Pubblicato da: gennarogrieco | dicembre 6, 2008

Qui è l’inverno, è in un mattino lucente

thyssen
Qui è l’inverno, è in un mattino lucente
(Sequenze dello spasimo inerme)

Le nostre sono parole stanche, sono parole che continuiamo a ripetere davanti a tragedie che continuano a succedere

don Luigi Ciotti, Torino, lunedì 10 dicembre 2007, intervenendo, nella prima delle tre giornate di lutto cittadino, alla manifestazione indetta per ricordare le vittime della strage infinita dell’acciaieria ThyssenKrupp

1. Siamo l’istante infinitesimale     / se prima era vita, era a fuoco spento…
spasimo inerme in una eternità     / se il fuoco divampa, spegne la vita…
Eppure il trapasso apre meraviglie,     voragini, ogni volta,
di un senso che non c’è.
E da sempre biasimiamo la sorte     che sempre c’interrompe.
E per questo abbiamo lacrime calde,     per questo – normalmente –
siamo uomini.

2. Le chiamano morti bianche ed invero
al di là del candore di chi muore     e dei volti sgomenti di chi resta
a patire,   nulla c’è di più sporco,     nulla c’è di più barbaro ed oscuro.
Fanculo il correlativo oggettivo!     Solo fisime dei falsi poeti
che misurano il peso delle pulci
: ormai è impero dei porci,   di assassini
cui fa profitto ogni assenza dell’io.

3. Qui è l’inverno, è in un mattino lucente,
qui il gelo, il silenzio, di uomini che
piangono i loro giovani compagni.
E dunque eccomi, tornato alla piazza.     Almeno per un giorno,
se non altro per un saluto.     Ma quale poeta! Come voi ho impresso
il fuoco sulla carne dei vent’anni,     come voi versando l’amaro sangue
nelle colate di ghisa e altre leghe
: fonderie e fucine di Mirafiori,
reparto Corea come una guerra     / la battaglia infinita di ogni giorno…
come malattia o danza dei dannati
che oggi   è inopinatamente sterminio.
Come voi. Le mani in alto e le dita      indurite dalla fatica che
più non si stringono nei pugni:   arresi
ma non per malasorte e ineluttabile.
Le vostre mani in alto ed io con voi,     è il dieci dicembre 2007,
i padri orfani dei figli che piangono,     questi padri che gridano
pagherete: mai mi sono sentito,     mai, così tanto padre…

Sì, il silenzio, ora – trentamila insieme     e le nostre parole sono stanche –
in silenzio,   ma non per molto ancora.

Torino, 10 dicembre 2007

(l’immagine in alto è tratta da Repubblica.it)

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