letterario. Rapino è stato contattato via telefono dal personaggio reale che l’ha ispirato, Evandro Dos Santos, è stato anche intervistato da uno dei maggiori giornali brasiliani, O’ Globo, e pare che ci siano progetti di traduzione in portoghese e addirittura di una trasposizione cinematografica. Sui tanti aspetti di questa bella storia, credo possa essere utile, più di ogni mia parola, qualche link. Un paio portano al sito dell’editore, con il pezzo apparso su O’ Globo e una breve intervista:

http://www.editricecarabba.it/content/view/189/135/

http://www.editricecarabba.it/content/view/135/113/

e un terzo rinvia a una lunga e interessante intervista all’autore di Simone Gambacorta:

http://www.abruzzocultura.it/abruzzo/remo-rapino-%E2%80%9Cun-cortile-di-parole%E2%80%9D-intervista-di-simone-gambacorta

Per mio conto aggiungo solo che Remo Rapino lo conobbi nell’ottobre 1994 proprio nella sua città, Lanciano, dove mi trovavo, nemmeno a dirlo, per un premio. Un premio che, per ragioni che non sto qui a dire, era a suo modo un evento (e comunque davvero internazionale, a partire dalla giuria: lo vinsi, per dire, precedendo nell’ordine uno spagnolo e un francese, se ben ricordo). Ero lì, in attesa della premiazione, circondato da taccuini volanti e microfoni (presumo di qualche emittente locale), quando, finita la ressa, venne a porgermi la mano Remo dicendo più o meno, quasi schermendosi: “Scrivo anchi’o, o almeno ci provo. Così, per diletto…”. Alla faccia del diletto! Intanto, lì, in casa, aveva comunque ricevuto il premio speciale della giuria, ma di lì a qualche mese ci ritrovammo, a nostra insaputa, in un altro premio, e poi un altro, e ancora uno… Insomma era diventata una felice consuetudine, durata qualche anno, in giro per la Penisola, dal Veneto alla Sicilia, spesso vincitori lui per la narrativa e io per la poesia. Quando poi, per circa un lustro, mi allontanai da ogni vicenda letteraria, lui continuò a mietere allori, come si suol dire. E sto parlando di premi veri, beninteso, non di quelle pastette, si quelle celebrate farse che vediamo in televisione. Remo tra gli altri vinse, per dire, un Betocchi per l’inedito, che gli valse l’uscita da Crocetti di quella stupenda raccolta che è Cominciamo dai salici. Incredibile a dirsi, quando, superate le paturnie, rientrai in pista, ci ritrovammo subito. Fu allo Spallicci, a Castrocaro Terme, nel 2002 (che terna, quell’anno: Fabrizio Bianchi – altro poeta di rilievo e caro amico –, Rapino e immodestamente il sottoscritto). E fu in quell’occasione che mi accennò al fatto che si fosse in qualche modo stancato di andare in giro per premi e, soprattutto, che si stesse dedicando più che altro alla narrativa. Non gli era ancora giunta notizia di Evandro Dos Santos e della sua incredibile storia. E non aveva ancora cominciato a scrivere, quindi, questo piccolo capolavoro che è Un cortile di parole… Quasi un anno fa ho saputo di come avesse utilmente impiegato il tempo dopo Castrocaro. Auguri, caro amico, felicità!

Remo Rapino, Un cortile di parole, Casa Editrice Rocco Carabba srl, Lanciano, 2006, pp. 350

Remo Rapino vive a Lanciano. Insegna Filosofia e Storia nel Liceo classico. Ha pubblicato: Dissintonie (1993); C. Michelstaedter: l’asintoto il peso l’assoluto impossibile (1994); La vita buona (1996); Caffetteria (1998); Anxanavis (1998); Terre rosse Terre nere (1999); Sotto la neve l’erba e altre storie (2001); Ultima lettera ai Corinzi (2001); Cominciamo dai salici (2002); La profezia di Kavafis (2003).
Suoi scritti sono presenti in riviste e antologie.
Ha ricevuto numerosi riconoscimenti per la poesia e la narrativa.

Posted by: gennarogrieco | Febbraio 27, 2008

Quarta di copertina

Comincio ad avere voglia, chissà perché, di un po’ di sana narrativa. Voglia di leggerla, di scriverla. Di parlarne. Chissà perché…

