Pubblicato da: gennarogrieco | marzo 25, 2007

Culi e tette, cazzi e paparazzi

Culi e tette, cazzi e paparazzi: che fosse questo l’ambito di maggior interesse del mondo contemporaneo era cosa risaputa. Che lo fosse soprattutto sul web, per le caratteristiche proprie di questa incommensurabile vetrina, era altrettanto risaputo. Ora, non è che io stia qui a storcere il naso e additare la degenerazione del genere umano, non è che stia a fare il Savonarola di circostanza – ci mancherebbe altro! Ed anzi, proprio perché sono un uomo di parola, e di parola spesso con pretesa poetica, dico che senz’altro a volte c’è più poesia in un solco di pesca ben scolpito o in un bel paio di tolle (o tette, zizze, zinne, bisacce… il buon Giancarlo Fusco, qualche decennio fa, ne avrebbe riempito almeno tre cartelle spaziando dal Trentino alla Sicilia), piuttosto che nelle amene sbrodolate in forma di parola (ma parola quasi sempre già detta) delle camionate di verseggiatori della domenica (ed anche del lunedì, martedì, mercoledì…). No, quello che, piuttosto, mi preme sottolineare, è che una simile consapevolezza – circa, cioè, il predominio del pecoreccio e degli istinti meno nobili nella nostra quotidianità – possa in qualche modo costituirsi, se non come fattore impedente, comunque come nozione dissuasiva per chi, reputando di avere un’idea alta della scrittura, voglia pensare a un ritorno in termini di uditorio immergendosi nel periglioso mare della rete. Troppa promiscuità, uno potrebbe dire. Ed elevato rischio di pisciare al vento.

Tette e culi, cazzi e paparazzi. E strani pruriti, stravaganze a gogò. Phishing e fashion, viagra e botulino. Spiate e slinguate, gossip e penis enlargement… Ah, questa poi! La vera scoperta del terzo millennio: ti levano una fetta da dietro e te la mettono davanti: sai che soddisfazione! Magari per le donne, ecco… Non so… Però… Però, santo cielo, secoli di lotte, battaglie per emanciparsi e poi magari tutto si riduce a una questione di centimetri… Servono anche quelli, per carità! Però… Eh, ma questa è l’epoca dei numeri, della quantità, dei riempimenti di pancia. Riempimenti, già. E rompimenti.

Culi e tette, fotografi e vallette. Patria e petrolio, coca e discoteca. Guerre e religioni, santi e profumi. E preti pedofili con l’otto per mille. E famiglie sfasciate in mondovisione (famiglie in bocca alle sagrestie, famiglie in bocca alle segreterie di partito). E quanti pulpiti, poi! E appostamenti, spie, finte commissioni parlamentari, minacce, palpeggiamenti, patteggiamenti, estorsioni, bulli e pupe, furbetti e quartierini, finanzieri e scalate, delocalizzazioni e precariato, papi senza dio e montezemoli che bacchettano (dopo avere incassato). Internet, poi, come dire?, per sua natura amplifica simili baracconate… Sì, certo, è una grande cosa, internet. Ne sono fermamente convinto e penso che in ogni angolo della terra dovrebbero fare un monumento a chi l’ha inventato. E tuttavia non si può non constatare che almeno il 90% di quello che ha in pancia è pura cacca, solo cacca e nemmeno della più pregiata (ce n’è talmente tanta, fra noi, che prima o poi occorrerà pure approntare una scala di valore, di pregio, in modo da poter discernere: posto che sia impossibile scansarla, insomma, che almeno non sia delle peggiori).

