Pubblicato da: gennarogrieco | settembre 21, 2007

RIVUS NIGER – parte quarta

 Rivus Niger – IV

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Era d’Autunno che si catturava
il mosto zuccherino che in fermento
schiumava come latte appena munto,
e brillavano gli occhi impolverati
– da spiazzi sterrati – nel rinnovato
rito del vino novello in cantina
: ritratti i giovani labbri dipinti
di un viola profondo in fresco di tufo
– valore aggiunto dei primi rigori –
a trattenere ogni bava del nèttare
dei padri arditi nell’annuale impresa,
il nèttare che sarà poi tannino
– medicamento a rinsaldar gengive –
e poi rosolio davanti ai camini
o al fresco sotto le stelle e la luna
a menar commozioni vere di uomini,
a stanare il ricordo che misura
il tempo risaputo di ugual ciclo,
a far comunque di storia la vita,
ché di ciascuno resti pur sol segno
e di propria terra e di antico sangue
non si abbia mai ragione di ritegno
: sì, nèttare che poi farà buon sangue
e copiosi sudori, Rivus Niger,
a tirar duro d’ingrata fatica
nei lunghi mesi di solagne¹ accese.

Dopo spremitura a rotta di gambe
– e repentino sorseggiar dai tini –
c’erano le corse a cercare specchi
nelle damigiane vuote che ancora
del vin vecchio portavano camicia
: trovar facile riso, era l’intento,
di facce grosse pittate di baffi
e di braccia lunghe a cerchiare il mondo;
ché non si avvertiva coscienza, forse,
o giovani tesori, ma di crescere
già uomini proprio tanta era la voglia,
per fischiettare alle ragazze a sera
dai bar dove si apprendeva coraggio,
per sventolar bandiere d’ideali,
l’ardore pari a orgoglioso retaggio.
D’autunno – che è autunno anche della vita –
provar prime vere malinconie,
ché si scolora all’orizzonte il cielo,
ed al chiuso d’incatenate stanze,
brigare il tempo nei giorni di attesa,
meditar feste di nuovi raccolti,
dilatare il sogno oltre la contrada.
Sulle nostre colline, Rivus Niger,
lasciato oramai sgravato alle spalle,
era l’ulivo spoglio che d’autunno
mi annunciava aria di prossima neve.
E al di qua della campagna già nuda,
verso sera lungo la via di casa,
come sacra staffetta per la vita
mi stringeva la mano che avrei perso.

23 agosto 1992
 

1. Precisamente sulagnë, in dialetto: terreni in collina che beneficiano particolarmente dell’esposizione al sole.
 

Il calendario dice che da oggi è autunno. E quindi, puntuali, l’aggiornamento della testata del blog e la quarta e ultima parte di Rivus Niger.
Il poemetto, scandito nei classici quattro tempi delle stagioni, è stato qui riproposto, nelle sue parti, con la stessa cadenza. Pubblicato per la prima volta, in volumetto autonomo dono della rivista Keraunia, nell’ottobre 1994, è da ultimo raccolto in Apprendimento di cose utili, il volume complessivo uscito nel marzo scorso per i tipi della Genesi Editrice di Torino.
La foto della testata, rielaborata, è di Albino Grieco, che ne detiene tutti i diritti. Ritrae il massiccio del Monte Vulture in abito autunnale: in basso, appunto Rivus Niger, ipotetico nome latino di Rionero (in Vulture), la città nella quale sono nato ed ho trascorso i miei primi vent’anni. 

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Responses

  1. Ciao Gennaro. problemi di connessione mi tengono forzatamente lontana dai blog. Ma trovo comunque sempre spazio almeno per leggere.
    Questa tua, così lirica e classica nella forma, è un vero gioiellino che si muove in equilibrio fra amarcord e una sensuale forma d’amore per l’uomo e la sua vita. Un passo che spesso contraddistingue la tua scrittura.
    Ciao e grazie per i tuoi interventi sempre appassionati.

  2. Un grazie e un abbraccio a te, Iole.
    E complimenti per quello che ho appena letto sul tuo blog nelle parole di Fabrizio. Meriti (e meriterai sempre di più).
    A presto,
    gennaro


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