storpenret.jpg

Posted by: gennarogrieco | Febbraio 25, 2008

Atti I Fiera dell’Editoria di Poesia

 atti1afieredit.jpgMentre fervono i preparativi per la II edizione (e questa volta sarà, opportunamente, una due-giorni), sono stati diffusi nelle scorse settimane gli Atti della I Fiera dell’Editoria di Poesia di Pozzolo Formigaro (AL) del 23 giugno 2007. Si tratta di un volume di 88 pp. a cura di Cristina Daglio e Mauro Ferrari per i tipi di FORMAT, la nuova collana dell’Associazione letteraria “La clessidra” inaugurata per l’occasione.
Questi sono i nomi legati all’evento, presenti (nella gran parte dei casi) nella pubblicazione con testi poetici e/o sunti degli interventi nelle varie sessioni di dibattito: Sebastiano Aglieco, Amedeo Anelli, Luca Ariano, Corrado Bagnoli, Eleonora Bellini, Roberto Bertoldo, Alberto Bertoni, Roberto Bertoni, Michelangelo Camilliti, Luigi Cannillo, Maddalena Capalbi, Dario Capello, Alberto Cappi, Gian Piero Casagrande, Alessandro Catà, Gianfranco Contorbia, Tina Cosmai, Fabrizio Dall’Aglio, Mariolina De Angelis, Milo De Angelis, Fabio De Santis, Luciano Del Giudice, Maria Grazia Di Corso, Luciano Erba, Flavio Ermini, Gabriela Fantato, Renzo Favaron, Mauro Ferrari, Davide Ferreri, Fabio Franzin, Lucetta Frisa, Gennaro Grieco, Sandro Gros-Pietro, Stefano Guglielmin, Gianfranco Lauretano, Gianmario Lucini, Giorgio Luzzi, Enrico Marià, Beppe Mariano, Carlo Molinaro, Massimo Morasso, Alberto Mori, Mauro Mori, Guido Oldani, Alessandra Paganardi, Rinangelo Paglieri, Elio Pecora, Luisa Pianzola, Max Ponte, Giancarlo Pontiggia, Claudio Recalcati, Alfredo Rienzi, Alessandro Rivali, Franco Romanò, Andrea Rompianesi, Roberto Rossi Precerutti, Tiziano Salari, Lina Salvi, Massimo Sannelli, Massimo Scrignoli, Carlo Alberto Sitta, Emanuele Spano, Elio Talon, Ranieri Teti, Adam Vaccaro, Flavio Vacchetta, Paolo Valesio, Stefano Vitale.
Piuttosto che il mio (peraltro qui già presentato, persino in video), riporto dal volume i testi di due poeti che stimo: Stefano Guglielmin e Alfredo Rienzi.

Stefano Guglielmin

*

si dà il lampo, infatti
nella brocca in cui cresci, e festa
dissemina il tempo per gli amici sul prato

sotto chiave è l’avvio:
buona la pace di chi siede e l’ombra
di atene in ogni cosa

ecco mettiti qui, a lato del libro, e scendi
se puoi, là dove s’increspa la gioia

si dice amato chi ne tiene a balia la piega

(Da La distanza immedicata, Le Voci della Luna Poesia, Sasso Marconi, 2006)

Alfredo Rienzi

*

Sono cresciuti arbusti d’ogni tipo
ed alberi dal fusto dirompente
– platani, frassini e folte robinie
nella vecchia caserma di corso Brunelleschi
dovunque, nei cortili,
nelle ampie camerate senza più muri e tetto,
giungle maya dei nostri quartieri.

Forse questo ti potrà consolare:
non c’è limite a quanto può esser cancellato.

(Da Custodi ed invasori, Mimesis-Hebenon, Milano, 2005)

Posted by: gennarogrieco | Febbraio 24, 2008

È già un bestseller…

sp-part.jpgHo chiesto qualche copia all’editore. Ne ho contate dieci e le ho date a mio figlio dicendogli: “Facciamo un test. Questa volta, niente regali! Chi vuole leggere, legga. Ma paghi.”

Vendute tutte. In un battibaleno. È già un bestseller

Posted by: gennarogrieco | Febbraio 23, 2008

Io credo proprio di amarla la vita

 nelsecvers1a.jpgIo credo proprio di amarla la vita. È un verso della poesia Il gioco, pubblicata a suo tempo nel libro La vocazione e le idee (1995) e poi da ultimo, ovviamente, in Apprendimento di cose utili. Ora è ripreso da Enrico Cerquiglini come titolo per recensire, per l’appunto, quest’ultimo mio volume complessivo.
Possiamo leggere la bella nota critica, insieme ad alcune poesie esemplari, nel recentissimo volume Nel (secondo) Verso, che ho qui già segnalato un paio di giorni fa, e poi anche nel blog di Enrico Tra nebbia e fango.
Poeta assolutamente significativo (checché lui, che ha la tendenza a schermirsi, ne possa pensare), soprattutto nel micidiale andamento affabulatorio del suo ultimo lavoro, Fine attività, Cerquiglini dimostra, ancora una volta, anche una particolare capacità di scavo critico, riuscendo a condensare in pochi tratti i principali motivi ispiratori del mio operare. Mi permetto di dedicargliela, Il gioco (perché credo che possa farla sua, per comune sensibilità), non prima di ringraziarlo pubblicamente per il generosissimo occhio che sempre m’indirizza.

apprendimento_di_cose_utili.jpgIl gioco

Per pura generosità decido.
Assommo segni e croci, scambio voci.

Seguo un cammino che si allunga a volte
a mia insaputa. Non mi muovo forte
– vedete – ma sento quasi ogni cosa
col terriccio fra le dita, e se preso
da sconforto un fianco mi pare più alto
ma poi una mano aiuta.

Io, io credo proprio di amarla, la vita.
Anche se ci gioco, se faccio finta
di considerarla sempre una meta
(di considerarla intanto un’amica).

27 febbraio 1994

Older Posts »

Categories