Se poi ci si sofferma solo sul versante della cosiddetta blogosfera, beh, è una mia impressione, ma la percentuale di caccume sale ancora, diciamo a un 95%. Già, l’autoreferenzialità… È l’evidentissimo male. E certo non il solo. Cosa non ho visto in questi ultimi anni di esplosione bloggaiola! E mi riferisco più che altro al settore di mio interesse, quello letterario. Girano personaggi incredibili. Accadono cose turche. E inauditi accapigliamenti, risse cyberspaziali. Di gente che magari avevo anche conosciuto (e a volte apprezzato: in questi casi la tristezza è doppia). Di gente che chissà perché davanti allo schermo di un computer si abbandona alla più tetra schizoidia. E che fa disperata mostra di sé, in un crescendo di involontaria comicità che farebbe impallidire anche l’omino brianzolo. Di gente che magari fa persino professione di sdegno e per questo si ritrae (anzi sbatte la porta), salvo riapparire appena se ne presenti l’occasione e dire dire dire, insomma blaterare, per poi alla fine, immancabilmente, precisare (ri-precisare): ah, ma io no!, io me ne sto per conto mio, io non ci sto… – ma dai, santa vanità che ci piglia! Di gente che millanta nell’assoluto ridicolo dei propri atti, in spregio alla più elementare cura di sé. E poi tutti questi imberbi ragazzotti con la pretesa d’esser poeti e scrittori e performer e teatranti… Già, teatranti… Che, per carità, non è poi questo il punto: sempre meglio che andare a rubare, direbbe quello. E, per la verità (e a scanso di equivoci), forse non c’è mai stato un periodo così florido per la scrittura giovanile (per la poesia, almeno, e intendo in termini di qualità). Ma quello che lascia interdetti è che il più delle volte a sgomitare e pretendere siano giovinastri senza uno straccio di storia, senza una riga di curriculum, giovinastri che esibiscono al mondo le scarse paginette di una plaquette (e spesso nemmeno quelle). Quella che suona fastidiosa è certa precoce prosopopea, certa perentorietà autodefinitoria. E, immancabile, certa ingenua urgenza classificatoria: una vera mania, questa delle classifiche, tipica del nostro tempo. E laddove, che so, si parla di Mario Luzi come modello di poesia, ecco che ti arriva lo sbarbato che ancora puzza di latte e che ti dice: “Mah, veramente, secondo me Gabriel è più, ma anche Federico è più…”. E nella variante femminile, di contro, poniamo, a una Spaziani, ecco che ti arriva il “Secondo me Tiziana (o Carmen, Mary, Genoveffa…) è piu”. Mah! A volte non si sa se ridere o piangere. Magari la Cassazione direbbe che è colpa dei genitori. E nel caso fosse particolarmente in forma, direbbe che è colpa del mio giovane amico Marco Merlin, reo di averli sdoganati, tanti giovani, in una decennale (e più tardi qualcuno dirà strumentale) battaglia generazionale dalla sua lontana provincia piemontese. Ma, mettendo da parte la cazzata sesquipedale della generazione come categoria di analisi (uno per tutti: Gesualdo Bufalino ha cominciato a pubblicare dopo essere andato in pensione), Marco nel frattempo si è emancipato, è divenuto adulto, ha pubblicato per Einaudi: in una parola ha coglioni temprati più di tanti (vecchi e giovani) tromboni che le sparano davvero grosse. Loro, invece, gli ormai orfani ragazzotti imberbi, magari la Tiziana (piuttosto che la Carmen o la Mary o la Genoveffa) l’avevano appena vista in tutto il suo appeal in un riquadro del cyberspazio. E il cyberspazio è un po’ come la televisione: se non ci vai non sei nessuno, non esisti. Loro, i giovani campioni, sono quelli che, pur con tutta la loro prosopopea, finiscono poi per mandare le poesiole a Cucchi. Loro vogliono partecipare. E arrivare. Sono impazienti, di arrivare. Un po’ come le vallette che si siedono sui divani coi portavoce (bell’altra invenzione, questa: portavoce – una vera pletora, ormai – di gente che il più delle volte ha ben poco da mandare a dire).

