Pubblicato da: gennarogrieco | giugno 27, 2007

Di ritorno dalla Fiera dell’Editoria di Poesia

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Una buona giornata di poesia, quella di Pozzolo Formigaro. Per certi versi una festa. Bello, ad esempio, quel brindisi finale, anzi il buffet. L’aperitivo, gli stuzzichini, il taglio di pizza, la fetta di torta, la polpa croccante di una pesca, un buon bicchiere di Gavi, un altro – crepi l’avarizia! – di Asti spumante e, soprattutto, un diffuso senso di amicizia. Le bocche, le mani: certo a tacitare la giusta fame (a quell’ora), ma anche aperte al sorriso, protese allo scambio, al saluto che significava un ritroviamoci presto. Mancava solo la macchinetta del caffè (e sarebbe stato il massimo). Ma il bar era a due passi. E sgranchirsi un po’ le gambe fa sempre bene. Magari sincronizzando il passo con una tirata di cicca perché, si sappia, poeti è meglio se con i giusti vizi.

Ho già espresso in loco, direttamente all’amico Mauro Ferrari, il mio personale apprezzamento per la riuscita della manifestazione. Ma valga, l’elogio, anche pubblicamente. Per quanto (poco o nulla) possa valere il mio giudizio, per quanto pubblica possa essere considerata la sede di un blog letterario.

Comunque è andata bene, io credo, questa 1a Fiera Internazionale dell’Editoria di Poesia. Certo, qualche piccolo disguido, soprattutto di carattere logistico (so di molti che, come il sottoscritto, hanno a lungo girato a vuoto una volta giunti in paese; non c’erano indicazioni di sorta, e la soluzione stava nel capire che il Castello, sede della fiera, in fondo non era altro che il Municipio). Certo un programma troppo fitto, troppa carne al fuoco per una sola giornata (ma questo si sapeva e lo sapevano per primi gli organizzatori, che tuttavia bene hanno fatto a non rischiare, per questo primo appuntamento, più del dovuto). Certo alcune amenità, le solite, immancabili in simili occasioni (come quella dell’ennesimo buontempone che scambia il mondo della poesia per il mondo delle favole e, nel pieno di un dibattito, ti butta lì che lui no, lui proprio non li prende i soldi dagli autori che vogliono pubblicare…; o quell’altra dell’ennesimo “poeta” – ancora uno! – che, pur avendo magari una bocciofila vicino casa, si ostina a consumare il suo tempo accapigliandosi clamorosamente con le più elementari regole della grammatica). Certo, nell’insieme della fauna, una qualche zavorra, alcuni veri e propri casi umani (e qui sorvolo perché l’età comincia a tenermi a bada nella cromosomica franchezza…). Ma insomma bazzecole, inezie – e nulla che non si sappia –  se rapportate a tutto il resto, alla qualità dell’incontro, del naturale scambio – perché tale è una lettura, un dibattito – lungo un’intera giornata, in un magnifico continuum. E se rapportate, soprattutto, con onesta considerazione, al grande lavoro svolto per organizzare, partendo da zero, un simile evento. Non è facile, non è assolutamente facile se solo consideriamo certa insensibilità, anzi grettezza a livello istituzionale e, strettamente connessa, la palude infinita in cui si dibatte, anzi agonizza non solo il movimento poetico, ma tutto ciò che odora di cultura in questo incredibile paese di sparapalle e loschi mercanti.

Vada dunque il giusto plauso a Mauro Ferrari e a tutto il suo team, nessuno escluso. C’è un termine, in questi casi, che più di ogni altro riassume – se penso ad es. alle ragazze addette all’accoglienza degli ospiti, a chi si è prestato per il pasto di mezza giornata, ecc. – ed è savoir-faire, e cioè cortesia, tatto e affabilità. E poi, diciamocelo, il mondo oggi è troppo incarognito perché possa passare inosservato – senza cioè che se ne sottolinei la dirompente portata – il sorriso di una Cristina Daglio, segretaria della fiera, ancora alle dieci di sera (all’acme della fatica).

