Pubblicato da: gennarogrieco | settembre 7, 2008

Elisa Davoglio recensisce Storia penace

Un viaggio nella percezione del corpo come implacabile e colpevole dittatore, attraverso la ricognizione di una mente che lo assolve solo nella follia.
Riflettendo chiaramente il pensiero dell’autore che dice della propria opera nella postfazione “questo non è un racconto… non è un romanzo… questo è una storia” il titolo “storia penace” è esemplare nel sintetizzare una trama che si snoda in brevi paragrafi numerati, scanditi da una prosa netta e veloce, quasi nervosa, che ne rispecchia una forma narrativa poco incline al virtuosismo linguistico.
La scrittura di Grieco è urgente e essenziale, eppure non semplice, scavata in periodi che riecheggiano la militanza poetica dell’autore, e che mirano a mantenere una costante e vigile attenzione da parte del lettore, anche se le pagine contenenti i singoli paragrafi detengono una autonomia rispetto alla storia, come singole poesie all’interno di una silloge.
La poesia appartiene a “storia penace” come un luogo dove si può commentare la “volatilità” dell’erotismo e dove il corpo si dilata fino a perdere il senso del suo peso, della sua carcassa inevitabile (“…è qui la poesia…cambiar pelle // soprattutto, umidissima la poesia nel prendere aria”) e dove anche la sconfitta del sesso e della vita appare più mostruosa, come una faccia distorta da un frammento di vetro.
L’immaginario di Grieco è vivissimo nella storia che vive di una trama quasi accessoria, rispetto ai singoli stacchi del racconto che come piccoli acuti si propagano al di là del “fatto” e della dimensione erotica.
Così la maestrina, il cimitero, il suicidio, il paese, diventano temi su cui l’autore – nella sua scrittura che ingloba sapienti descrizioni con un linguaggio quotidiano che poi di nuovo va a riparare nella costruzione e nella sintassi poetica – articola ben più di una “storia penace”.
Anzi, segmenta in paragrafi il tratto dell’erotismo, per resuscitare altro dell’uomo, e commentarlo a fianco dell’esigenza della poesia, in un inventario di piccoli accadimenti che lo stesso Grieco mette nella storia allo stesso livello del “fatto” principale, garantendo al suo lavoro una sicura originalità. (Elisa Davoglio, Literary nr.6/2008)

Ho trovato casualmente questa recensione sul portale letterario Literary. Non conosco Elisa Davoglio, l’autrice, e quindi si tratta di una sorpresa, di una piacevole sorpresa: perché si è procurata il libro, perché l’ha letto, perché addirittura ne ha scritto (e bene, direi, se afferma che “la poesia appartiene a Storia penace”). Vedo da internet che è una giovane scrittrice. Dopo un paio di pubblicazioni di poesia, è uscito nei mesi scorsi da Mondadori il suo primo romanzo, Onore ai diffidati. Auguri vivissimi per la sua scrittura e grazie, grazie davvero.

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