Pubblicato da: gennarogrieco | ottobre 18, 2008

Beh, melodico poi… (non me l’aveva ancora detto nessuno)

L’ultima pubblicazione di Gennaro Grieco consiste in un’autoantologia che raccoglie trent’anni di poesia. Il testo presenta il percorso umano e letterario che ha esplorato terreni diversi, ha sperimentato soluzioni differenti, si configura come lo specchio dello sviluppo poetico dell’ultimo terzo del secolo. Eppure alcune costanti affiorano, nonostante il variare di tempo e di stile: la disposizione ad interpretare in profondità il reale e la «sommessa voglia di canto». Ci possono essere stati ripensamenti, maturazioni, ritorni; ci possono essere state composizioni di impianto classicista, altre romantiche, altre novecentesche, ma la ricerca di una parola “melodica” (nel senso etimologico del termine) domina sovrana. A volte la lirica si fa intimista, spesso prevale l’aspetto sociale, ritorna sovente la quotidianità filtrata attraverso le figure dei figli, degli amici, del paesaggio lucano, non mancano le riflessioni di carattere esistenziale per delineare un cammino definito «apprendimento di cose utili», il quale giunge alla scoperta che «ci sono situazioni in cui / il tempo batte la parola. / Ci sono sensazioni ed atmosfere / che rifiutano la parola / […] / Al di là delle parole ci sono io… / Al di là delle parole ci sei tu. / Al di là delle parole ci sarai sempre tu». Qui la vita veramente supera la letteratura. (G. L., in Atelier – Trimestrale di poesia, critica, letteratura, A. XIII, n. 51, Settembre 2008, p. 124)

Ringrazio G. L., ovvero Giuliano Ladolfi per la lettura che ha inteso fare del mio libro Apprendimento di cose utili. È una lettura particolare. Certo, però, in questa sua nota, una chiusa un po’ così… Ineffabile, direi. Non capisco. Ma tant’è.
Per il lettore, tuttavia, solo per l’eventuale lettore di questo blog che magari, non avendo il mio libro, non è in condizione di capire l’effettiva attinenza di quei versi citati in chiusura della su riportata nota, vorrei precisare. Scrissi quei versi giovanissimo (24 anni tre giorni più tardi), di getto, dedicandoli alla mia gentile e ancora più giovane consorte che mi aveva appena reso padre. Per quanto mi riguarda, il valore letterario è prossimo allo zero, quello affettivo è invece ragguardevole. Ed hanno un minimo di senso, quei versi, solo se presi per intero (vedi sotto). Estrapolati così, ad cazzum, mi fanno pensare a un’operazione, per l’appunto, un po’ così. Fatta in buona fede, per carità! Ma pur sempre un po’ così…

Io e te al di là delle parole

A Filo, mia compagna di vita. Unica e per sempre

Ci sono situazioni in cui
il tempo batte la parola.
Ci sono sensazioni ed atmosfere
che rifiutano la parola.
Al di là dell’eloquio retorico e fascinoso,
al di là dell’elogio formale e magari gratuito,
c’è una realtà di sacrificio e amore quotidiano.
Al di là delle parole ci sono io…
Al di là delle parole ci sei tu.
Al di là delle parole ci sarai sempre tu,
con quel ventre sfatto e martoriato
che mi ha reso padre.

1977

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