Culi e tette, cazzi e paparazzi. Roba che uno, davvero, non sa se sia il caso, se valga la pena. Ma poi lo apre, il suo blog. E gli tocca contare in un solo mese circa 3.000 visite. Che in una proiezione sull’anno farebbero 35-36.000 (ma così non sarà certamente, non potrà essere). Una mostruosità per il suo occhio provinciale (e un poco diffidente). Quell’uno sono io. E ringrazio di vero cuore. E rifletto. Rifletto sul fatto che, diversamente, quei contatti non li hai nemmeno se ti fai tutta l’Italia a piedi… Rifletto sul fatto che sì, in fondo, almeno sul web, forse… forse c’è spazio per tutti, che dite? 

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Responses

  1. Devo dirti che ho cominciato tardi a tentare di scrivere qualcosa … la difficoltà più grande era quella di riuscire a mettere su carta le emozioni.
    Se consideri che ho pure rischiato la maturità per il tema di italiano …. mi sono salvato col compito di matematica :-)
    Tante volte avrei voluto scrivere sul mio mare …. ma davanti al foglio bianco …. il vuoto!!
    E’ stata Erika … a spingermi a farlo … dicendomi:”lascia parlare il cuore” … effettivamente aveva ragione …
    E’ grazie a lei, che con enorme pasienza continua a rendere più leggibile ciò che scrivo, che i miei pensieri prendono forma …..
    Per quanto riguarda il mio blog …. beh che dirti, nemmeno io mi sarei mai aspettato una tale quantità di visite.
    C’è una pagina del mio blog che ne spiega le motivazioni … ma credo che in pochi l’abbiano letta …. la riporto quà sotto:

    “Che scrivere in un blog?
    Vi si può scrivere di tutto: dagli accadimenti più impegnati del momento, politici, culturali, alla semplice storiella del quotidiano della propria vita. Dalle emozioni e sentimenti più forti, agli eventi più banali che nell’arco della nostra giornata possono accadere.
    Potrei scrivere sulla pena di morte, sull’eutanasia, della politica nazionale e internazionale, della morte di un assassino o della morte di un poveraccio. Della globalizzazione o potrei anche raccontarvi tutta la banalità di una mia giornata di lavoro.
    In pochi mesi che bazzico nella realtà blog ne ho viste di tutti i tipi e colori! Con argomenti dei più disparati: semplici giornate scolaresche, amori struggenti, blog impegnati nel campo della politica, della scienza, dell’informatica. Ho letto liti funeste, così come splendide amicizie.
    Il mio blog è monotematico: le emozioni che ho dal mio mondo.
    Parlo del mio amore.
    Si, per quanto possa sembrare strano, in ogni istante in cui racconto del mio mare, il mio pensiero è sempre comunque rivolto a lei: il mio “gatto di mare”.
    La mia passione per il mare è molto antica. Avevo otto anni circa quando cominciò la mia avventura con l’elemento liquido. Da allora ho cominciato ad amarlo in tutte le sue forme.
    Ho sempre pensato che il mare mi avrebbe regalato qualcosa di bello. E’ grazie a lui che ci siamo innamorati. Mi ha donato ciò che di più bello ho mai avuto.
    Parlare del mio mare, per me, è come parlare di lei.
    Sicuramente, la monotematicità del mio blog risulterà per qualcuno noiosa e monotona. Spero, comunque, verrà apprezzato da chi vive di passioni forti.
    Non ho nulla da pubblicizzare, cerco solo un modo per esprimere le mie emozioni ed eventualmente condividerle con chi abbia voglia di leggerle.
    Leggerle e commentarle nel profondo rispetto del mio intento.”

    Scusa la lunghezza del post …
    ma era l’unico modo per rispondere alla tua domanda

