Pubblicato da: gennarogrieco | aprile 7, 2007

A Carmine che mi ha dato sua figlia in sposa

Carmine del sole daunio, Carmine del solleone
Carmine che faceva festa il suo sedici di agosto
Carmine che come cicala fra i rumori delle cicale
Carmine che si commuoveva – ogni volta –
spegnendo le candele, Carmine che ci teneva
alla presenza dei figli, Carmine che si buttava
nei brindisi di un giorno
che serrava in un bicchiere le ordinarie ritrosie
Carmine che era schivo, Carmine che cantava
faccetta nera, che votava i fascisti e mi faceva
inquietare, Carmine fanciullo Carmine mai partito
e il rimpianto di una guerra che non gli fecero fare
Carmine con i suoi lutti, Carmine con le sue paure
che si nascondeva come un bambino ai frastuoni
del temporale, Carmine con il suo orgoglio grande
Carmine che chiamava la sua Rosa al capezzale
Carmine comunque un padre
Carmine che insieme a mio padre

resta nel nome del mio primo figlio

Carmine Ascoli Satriano, Carmine Cinema Romano
Carmine più di cinquant’anni nel cuore di Torino
Carmine coi suoi difetti – perché era un uomo –

Carmine che ha ora in fronte i pallori della luna

Carmine e un braccialetto in un letto di ospedale
dopo il rito di un tracciato piatto
come le sue antiche pianure
Carmine che alle venti e venti è l’ora ufficiale
e nel crudo delle carte c’è il regalo di un’ora
Carmine che io lo so, Carmine perché io c’ero
erano le sette e dieci al tramonto
era l’ultimo respiro

Carmine nella via crucis, Carmine che era devoto
Carmine che si è spento in un venerdì santo
Carmine che mi ha dato sua figlia in sposa
Carmine che non c’è più: Carmine da oggi riposa.

Torino, 6 aprile 2007
 

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Responses

  1. Splendide parole …

    Ciao
    Miky

  2. Splendide non so, Miky. Di certo sono parole semplici, parole che nella loro essenzialità racchiudono l’intera vita di un uomo. E forse dicono anche la poca cosa che siamo quando sopraggiunge la morte. Le ho buttate giù così, di getto, venerdì sera, una volta tornato a casa, dopo un pomeriggio in ospedale al capezzale di mio suocero, di un uomo, di un uomo che alla fine era solo un corpo, stremato, poi solo un cuore, ostinato, ma che inevitabilmente si è fermato. Terribile questa esperienza, per me inedita, di vivere sotto i propri occhi, inermi, il passaggio dalla vita alla morte, un passaggio in fondo facile, semplice e proprio per questo terrificante. Ma ancora più angosciante, se si può, è l’andare e venire per camere mortuarie, per tre, quattro giorni… Se solo sapessimo… Se solo avessimo un minimo di coscienza, di fronte ad un evento così totalizzante, delle nostre mille cazzate quotidiane, delle nostre incredibili dispute, delle nostre inutili fisime, insomma di quanta poca cosa siamo…
    Comunque stamattina i funerali, forse l’hanno già cremato, Carmine non c’è più. E i morti ci lasciano una consegna: quella di vivere (sempre che ne siamo, per l’appunto, capaci).
    Sai però una cosa, Miky? Questa poesia è stata letta in chiesa, da mio figlio. E la gente diceva che è bella. E pure il prete… A me non piace molto ma più di qualcuno diceva che è molto bella, e ne voleva una copia… Ecco, santo cielo, io credo – ma davvero ci credo – che se solo la frequentassimo un po’ di più, la poesia…
    Un caro saluto,
    gennaro

  3. Non avevo aggiunto altri commenti … avevo capito che erano parole di dolore …
    Capisco perfettamente i tuoi sentimenti. Le tue parole mi hanno riportato un pò indietro negli anni, quando ho vissuto la morte di mio padre.
    Oggi il pensiero và ad un mio caro amico. Il mio più fido compagno d’immersione, il mio guru del mare. E’ a Milano a lottare contro un tumore. Non ho avuto nemmeno il coraggio di chiamarlo per pasqua per fargli gli auguri … ma ho fatto un pensierino per lui di fronte al mare …