Per il resto, che dire?

Sui contenuti? Ci saranno gli Atti (pubblicati entro l’anno) che ne daranno conto.

Editori, stand, libri, riviste: riuscita commerciale? Non so. Ma non credo, almeno in termini immediati. Il mio parere, in ogni caso, è che simili manifestazioni debbano essere viste più nel senso della semina che della raccolta.

Suggestioni? Mi ha commosso l’arrivo (con andatura spedita) di Luciano Erba. Anche la lettura (con il buon Giorgio Luzzi che gli reggeva il microfono). Non è fra i miei preferiti, come poeta (e il difetto è senz’altro mio). Ma, capite?, ha 85 anni… È una malattia, non c’è che dire, la poesia è una splendida malattia…

Aneddoti? Ah sì, ne avrei! Ma come si fa? A seguire la mia indole rischierei, forse. Non è uno strumento adatto, quello del blog. Io, poi, non so usare le emoticon… Certo, però… Mi viene in mente (ma non dico a proposito di chi) la precisa idea del giovane performer Luigi Nacci circa un pessimo modo di leggere poesia…

E infine un’annotazione, a uso e consumo di certi “petti freddi”. Ad un certo punto, nel bel mezzo di una lettura, ho visto entrare nella sala un ometto in bermuda e ciabatte. Teneva per mano un bambino di quattro o cinque anni e mostrava interesse. Ora, pur con tutto il tasso di eccentricità che (in ipotesi) connota i poeti, mi è difficile pensare che il suddetto, così acconciato, facesse parte della categoria. Uno spettatore, dunque? Un visitatore (e quindi con un qualche grado di consapevolezza)? O semplicemente un curioso? Tra l’altro, fatto non trascurabile, accompagnato da un bambino che, per un certo tempo, almeno, non so quale altro evento alternativo potrà ricordare in un paesino di meno di cinquemila abitanti. Insomma, chi mi conosce sa della mia teoria dell’unico lettore. Di colui, cioè, che con la sua sola presenza ha il potere di trasformare il potenziale atto onanistico in abbraccio al mondo. 

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Responses

  1. Io l’ho vissuto in modo abbastanza scanzonato, ed emozionato di mio, e poi ho apprezzato anche la tavola rotonda fra le riviste, e insomma è stata una bella giornata – e questo è già moltissimo, no?

  2. Sì, Carlo, credo sia già tanto, di questi tempi.
    Mauro ha fatto proprio un bel lavoro. E ben vengano iniziative simili in questa regione un po’ freddina! Anche per stare un po’ dietro al forsennato fare di altre piazze (Milano, in primis, ma anche Roma non scherza)…
    Fatti sentire, ogni tanto. Siamo fra i più “anziani” nel torinese, ed è giusto che a ‘sto punto si spari qualche cartuccia…
    Grazie per la visita e a presto,
    gennaro

  3. Per me che non ero presente, anche le tue parole su Pozzolo, mi rendono partecipe. Grazie. Mi è piaciuto il tuo tono “scanzonato” e l’inusuale assenza di gossip.
    Elio Grasso

    elio grasso said this on Giugno 29th, 2007 at 11:33 am

    Riporto nella giusta sede queto commento di Elio Grasso (poeta genovese), apparso erroneamente nella pagina About me.

    Grazie a te, Elio. Per la visita e per il sentimento di partecipazione.
    Gossip? E sì che ce ne sarebbero per l’occasione, ma la mia è, vuole essere una pagina positiva. Spesso, troppo spesso, ormai, ci facciamo del male in maniera puerile. L’autolesionismo delle varie, piccole – anzi piccine piccine – parrocchie del movimento poetico, in questo paese di Pulcinella, è ormai un fatto proverbiale.
    A presto,
    gennaro


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