    Ciao Gennaro
    Miky

  2. ho letto. e mentre leggevo meditavo. si, almeno sul web c’è spazio per tutti. Non sò, forse per “riscattare” esistenze anonime. per dar voce ad eghi smisurati.
    Ho cominciato a scribacchiare quando soffrivo di depressione. Era l’unica forma di comunicazione che accettavo.
    Rilettevo proprio su questo. Emergenti che scalpitano. Tutti che han qualcosa da dire.
    Ho messo i piedi per terra molti anni fa. Nell’ambito della scrittura. No potrei mai avere la pretesa di pubblicare qualcosa. Conosco i miei limiti e lacune.
    Mi infastidisce questa voglia di emergere a tutti i costi. E purtroppo è cosa divenuta comune.
    Leggo le statistiche del blog. Vedo tutte quelle visite. Ma sai, non credo che ci entrino perchè trovino qualcosa di interessante. Cercano nel web un clik e via. Ormai la fretta domina. Su tutto. Perfino su cazzi tette e culi. Notizie su notizie.
    Poi, magari giri, e trovi il blog di qualcuno che ha realmente qualcosa da dire e ti soffermi. Leggi e rileggi. Il talento di chi non pretende nulla è sempre gradito.
    Meno male che si stampano ancora i libri e si continua leggere. A dispetto di tette e culi.

    ciao
    ti aggiungo ai miei link.

  3. Miky, Erika,
    voi siete di certo due gran belle persone. E la presenza, a questo mondo, di persone come voi, in qualche misura bilancia le tante porcherie che ogni giorno ci tocca registrare.
    Vedete, ho sempre pensato che di là da tante fisime, quello che davvero può dare un senso, nella vita, quello che davvero può caratterizzarla in modo significativo, è una grande passione. Una qualsiasi, ma che riempia i nostri pensieri, le nostre azioni, giorno per giorno.
    Ecco, voi avete l’amore, voi avete anche una grande (e per giunta comune) passione: potete guardare con fiducia lungo la strada (sapendo che ai margini, spesso, c’è tanta, tanta disperazione).
    Un caro saluto,
    gennaro

  4. Ho letto con molto interesse, nonostante la febbre che da giorni mi perseguita, il tuo scritto e l’ho trovato decisamente preciso e circostanziato. La cosiddetta blogsfera è, come la realtà, piena di autoreferenzialità, di circoletti, di presuntuosetti che avendo letto quattro versi al liceo e avendone scritti due durante la ricreazione si sentono in dovere di pontificare, di gettare fango su chiunque. E’ un segno dei tempi anche questo.
    All’università avevo un docente che sosteneva di aver distrutto Benedetto Croce con un suo saggio di 6 pagine! Cosa vogliamo e possiamo farci? Sta al discernmento umano, per quanto sia in caduta libera, separare la farina dalla semola. E’ però importante avere un blog in cui si possano sviluppare discorsi seri e inserire poesie in cui si crede. La possibilità di contatti è sicuramente maggiore rispetto all’editoria classica, sempre più chiusa e marginale. Non so se la poesia ha un futuro – e lo dico con grande dolore -, temo che l’uomo di superficie, che il caro Andreoli ha ben delineato, sia essenzialmente portato al fare reale e abbia rinunciato al pensiero, alla meditazione, alla poesia, alle domande che da sempre reggono l’uomo. E temo, che insieme al tramonto della poesia assisteremo al tramonto di una civiltà che è incapace di rinnovarsi, di superare l’eterna lotta della giungla.
    Un’ultima cosa: sarebbe interessante – uscendo dalle considerazioni sulla realtà – rileggere la poesia del Novecento, non tanto per fini esclusivamente culturali quanto per entrare nel merito di quali siano state le voci autentiche e quali siano vissute di luce riflessa. Un’analisi di questo tipo potrebbe mettere a posto tanti tasselli e avviare necessarie demistificazioni.
    E’ un lavoro che dovremmo, potremmo fare.
    Un caro saluto
    Enrico

