Pubblicato da: gennarogrieco | maggio 3, 2010

Piove (e continuano a fregarsi l’acqua al fiume)

Per puro caso, proprio nel giorno (2 maggio 2010) del censimento dei fiumi italiani a cura di 600 volontari del WWF, anch’io ho fatto una breve visita su per la valle al mio Sangone, nobile affluente del magnifico Po.

Ecco tre foto, scattate subito dopo pranzo ai mille metri di Forno di Coazze, una quindicina di Km da casa. Non proprio alla sorgente ma insomma… Sarà per un’altra volta…

È che la pioggia ha subito spento i miei bollenti spiriti.

 

[Era il 31 luglio del 2007 e scrivevo un bel post dal titolo Fa caldo (e si fregano l’acqua al fiume). Ecco, chissà se ritornerò a scriverne, di post simili (anche perché l’acqua continuano a fregarsela: sempre di più: disgraziati). Chissà se ritornerò a scrivere, proprio. A scrivere qualsiasi cosa, intendo. Perché non lo faccio più da tempo, da quasi un anno. Nemmeno una parola. Altro che blog! Da quando ho smesso di fumare mi è cambiata la vita. Mi si è bloccata, la vita. Da non credere.]

Pubblicato da: gennarogrieco | dicembre 27, 2009

Assunta Finiguerra non è più fra noi (3)

Cu aiute u cuangre stache figliann’a morte
parte assutte e i rene marterezzate
me fanne accussì male ca rašche u mure
nde ng’è u retratte tuje nda curnice

… e me guarde cu l’arje da buoniste
mafiose, delinguende e marijuole
a morte me faje parturì da sole
e nun m’assuche a fronde cu muaccature

tu stà sacrise! L’aggia cressce cu amore
l’aggia dà biscotte e Ovomaltine
spremute de purtuwalle e llimone
e jogurte pe le fà na pedde de sete

e quanne sarà na bella quatraledde
l’aggia mannà ‘n missione a ccasa toje
t’adda sapé fotte cu l’arte d’a troje
e quiru juorne p’a fiche è murì accise

Con l’aiuto del cancro sto figliando la morte / parto asciutto e i reni martoriati / mi fanno così male che raschio il muro / dove c’è il tuo ritratto in cornice // … e mi guardi con aria da buonista / mafioso, delinquente e mariuolo / la morte mi fai partorir da sola / e non mi asciughi la fronte col fazzoletto // tu sta’ tranquillo! La svezzerò con amore / le darò biscotti ed Ovomaltina / spremute di arance e limoni / e yogurt per farle una pelle di seta // e quando sarà una bella ragazzina / la manderò in missione a casa tua / saprà sedurti con l’arte della troia / e quel giorno per la fica morirai ucciso

 Assunta Finiguerra

 Ed ecco, come anticipato nel precedente post, la terza poesia. Che è terribile, tragica…

Riposa in pace, Assunta. Sorte ha voluto che nella casa della poesia io fossi fra i primi ad incontrarti e, con ogni probabilità, fra gli ultimi a salutarti. Ora io dico: di te a lungo resterà un segno.

Pubblicato da: gennarogrieco | novembre 2, 2009

Assunta Finiguerra non è più fra noi (2)

AssuntaFiniguerraI fuoche de novembre só appecciate
cu na viulenze ca me mbaurissce
resorge palummelle e mmóre cane
nda na vijanove can nun téne anzute

Oje mamma mije e vita benedette
appene tocche fierre nassce viende
m’accerchje cume fosse delinguende
me daje a bbeve miére fatte acite

Me só stangate de èsse n’impotende
si mette r’asscedde fazze mala fine
nun póte vuluà chi nun pusséde abbuole

chi scarpe de cemende porte e piede
nghiuvuate nderre reste ósce e ssembe
ósce e ssembe spere ca Dije nge sije

AntMezzago09I fuochi di novembre sono accesi / con una violenza che impaurisce / risorgo palombella e muoio cane / in una strada che non tiene uscite // O madre mia e vita benedetta / appena tocco ferro nasce vento / mi accerchia come fossi un delinquente / mi dà da bere vino fatto aceto // Sono stanca di essere impotente / se metto l’ali faccio mala fine / non può volar chi non possiede il volo // chi scarpe di cemento porta ai piedi / inchiodato a terra resta oggi e sempre / oggi e sempre spera che Dio ci sia

