Pubblicato da: gennarogrieco | agosto 28, 2007

Tira più un pelo di…

 gennarogrieco1.jpg     È così. È decisamente vero. Tira più un pelo di figa che una pariglia di buoi. Il vecchio adagio popolare pare essere confermato anche qui, in un ritrovo che, almeno in prima istanza, avrebbe ben altri fini che non il pur apprezzabile e umanissimo annusare all’ombrosa fonte (in verità sempre meno in ombra) che (in ogni senso) dà vita. Galeotto fu un post della prima ora, per la non voluta particolarità di recare nel titolo, in una volta, ben quattro termini che al pecoreccio più ovvio necessariamente rimandano. Nemmeno a dirlo, è di una esemplare costanza la (immagino involontaria) preferenza dei visitatori del blog verso quel post (ma dovrei dire quel titolo). Che sta lì, imbattibile, al primo posto. E che per tante ragioni non ho alcuna intenzione di rimuovere.
La notizia vera, comunque, è un’altra. Poco prima della mezzanotte di domenica 26 agosto, e quindi, per l’esattezza, dopo soli sei mesi e una settimana dall’avvio, questo blog ha registrato il ragguardevole numero di 30.000 visite, anzi diciamo contatti (ché il termine “visita” dà un’idea senz’altro più impegnativa). Anche stornando i 2.600 e passa contatti del post di cui dicevo, mi pare che resti una bella cifra.
Ora, in un mondo in cui già troppi danno i numeri, non mi ci vorrei mettere pure io. Tanto più che, in generale, non ho mai amato i numeri nudi e crudi (presi a sé, senza un’adeguata lettura, rischiano sempre di fare giustizia sommaria), e in particolare, nella fattispecie cioè di internet e della blogosfera, certi numeri sono quanto di più inattendibile (checché ne possa pensare qualche furbetto del quartierino, più o meno letterario, che pur mi è toccato di leggere). C’è poi la questione del rischio da ostentazione, un rischio che non va mai sottovalutato.
Però non voglio nemmeno lasciarmi andare ad un atteggiamento snobistico e quindi: GRAZIE. Un grazie in maiuscolo (e neretto) e mettendoci per l’occasione la faccia, guardandovi negli occhi. Grazie a quanti di qua passano a prescindere… Anche se non lasciano commenti e non interagiscono (certo, non è necessario).
Intendiamoci, questo blog è una vetrina personale. Lo è né più né meno di tanti altri. Anzi di tutti gli altri (ché le eventuali, rarissime eccezioni, non fanno altro che confermare la regola). Ma lo è dichiaratamente, senza ipocrisie di sorta. Io non partecipo per le classifiche. E non ho bisogno di nascondermi dietro alcunché. Tutto quello che qui m’interessa è offrire, a quanti ne avvertissero curiosità, idea del mio personale percorso. Nient’altro. Insomma non millanto “pubblici servizi” o intenti “generalisti”. Certo, man mano parlerò anche di altri (e a ben guardare forse lo sto già facendo). Ma degli altri che sono in noi, che sono in me, e nel segno, dunque, di una personale scala di considerazione. Perché non ho debiti. Perché non faccio calcoli. Perché ho un’idea antica della scrittura, dello scrittore (ed è sempre opportuno, magari, richiamare la distinzione fra il vero scrittore, libero dispensatore di sogni ed emozioni, e il mestierante servo dei numeri, quello che di solito mette la firma sugli inautentici materiali confezionati a più mani e programmati da un commercio editoriale sempre più balbettante ed estraneo alla letteratura).
Grazie ancora.

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Responses

  1. Scelta singolare quella di ringraziare/presentarsi sotto un titolo così “originalmente abusato”. Abusato dalla società, intendiamoci, non da te.
    Ho seguito i tuoi discorsi a commento di un post di Iole Toini. Mi interessa sempre capire di più, quando mi trovo tra persone che esprimono concetti interessanti, così son venuto a trovarti.
    Credo che il concetto di pubblicità su internet, attraverso i blog, sia molto peculiare, perché si tratta, secondo la mia opinione, di un modo di esistere più che altro. Fuori dalla rete, nel “network della vita”, le persone hanno la possibilità di esprimersi in modo completo, anche fisicamente. Su web questa possibilità non c’è, ed è questo modo di proporsi, di sponsorizzarsi quindi, che in un certo senso rende un individuo parte di una comunità. Saluti. Dario

  2. Grazie del passaggio, Dario. Spero che non sia l’ultimo.
    Con ogni probabilità, mentre tu eri qui, io ero a mia volta, curiosamente, a farti visita. E mi sono divertito a leggere il tuo ultimo post.
    Quanto a quello che qui scrivi, che dirti? Hai consuetudine con l’intelligenza. Ed è cosa rara.
    A rivisitarci,
    gennaro


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