Pubblicato da: gennarogrieco | aprile 1, 2007

Louis Aragon, Quel vino che nasce dai piedi del popolo

aragon.jpgAh non è il vino che nasce dai piedi del popolo
Mio amico ma è il nostro sangue
Palpa la notte palpa la pioggia palpa i tuoi pianti
Noi siamo neve d’oro nascente
O poesia
Noi siamo questa atroce vendemmia
Noi siamo il canto sgozzato
Noi siamo questa fine del mondo questa danza
Di settembre
O frantoio o torchio crudele o pietà del mio ventre
E non un verso è altra cosa che il grido

Tu nascesti lontano come il temporale
Tu hai ricordo di lampi nella perla degli occhi
Tu non hai scelto né l’ora né la spiaggia
Della sofferenza
Purché tu soffra mille morti sarà sempre il tuo posto
Sarà sempre il posto della tua ferita
Bocca di capro a gemere per altri votata

Che cosa siamo venuti a fare nella storia degli uomini
Che sofferenza
Che cosa siamo venuti a cercare nella loro follia
Perché essersi gettati tra loro in sacrificio
Quale crimine avevamo potuto commettere apparentemente
Col pensiero o con la parola
Tu dici che non vuoi né sognare né sapere
Tu vuoi uno che ti insegni a non essere
A vivere senza ostinarti a essere vivo
Tu che senza dubbio meglio degli altri sempre esisti
Tra le due spade del vivere e del morire
O poeta

Tu non l’hai finita Dolore con il dolore
Né io tua ombra-sorella lontana
Che ti ascolta e ripete la tua voce
Come il mio lamento la fontana
Dove la luna pianta la sua croce

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Responses

  1. Che belle parole …..

    Ciao Gennaro e buon inizio settimana
    Miky

  2. Sì, Miky, questa è davvero una gran bella poesia, una delle più belle, in assoluto, che io abbia letto. Ho pensato a una rubrica, Memorabilia, dove far confluire, ogni tanto, dei testi esemplari – ovviamente dal mio punto di vista – della storia letteraria, testi che devono, per l’appunto, essere ricordati.
    Buona settimana anche a te,
    gennaro

  3. Io di poesie non ne ho scritto tante …. anzi a dire il vero una sola … accoppiata ad una mia foto … e ci tengo parecchio …. mi piacerebbe un tuo parere …
    Se ti và dagli un’occhiata:
    http://ilgattodimare.wordpress.com/2007/03/07/raggi-di-luce/

    Ciao
    Miky

  4. Miky, io la scriverei cosi:

    Definite strisce di luce penetrano,
    s’insinuano nell’ombra
    tra fenditure di rocce levigate
    dall’impeto dei flutti.

    Penetrano in me come nel mare,
    s’insinuano nell’ombra delle mie paure,
    scrutano tra le fenditure (forse ruvide)
    dell’anima.

    Raggi di luce, strisce di vita
    levigano
    adesso
    la mia anima.

    Miky

    Così, se te la rileggi (a voce alta), magari è più filante, più armonica. E con le giuste pause (un po’ enfatiche) nella parte finale.
    Ma chiaramente ognuno ha il sacrosanto diritto di esprimersi come meglio gli viene, come spontaneamente gli viene. La poesia deve essere, soprattutto, autenticità.
    A presto,
    gennaro

  5. inizialmente pensavo fosse tua.
    bellissima.
    sono poesie così che ti fermano il fiato e si ficcano dove più fondo corre il sangue, spalancando il piacere alla pura bellezza.
    ciao Gennaro.

  6. Ma ti rendi conto, Iole,
    di che razza di (involontario) complimento mi hai fatto? Il solo pensiero, seppur momentaneo, che io ne potessi essere l’autore, è un atto di grande considerazione nei miei confronti. Mi sto sciogliendo tutto…
    Per me, è una poesia enorme. Non so se riuscirò, nel mare delle parole, a trovarne altre della stessa levatura.
    (Però, fatte le dovute proporzioni, anche le mie serpi di sopra non sono malaccio…)
    Ciao bellissima,
    gennaro

  7. In punta di piedi i miei auguri di Buona Pasqua… Mapi

  8. Auguri anche a te, Mapi.
    A presto.


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