Assunta Finiguerra

Sono passati due mesi dalla morte di Assunta. Esattamente due mesi e la scadenza cade in un giorno particolare. Ho pensato di proporre questa sua seconda poesia; magari più in là ne posterò anche una terza (molti, nonostante il mio progressivo disimpegno, nonostante le mie paturnie – non solo relative al web –, passano ancora di qui… forse con le mie assenze li deludo e mi spiace… ma in fondo è solo un vano agitarsi, il nostro… e non ha davvero molto senso…).
Sì, per lei tre post. Uno dietro l’altro. E tre poesie. Emblematiche.
Gennassunta06Si tratta con ogni probabilità – e non mi pare cosa da poco – delle ultime tre poesie rese pubbliche da Assunta, quelle che le hanno portato il premio “MezzagoArte” 2009. Dovevamo essere lì entrambi, lo scorso maggio. Lì a Mezzago, nel cuore della Brianza, lei la protagonista designata ed io quello mancato (almeno stando al verbale di giuria pubblicato nell’antologia che ho sotto gli occhi – davvero un capolavoro di verbale, ed una grande dichiarazione di amicizia…). Era lì che ci saremmo ritrovati dopo alcuni anni (l’ultima volta era stata a Montiglio, nell’astigiano, nel 2006 – vedi fotoritaglio). Ma, divorata dal male, da u delore ca mange, a Mezzago Assunta non poteva esserci (e non ci è stata). E, pur potendo, neppure io ci sono stato.

Pubblicato da: gennarogrieco | settembre 3, 2009

Assunta Finiguerra non è più fra noi

Restate qua… nun me lassate sole
ng’è a morte ca m’aspette cu fercidde
e u cìcene ngape pe re llàcreme
quanne l’ùteme chiande m’abbalissce

facìteme na vesta trecchenelle
e nu puare de scarpe janghe da zite
na sciarpetedde de seta povere
pe tené i capidde ammanzepate

Restate qua… nun me lassate sole
adducumuate stu delore ca mange
cume nu verme da u muatine a sere
e de notte quase sembe venge idde

Restate qui… non mi lasciate sola / c’è la morte che aspetta col forcone / e in testa l’orciolo per le lacrime / quando mi fiaccherà l’ultimo pianto // fatemi una veste variopinta / e un paio di scarpe bianche da sposa / una sciarpina di seta povera / per avere i capelli sempre a posto // Restate qui… non mi lasciate sola / calmate questo dolore che mangia / come un verme dalla mattina alla sera / e di notte quasi sempre vince lui

Assunta Finiguerra

 

Ho perso una cara amica. Abbiamo perso una grande poetessa.

AntMezzago09Non riesco – da ieri, mercoledì 2 settembre 2009, giorno della scomparsa – a riemergere dall’angoscia. Anche perché l’avevo rivista di recente, meno di un paio di mesi fa. Un incontro fortuito, per strada, nel centro di Rionero, la mia città natale. Dove la povera Assunta era di casa (ben più di me) proprio per curare il suo terribile male, per tenere a bada il verme maledetto, per calmare u delore ca mange.

Già, “calmate questo dolore che mangia”: aveva lasciato il segno nei mesi scorsi anche nell’animo di Fabrizio Bianchi e degli altri amici del MezzagoArte (che con la supplica di Assunta avevano inteso storicizzare l’edizione di quest’anno).

Magari riprendo nei prossimi giorni…

Pubblicato da: gennarogrieco | luglio 26, 2009

Preso da immensa felicità

GenGrieco Luglio 2009Ero un giovane padre. Preso da immensa felicità. Appena varcata la soglia di casa, a sera, mi fiondavo in camera, mi curvavo sulla culla del mio primogenito di pochi mesi – era il lontano 1977 – e me lo sbaciucchiavo tutto, me lo spupazzavo da morirci. E gli parlavo, gli dicevo della mia giornata di lavoro, gli raccontavo la rava e la fava. Con tono serio anzi che no, non come si fa di solito con i bambini così piccoli. Tanto che la mia gentile consorte mi guardava perplessa: “L’ho perduto, questo è completamente andato!”, pensava in quei momenti – come confesserà diversi anni dopo.