    Ciao Gennaro
    Miky

  4. Che possa o meno piacere non ha importanza. Ciò che conta è che queste parole le hai scritte dedicandole ad un uomo che non c’è più ma che grazie anche a questi versi continua a vivere tra noi!
    un caloroso abbraccio
    Venera

  5. Ciao, Venera. Un bacio forte.
    gennaro

  6. ciao Gennaro,
    sono un ascolano doc e ad ascoli ci vivo,
    sono un cinquantaseienne e probabilmente
    conoscevo il tuo Carmine,ma non importa nemmeno,
    le tue parole ne tracciano il profilo e la forza,
    se n’è andato,come tanti,a causa della malattia
    più infida e terribile,
    forse ho capito chi era Carmine,
    mi sembra di ricordarlo adolescente prima di
    partire per Torino,
    le tue parole colpiscono perchè dettate dal cuore,
    a me è capitato la notte tra pasqua e pasquetta,
    si è allontanato in punta di piedi per le complicanze
    successive alla chemio a cui era stato sottoposto,
    è stata una cosa devastante,

    potito

  7. Grazie, Potito, per questa tua testimonianza.
    Io di anni ne ho cinquantaquattro, ho perso mio padre appena quindicenne, ma non avevo mai visto la morte così da vicino. Da adulto – e presente all’atto del trapasso – è un’altra cosa. Sì, come tu dici, devastante.
    (Chissà se verrò più ad Ascoli, dove i miei suoceri fino a pochi anni fa avevano una casa. Certo da sotto, dalla superstrada, ogni tanto ci passo, perché sono originario di Rionero, poco lontano).
    Un saluto,
    gennaro

  8. Beh, che dire… Caro Papy, questo è uno dei “post” più commentati. Sarà forse che la poesia è semplice semplice e dunque arriva a tutti? Chissà, resta il fatto che a tutti, nella loro semplicità, doveva arrivare, me compreso che spesso e volentieri devo strizzare i neuroni per capire in profondità le tue parole… e dire che siamo moooolto simili e ti conosco, credo, più di chi ti legge da anni e ti premia in tutta Italia.
    Tutto questo per dire che ai miei due nonni dedico un pensiero praticamente tutti i giorni e non solo perchè ne porto i nomi e il sangue… proprio due notti fa, “lavorando”, mi sono rivisto un po’ di foto… bellissima la foto di nonna Rosa “tua” sulla vespa!
    Oggi era il 22Novembre… non mi sono dimenticato della piccola Rosa, ma che diamine, sono uscito di casa a Livigno alle 17.00 sotto un diluvio tremendo, sono arrivato quassù sotto la tormenta, che tuttora continua, e quando, alle 19,00 da poco passte, ho pensato a comporre il numero di Zio… beh, mi sono ricordato che avrei dovuto ricaricare ‘sto cavolo di cellulare prima di prender servizio!
    Vi abbraccio tutti e tre… anzi, tutti e cinque! A presto!

  9. Caro primogenito,
    ogni tanto mi fai di queste sorprese: ossigeno per il mio malandato cuore di imperterrito fumatore.
    Ora posso andare a dormire più sereno.
    Un abbraccio forte.

    P.S. Mi sa che con lo zio abbiamo fatto una figura di cacca. Pensa, ci somigliamo così tanto che anch’io avevo il cellulare scarico… Quando poi finalmente sono riuscito a chiamare (a mamma, fratello e sorella) non ho ricevuto risposta.

  10. molto bella. antonella

  11. Ciao, Antonella. E perdonami il ritardo (ormai le mie sessioni sui blog, compreso il mio, sono una rarità).
    Mi fa piacere salutarti, abbi un anno sereno,
    gennaro

  12. Parole semplici tu dici, Gennaro, sanno di “botte e di violino “, sono stupendamente “sinisgalliane”.
    Così mi sento tuo ammiratore!
    Donato Muscillo


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