Pubblicato da: gennarogrieco | agosto 18, 2007

Un autore cento antologie – 1

web-antmonast.jpg   Agosto è per me il mese delle pulizie. Cerco di mettere un po’ di ordine fra le mille scartoffie e qualche tonnellata di libri. Cerco, per l’appunto, ci provo. Ma è un tentativo che dà sempre scarsi risultati. Perché, immancabilmente, ad un certo punto vado in paranoia, mi scoccio. E quindi desisto.
Il fatto è che quelle carte richiamano volti, persone, luoghi, avvenimenti. E finisco per lasciarmi andare ai ricordi, insomma per cazzeggiare, buttare via il tempo. Meglio passare ad altro: che so, un pisolino, o sgranocchiare noccioline in giardino (la poesia? Ah, quella viene quando vuole, non si può certo pianificare).
E sì che mi piacerebbe, ad esempio, avere il conto esatto delle antologie che man mano mi hanno ospitato nel corso degli anni. Ho idea che il numero superi abbondantemente il centinaio. Ma, appunto: per quanto attendibile, è solo un’idea. Però, a pensarci… Facciamo così: io ogni tanto ne posto una (la copertina e magari un testo). Chissà che non finisca per contarle con precisione… Cazzeggio per cazzeggio, hai visto mai?
E cominciamo, naturalmente, con quella che penso sia la prima della serie. Risale al marzo del 1992 e raccoglie i 40 autori selezionati nella I edizione 1991/92 del Premio Nazionale di Poesia “Chiesetta del Monasterolo”, in quel di Brembio (LO, ma allora era MI).
Dunque: 21 marzo 1992, primo giorno di primavera. Ricordo che arrivai a Brembio con un qualche anticipo rispetto all’ora della premiazione (ero il terzo classificato). Non mi capita spesso, devo dire, di arrivare in anticipo. Anzi. Ma sarà stato l’entusiasmo del neofita, non so. Ero infatti alle primissime esperienze con simili manifestazioni. La storia era cominciata solo qualche mese prima, per l’esattezza il 12 ottobre 1991, quando feci il rodaggio di una rossa, fiammante Panda appena comprata, su su fino a Belluno: era il primo concorso al quale partecipavo e subito, anche lì, un terzo posto: ero contento: a volte ci vuole poco: vinsi un olio del noto pittore bellunese Renato Bristot (ce l’ho ancora, subito all’ingresso di casa: un cimelio). Era proseguita poi in Puglia, nel dicembre dello stesso anno, e lì quando arrivai mi saltò subito agli occhi un macchinone con tanto di autista: mi dissero che erano (entrambi, macchina e autista) di Licio Gelli (vincitore per l’edito e… forzatamente assente) e realizzai all’istante che si trattava di una bufala (il premio, voglio dire): capita (o, meglio, capitava).
Dunque, dicevo, Brembio. Ricordo ancora inebrianti odori (letame, più che altro) dalle tante cascine che lì, nella bassa, per lunghi periodi dell’anno restano sperse nella nebbia (ma non quel giorno, però, ché era proprio una bella giornata di sole). Ricordo un panino mangiato in piedi in una piazzetta, osservando i primi manifesti di craxisti dietro le sbarre (eravamo all’inizio di Mani Pulite), e inevitabilmente pensando (con lunghi sospiri) alla mia poesia che di lì a poco sarebbe stata premiata nella Sala “Giovanni Paolo II” dell’Oratorio. Sì, c’era un nesso (da qui i sospiri) fra quei manifesti e la mia poesia (un testo particolare, brevissimo, solo due ottonari, una roba alla Ungaretti). Tra l’altro, ancora non mi capacitavo del fatto che l’avessero premiato, quel testo. Così breve… Una cazzabubbola… Ma c’è una storiella dietro quel testo. È davvero curiosa e la voglio raccontare. Dunque, c’era questa signora, una lettrice davvero brava (una insegnante di scuola media, mi diranno poi, non una professionista) che, alla premiazione, quando fu il momento si avvicinò al microfono, si schiarì la voce, e…

web-sug.jpgIl cielo

Annodato all’orizzonte
come un tendone da circo.

Silenzio assoluto (e fors’anche, per me lì sul palco, un po’ imbarazzante, nonostante la mia risaputa faccia di tolla…). Questione di uno, due secondi, naturalmente. Ma, un po’ come se l’avesse previsto, la brava lettrice, rivolgendosi prontamente al pubblico in sala, aggiunse convinta: “Ma c’è tutto!”. In quei soli due versi, voleva dire. E scoppiò, fragoroso, l’applauso, con la gente che, dandosi di gomito (per via delle mani impegnate ad applaudire), andava ripetendo: “Ma c’è tutto, c’è davvero tutto! Bravo! Bravissimo! Evviva!”. Bene, quando la scrissi, il 2 luglio 1991 (le mie poesie sono tutte datate), Il cielo aveva uno sviluppo di 30 versi. Rileggendola, però, solo qualche giorno più tardi, mi sembrò ridondante. E allora presi la penna (si fa per dire… c’era già il computer) e zac! Un bel taglio di 28 versi su 30 mentre mi dicevo – indovinate un po’? – “Ma c’è tutto, c’è già tutto!”. Non mi stancherò mai di dirlo: con la poesia ci si incontra.

(In antologia, oltre a Il cielo, fu inclusa Aporia. Entrambe le poesie le pubblicai poi nel volume Suggèsto, uscito nel 1993, e sono ovviamente presenti in Apprendimento di cose utili).

AA. VV., Antologia del Premio Nazionale di Poesia “Chiesetta del Monasterolo”, I ediz. 1991/92, Prometheus Editrice, Milano, 1992.

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Responses

  1. Aveva ragione, c’è tutto

    Bella, davvero

    “Per sentire la poesia bisogna vivere intensamente” Fabio Mataloni, Il secondo movimento

    Ciao, vieni a trovarmi sul mio blog
    Emma

  2. Grazie per il passaggio, Emma.
    Ma qui come ci sei arrivata? Hai qualche legame con quel premio? Di certo sei della zona, come vedo dal tuo blog…
    Torna a trovarmi,
    gennaro


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