Pubblicato da: gennarogrieco | agosto 22, 2007

Un autore cento antologie – 3

 web-antfrantumi.jpg       Questa volta mi soffermo brevemente su due pubblicazioni. Le accomuna il testo Maria catturò il vento in un palmo di mano, che riporterò di seguito.
La prima è l’antologia Frantumi di parole, della quale, francamente, mi ero scordato (magari per una sorta di rimozione inconscia, non so…). Di certo, non ne ricordavo le caratteristiche. Vedo ora, a distanza di quindici anni, che si tratta di poesie d’amore, vedo che il libro, come oggetto, è anche carino, ben confezionato. Ma i nomi, signori, i nomi… Viene facile pensare alle cazzate che si fanno da giovani (o comunque agli esordi). Ma pensandoci così, quasi con un sorriso benevolo… Ché, tanto, di certe cazzate se ne faranno sempre. E magari – anzi, senz’altro – c’è di peggio.
La seconda pubblicazione, invece, è del tutto artigianale, fatta in casa con un computer e una stampante, senza alcuna pretesa. L’intento è solo quello di dare piccola testimonianza di uno dei tanti concorsi della premiata ditta Cultura e Società di Torino, diretta dal glorioso Ernesto Vidotto. Qui, però, qualche buon nome (e relativo buon testo) c’è (Alfredo Rienzi, Maria Angela Bedini, Carlo Molinaro, Fryda Rota…).
Quanto al mio testo che segue, ospitato in entrambe le raccolte… che dire? Personalmente, non è che ne sia particolarmente entusiasta. Posso solo dire che appartiene alla preistoria della mia scrittura, quella fatta quasi solo “di pancia”. Ma c’è una persona che – fidatevi – è il mio critico più spietato (e quindi affidabile): me la ricorda sempre, questa poesia, perché dice che è fine, delicata, autentica. Non so…  

web-antpoedam.jpgMaria catturò il vento in un palmo di mano

 Maria riponeva fiori di prato
nelle vesti ripiegate verso il cielo,
mostrava carni bianche inviolate,
complice pure l’invadenza del vento.

 Maria muoveva lo sguardo di lato,
occhi persi nell’attesa senza alcun velo,
canzoni d’amore solo appena accennate,
come coriandoli baciati carpiti dal vento.

 E giocava Maria sul prato in fiore,
Maria giocava l’antico gioco dell’amore,
turgido il petto acerbo, di speranza,
passi furtivi nell’età dell’innocenza.

 E giocava Maria con l’innato pudore,
sulle carni bianche un velo di colore,
davano corpo alla sua giovane fragranza
le fragole sul viso dell’erubescenza.

 Cinta alle spalle da mano sicura
dietro la siepe perse ogni paura.

 E si schiuse Maria come fiore sbocciato,
Maria che mi offrì il più bel fiore del prato.

 Nell’attimo che il cielo supera il sereno
Maria strinse il vento in un palmo di mano.

23 aprile 1991

Luigi Pumpo (a cura di), Frantumi di parole. Poesie d’amore, Edizioni “PRESENZA”, Striano, 1992
AA. VV., Una Poesia d’Amore, Catalogo ufficiale dell’omonimo Concorso Nazionale, Cultura e Società, Torino, 1992

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