Pubblicato da: gennarogrieco | luglio 8, 2008

Gabbiani (e altre quisquilie di mare e di terra)

Ora – e la cosa non giunga tanto paradossale – io non credo di avere un animo particolarmente poetico. Dirò, anzi, che di solito mi procurano un fastidio persino fisico certe abusatissime immagini o parole (solitudine, per esempio, o gabbiano, per l’appunto) di certo armamentario poetico (o presunto tale).
Eppure l’altro giorno a Marotta di Fano (dove mi sono rifugiato per una settimana, prima di proseguire per ulteriori giri) mi è venuto naturale raccogliere sul pelo dell’acqua dapprima una e poi addirittura una seconda penna che presumo cadute dalle ali di affamatissimi e agitatissimi gabbiani. Queste le metto in valigia, mi sono detto, in ricordo della vacanza. Mah! Ci dev’essere un significato recondito. Non so, forse sto rincoglionendo anch’io.
Che poi il mare non è che mi sfagioli più di tanto. Anche questa volta, dopo tre giorni esatti ne avevo una piena e l’altra che versava. Sempre la solita menata: ti alzi, fai colazione e giù ad arrostirti come un idiota (anzi, un pollo idiota); poi il pranzo, di nuovo a rosolarti – si fa presto a dire: questa volta sto all’ombra! C’è sempre il cacacazzo che ti distrae e poi ti ritrovi con una malaugurata ustione –, la cena, la passeggiatina e il ritorno in albergo (a curarti le ferite sulla pelle, più che a dormire). Ecco, la passeggiata serale: forse la cosa più interessante: vedi colori, senti profumi, ascolti le voci miracolosamente riavutesi dalla silenziosa orgia solare. E che dire del restauro? Cosa non ti fa uno straccetto addosso! Dalla devastazione dei corpi osservata di giorno, sulla spiaggia, alla metamorfosi serale per le strade: davvero un’arte (non solo femminile): una truffa necessaria.
Comunque sono stato una dozzina di giorni senza radio (nemmeno in macchina), televisione, giornali, libri e – udite udite! – senza internet… Hai visto mai che la vera vacanza sia stata proprio questa?

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Responses

  1. Inevitabile.Si sapeva.Il tempo passa, io con lui…ma guardare indietro a tratti è salutare. L’effetto di certo non è sicuro.Quanto pesa la memoria?Lo chiedo a chi, con parole consistenti, ha sempre fornito spiegazioni utili…stretto in un particolarissimo modus operandi.Sento tutta la fatica in questo momento frontale con lo schermo del pc.Forse labile, tipica caratteristica del pensiero, mi volgo altrove.Di sostanza superiore non decade, in nessun margine.. in nessun confinato spazio, la mano di ieri che ferma mescolava il caffè.
    Con profondo affetto.
    tati

  2. Oh, Tatiana, perché? Mille volte me lo sono chiesto. Senza risposte. O forse sì, infine, ma raschiando in quel fondo d’irrazionale che tutti – variamente – ci attraversa. E non per il mio sangue ho tremato, non per il mio giardino che sapevo al riparo. Ma per te, fiero e fragilissimo fiore che spero sappia tenere a bada i venti di un mondo che non sempre sa essere amico.
    Grazie per il saluto, infine. E, ovunque tu sia, un abbraccio.

    Ah, quasi dimenticavo… La memoria è lo scheletro – fondamentale – su cui poggia il nostro (spesso) traballante essere.

    gennaro


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