Gli parlavo. Del resto, avevo cominciato a farlo quand’era ancora in pancia… E lui, mio figlio, gradiva. Sembrava corrispondermi. Si eccitava, alzava le manine, mi accarezzava, mi graffiava, mi tirava i baffi. Ecco, i baffi… Ad un certo punto, a furia di tirarmeli, m’era parso che fossero divenuti asimmetrici. Insomma c’era un lato (forse il destro) che mi pareva un po’ “spennato”, meno folto. E così li tagliai. I baffi.

Anche se per pochi giorni, è stato l’unico periodo, nella mia vita da adulto, da maggiorenne, senza peli di sorta (in faccia, s’intende; perché sulla lingua, di peli, non ne ho mai avuti…). Vanto – si fa per dire – un ricco campionario di baffi (più che altro) barbe (più o meno incolte) pizzetti (da ultimo). Per quasi quarant’anni. Senza soluzione di continuità (a parte l’eccezione appena riportata).

Poi, un paio di mesi fa… Un improvviso desiderio di freschezza…

Insomma, il senso di questa foto – scattata il 3 luglio 2009 a San Benedetto del Tronto e a suo modo storica – sta nel fatto che io stesso, da adulto, non mi conoscevo in questa veste. E, devo dire, mi ritrovo vecchio. Sempre serioso, ma vecchio…

(Quanto sopra, giusto per tranquillizzare. Insomma ci sono, vivacchio)

Pubblicato da: gennarogrieco | maggio 4, 2009

Remo Rapino, Cominciamo dai salici

salicirapino Avrei dovuto dirti fatti vivo ogni tanto
come si dice ad un figlio quando parte.
G. Rosato

.

.

.

Cominciamo dai salici

che sanno l’ansia delle pianure

si piegano sulle ossa dei morti

mentre la luna scorre contrade

nel deserto ch’è quiete trovata

e così li assolve

anime salve crocifisse alla terra

sul verde mareggiante dell’erba

che sarà grano vivo e pane secco

da spezzare ai passeri tra i ferri

del balcone come quando – ricordi? –

eravamo saltimbanchi di sogni

e scalmanamenti: una sarabanda

che sembrava non dovesse mai finire

e la voce tua nelle sere d’estate

a contare storie di lupi e briganti

sotto l’arcate a mattoni dei casolari:

un medicamento per la creta del cuore

che scalcinava i muri del vivere

segnando quella giusta mezzeria

che l’apparenza dal buono della vita

divide. Forse ora un solo rimpianto:

Non avremmo dovuto invecchiare.

Pubblicato da: gennarogrieco | marzo 24, 2009

Zoe (27/11/97-23/03/09)

Ciao, piccola Zoe. Sei stata una brava mamma e per me una grande amica.

.zoe1

zoe2

zoe3A Igor ci penso io.

zoe4Sei stata “cazzuta” e affettuosissima.

zoe5

igorcuccioloSono le quattro di mattina: Igor ti cerca in giardino e piange (e io quasi). Ciao, Zoe.

Pubblicato da: gennarogrieco | febbraio 22, 2009

Da: Vicino alle nubi sulla montagna crollata – 1

vicinonubifr Mi sono infine procurato, attraverso IBS, una copia dell’antologia Vicino alle nubi sulla montagna crollata, uscita già da diversi mesi, per i tipi di Campanotto Editore, alla quale avevo al tempo dedicato un post qui.

Pur restando quasi del tutto scettico sui destini della poesia (e della letteratura tutta) in questo Paese ormai deflagrato e perso (in una interminabile deriva), dove tutto si misura in termini di disperazione ovvero di puro narcisismo, di sfrenato esibizionismo e (per converso) di insano voyeurismo; pur restando quasi del tutto scettico sugli esiti di strumenti come questo, e cioè il blog (e in generale di un web attraversato da una sesquipedale forma di masochismo di massa: vedi, per dire, l’inquietante fenomeno di una coglionata come Facebook), vedrò ogni tanto di postare, estrapolati dalla suddetta antologia, alcuni testi. Sarà, se non altro, un mio personale omaggio ad autori che comunque considero.

