Pubblicato da: gennarogrieco | agosto 21, 2008

Storia penace: recensione di Pasquale Matrone

Gennaro Grieco è abituato a esprimersi in versi. Storia penace, edita da Genesi, documenta e rappresenta il suo esordio anche nella narrativa. Un esordio gradevole, disinvolto, autoironico, promettente… Grieco sa quello che fa. È consapevole della necessità di ripensare i ritmi e l’utilizzo di una dimensione letteraria capace di radicarsi in un presente multiforme, dinamico, frenetico, confuso, inquieto. Ha esplorato e continua a farlo, strategie e potenzialità di una scrittura in cerca di se stessa e cioè di una ragione che ancora ne giustifichi la presenza e l’efficacia. Quando afferma nel primo risvolto di copertina è una dichiarazione di poetica, oltre che una lucida e disincantata presa d’atto della precarietà esistenziale che caratterizza, in maniera paradossale e drammatica, il fragile navigatore che si appresta ad affrontare i marosi del nuovo millennio. Egli dice: “Questo non è un racconto. E tantomeno un romanzo. Questa è una storia. […] Di uomini – anzi di un uomo che, come tutti, è tanti uomini insieme – e di donne. Quindi di pene. Quindi della vita (e della morte), quindi del mondo. E tanto basta – non occorrono nomi, né di luoghi né di persone: siamo tutti nella fuffa.”

È facile dargli ragione. Con i disperati ingoiati dal mare, le guerre, le pulizie etniche, la fame, le sperequazioni economiche, la furfanteria avida e imbecille di politici ignoranti… siamo tutti nella fuffa. È amara la visione del mondo di Gennaro Grieco. Ed è anche onesta e sofferta: al di là delle apparenze. Gioca a fare il cinico. Usa, a tratti, un linguaggio mirato a dissacrare, a scandalizzare, a sconvolgere i disegni dell’ipocrisia e della finzione. Esagera, a volte. Lo fa quasi avesse paura di non riuscire a trasmettere in maniera convincente le reali intenzioni della sua scrittura… Ma dietro questa maschera indossata per autodifesa e per pudore, è abbastanza facile individuare una pena segreta, un’insoddisfazione, un’inconfessabile paura di risultare inadeguato, di non essere capace di fornire risposte efficaci alla sua esistenza di singolo e a quella di un’umanità sempre più ubriaca, confusa, delirante, aggressiva, sola: destinata a perdersi dietro assurdi progetti di potere e di ricchezza… Ed è per questo che scrive. Sente che è inutile restarsene immobile ad attendere il grande momento: quello che capita allo scrittore famoso: quello che, in televisione, è di casa, quello che certe volte si mette lì talmente comodo che si tira su persino le maniche della camicia, e poi ti spiega la rava e la fava, e ammicca; che è bravo: e piace pure alle donne… Occorre mettersi in movimento, agire, liberare l’inconscio, svuotarne il magma incandescente, pronto a esplodere. La sua Storia penace servirà, forse. Nel caso contrario, fa lo stesso. Deve, comunque, darle sfogo. Piuttosto che segregarla nuovamente nei pressi di una ventola di raffreddamento. O peggio di segarla definitivamente…

(Pasquale Matrone, in La Nuova Tribuna Letteraria – Periodico di Lettere ed Arte, A. XVIII, n. 91, 3° Trim. 2008, pp. 39)

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Responses

  1. Un’analisi perfetta!

  2. […] Speciale Recensione Film: The Dark Knight – movieBOX Saved by basman69 on Tue 30-12-2008 Storia penace: recensione di Pasquale Matrone Saved by OCLTopics on Fri 19-12-2008 Bubba Ho-tep – Recensione Saved by jennarakes on Thu […]


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