E mi pare doveroso cominciare con le poesie dei due curatori dell’antologia: Enrico Cerquiglini e Luca Ariano.

 

Piangi, madre mia, di nascosto, anche quando sei primavera e t’inghirlandi

i crini, libellula di festa in festa. Hai ferite che nascondi, ulcere riaperte

dal vibrare di questo treno che dissimuli con sorrisi che a ben guardare

hanno la stessa radice dell’urlo. Cerchi di tenerci attorno a te, come pigolìo

di stelle e a volte sei fiera di noi figli che goffamente amiamo

o goffamente ci stupiamo di esserci. Sei bella madre, anche nel dolore

ed abilmente nascondi le ferite che ti hanno offesa, le sonde che ti penetrano

il ventre, i prelievi di sangue sempre più frequenti, le ustioni su tutto

il corpo. Sei bella e qualcuno ti crede eterna fanciulla, vergine ignuda,

giovane donna da possedere, da violare, da rendere schiava d’inammissibili

desideri… Sai sopportarci con quell’amore che tutto mosse, privandoti

della salute, mortificata nell’aspetto, pallida e febbricitante. Hai mille

quotidiane gravidanze da portare a termine ed altrettanti figli da seguire

in funerale: riso e pianto, nascita e ritorno, affetto e angoscia

muovono il tuo seno in palpiti ritmati, ma non sai spiegarti

perché nel tuo ventre s’è creato tanto male, né darti pace per dei figli,

allevati con sublime affetto, che armati di odio contro te, contro fratelli,

infieriscono, quasi assoldati da un potere ascoso che asserve e nega.

Rubano le tue lacrime da vendere in bottiglie, succhiano il tuo sangue

per nutrirsene, scavano le tue viscere per un banchetto infame, depilano

il tuo pube, le tue ascelle, la tua testa per riti a te ignari, ti privano del sudore,

devastano i tuoi seni per avere latte in polvere di facile digeribilità,

incidono il tuo corpo con bulini dolorosi, scavano come scabbia

gallerie dolorose per giochi che stenti a capire… “E sono miei figli”

– sussurri al vento – “sporchi, avidi, incattiviti, magari assassini…

ma sono i miei figli…” Lo ripeti spesso crollando un po’ il capo, tremando

per siringhe di prelievi diuturni che ti lasciano stremata e vuota

di forze. Senti che un liquido di fuoco ti percorre, che la tua fronte

scotta, che la tua pelle levigata si desquama, avverti continui brividi

e mille bisturi incidono neoplastiche formazioni e biopsie ripetute

scoprono insospettate malattie. Senti che non potrai a lungo sostenere

l’assedio del male e la stanchezza ti predispone alla morte, a lasciarci

orfani col rimorso stampato in fronte, orfani in odore di matricidio.

 

Enrico Cequiglini, inedito

 

***

 

Un lungo viale di tigli accanto al naviglio

– quando il Paesone non era un dormitorio –

profumava la primavera mentre passavi davanti alla finestra

in attesa d’un cenno;

oggi solo una balaustra di metallo e odore di fogna,

d’hinterland e la Metropoli a due passi.

Sbocciano le torri dell’Innominato in quartieri

di plastica dove macchie verdi si seccano di calce:

si scavano resti di civiltà, una foto e poi ricoprire

di parcheggi e appartamenti vuoti.

Il professor Emilio prenderà una camera

in affitto “buongiorno

e buonasera” nel cigolio d’orgasmi a ore.

Se vai dall’architetto con le tre buste

e pesca quella giusta vinci il tuo appalto e lui ingrassa

sgasando il suo jeeppone e sbattendo sorrisi di vetro.

In quella piazza fanno il loro gioco:

abbassi gli occhi ma una stretta di mano non si nega

tu che cerchi un posto più forte del tuo verso.

I muratori pranzavano sulla rotonda all’ultimo sole

sognando una lampada

da tronista e ora nel freddo un cicchino di Gazza.

– È arrivata la nebbia nei Borghi – dicevano

che non c’era più e non sai che regali fare per Natale,

come al povero Andrea che suo padre ogni anno

regala un cofanetto nuovo di Rino Gaetano.

 

Luca Ariano, inedito

 

vicinonubiret

-/-/-

Pubblicato da: gennarogrieco | febbraio 9, 2009

Si è spento Vivaldo Matteoni

Vivaldo Matteoni si è spento questa mattina alle sette nella sua Quarrata.

 matteoni-grieco-quarrata-1993Abbi l’ultimo abbraccio, caro amico,

e una carezza sulla fronte che – alta –

 portasti per il mondo

Vivaldo Matteoni, classe 1919, è stato negli anni stimato attore teatrale e televisivo. Per il teatro si ricorda la sua interpretazione in “L’uomo dal fiore in bocca” di Pirandello; per la televisione, una delle tappe più significative è stata la partecipazione al noto sceneggiato RAI “Maigret”, con protagonista principale Gino Cervi.
Ma Vivaldo è stato innanzitutto uomo di cultura e animatore artistico, non solo nella sua Quarrata: Presidente per anni della Filarmonica “Giuseppe Verdi”, fondatore del “Gruppo Culturale”, fondatore (nel lontano 1982) e faro, soprattutto, del Premio Internazionale di Poesia “Città di Quarrata”, uno dei più longevi e apprezzati nel panorama nazionale.
Proprio in occasione di quest’ultimo evento lo conobbi nell’ottobre del 1993. Mi fece la sorpresa, nei giorni successivi, di inviarmi la cassetta audio della sua ultima trasmissione radiofonica, nella quale aveva letto le poesie che avevo inviato al Premio. Era così, il caro Vivaldo.
Ci vedemmo ancora, naturalmente, perché il suo Premio era – ed è ancora – una festa per chi ha a cuore i valori della poesia e dell’amicizia. Era così, il caro Vivaldo: straordinarie doti umane (e non aggiungo altro). Lo sanno bene le centinaia di amici poeti convenuti di anno in anno a Quarrata, quelli che come me hanno avuto l’onore di conoscerlo.

Pubblicato da: gennarogrieco | febbraio 5, 2009

Memorandum

libgrieco

Ibs.it internet bookshop

http://www.ibs.it/code/9788874141500/grieco-gennaro/storia-penace.html

webster.it

http://www.webster.it/c_power_search.php?shelf=BIT&q=storia+penace&submit=Invia

Libri Co. Italia

http://www.libroco.it/cgi-bin/dettaglio.cgi?codiceweb=855061795783505

Unilibro

http://www.unilibro.it/find_buy/Scheda/libreria/autore-grieco_gennaro/sku-12938493/storia_penace_.htm

Shop.it

http://libri.shop.it/narrativa-italiana/storia-penace/dettaglio/id-1389672/

Gorilla.it Books & eMedia

http://www.gorilla.it/libri/storia-penace-grieco-gennaro-genesi/9788874141500

LibreriaUniversitaria.it

http://www.libreriauniversitaria.it/storia-penace-grieco-gennaro-genesi/libro/9788874141500

dvd.it

http://libri.dvd.it/narrativa-italiana/storia-penace/dettaglio/id-1389672/

e ovviamente

Genesi Editrice

http://www.genesi.org/catalogo~collana~4~volume~611.htm

 

Sono quello che fa i libri e poi non se ne cura, quasi se ne dimentica. Adesso, poi, preso come sono, ormai da qualche mese, da un progetto narrativo che non posso più rimandare…

Mi scuseranno (spero) gli amici per la mia latitanza dai blog (che non mi entusiasmano più di tanto, compreso il mio) e da quant’altro. Non so per quanto ne avrò.

Sopra, comunque, alcuni link di portali presso i quali, volendo, potete (teoricamente) trovare il mio Storia penace. Hai visto mai? – Buone cose a tutti, belle e brutti.

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