  5. Caro Enrico,
    intanto scusami se non sono stato tempestivo, ma mi è appena uscito il libro ed avevo cose che non potevo assolutamente rimandare.
    Di questo post hai colto, acutamente, la questione che forse più di altre mi premeva sottolineare. Non so tu, Enrico, ma io francamente comincio ad averne le scatole piene di certo pressappochismo tipicamente italico. Anzi, come si dice qui in Piemonte, ne ho una che è piena e l’altra che versa.
    Non so cosa ne sarà della poesia, ma certamente la sua sorte, come tu stesso rilevi, è legata in modo indissolubile al destino stesso dell’uomo. Sono però fermamente convinto che la sua perenne “crisi” – quanto detesto questa parola! – sia spesso un fatto solamente percepito e non necessariamente reale. E comunque da addebitare – senza perdersi in sociologismi, e la sociologia è proprio materia mia, detto fra noi -, da addebitare, dicevo, più che altro a certi nostri (di noi dell’ambiente) comportamenti spicci, e cioè superficiali e conformisti. Qui non bastava quello che personalmente ritengo il vero scandalo di questi ultimi due o tre decenni, e cioè il fatto di essere rappresentati al vertice (quello che poi farà la storia ufficiale) dalla parte forse più mediocre di quello che il movimento poetico è capace di esprimere. Non bastava la morte, o la pressoché totale latitanza della critica cosiddetta ufficiale, accademica, che quando si affaccia lo fa ormai solo per banali atti notarili (e amicali). Ci voleva anche – quasi una sorta di supplenza – una schiera di spregiudicati figli di omogeneizzati, pigri, ruffiani, viziati e ignorantelli. Che non sa un cazzo della vita e delle sue vere problematiche. Che non ha letto altro che quattro frettolosi appunti scolastici. Ma gioca a fare le classifiche, lo fa non conoscendo, o facendo finta – il che è peggio – di non conoscere. Come altre volte ho rilevato, non si tratta di un problema solamente letterario, ma di un più generale problema di costume, di civiltà.
    Il discorso è lungo, lungo, lungo. E ci ritorneremo, perché non ho messo su il blog per cazzaggiare (piuttosto lo chiudo domani stesso). Ma, ecco, capita a fagiolo: per quanto mi riguarda ho fatto un ulteriore sforzo, ho tirato fuori un libro di ben 368 pagine. E’ lì, basta comprarlo (ed ho battagliato con l’editore per contenere il più possibile il prezzo). E se uno non può comprarlo o ritiene di non doverlo comprare, nessun problema: me lo chiede e glielo faccio arrivare a casa bello e impacchettato, pure col fiocco. Ho aperto un blog, ho fatto anche un po’ di mailing… Insomma non ci potranno essere scuse, perché io credo che chi parla, chi ha voglia di parlare, abbia il dovere di documentarsi. Ah, naturalmente so, senza false modestie, del valore del prodotto, lo so perché so cosa offre il mercato di pertinenza (io, i libri, li compro e li leggo).
    Non si può continuare a parlare dei soliti tre o quattro nomi, in maniera pacchianamente strumentale, solo per ingraziarseli. Tanto più se quei nomi francamente sono, il più delle volte, impresentabili. Come non si può, dall’alto di quei nomi, dall’alto della precarissima montagnola, continuare a dare calci sui denti a chi tenta faticosamente di guadagnare un pò di spazio. Non si può: la poesia è una cosa seria.
    Vedo che mi sono dilungato (d’altra parte, come si dice, la lingua batte dove il dente duole). Ma sono in linea con l’esito di questo post: commenti pochi, ma lunghi. Mi aspettavo, lo confesso, una partecipazione più numerosa. Forse ha spaventato il titolo, non so…
    Un abbraccio, Enrico, e a presto,
    gennaro

  6. bel post davvero, complimenti

  7. Grazie. Ma sappi che il complimento lo fai a un milanista (e qui non c’è gufata che tenga…) e magari anche politicamente un po’ lontano da te (anche se ti riconosco un qualche equilibrio, dovuto magari al sale degli anni). Abbiamo, però, anche delle cose in comune: per esempio sulla Koll (e intendo dire sbavandole sopra e dentro), io ci morirei per davvero, ed anche contento. A proposito, ma c’è veramente in giro l’elogio del culo del buon Tinto? Se è davvero un libro, io lo compro subito. Un’ultima cosa: esiste davvero la località Trepalle: è una frazione di Livigno a oltre 2000 metri di quota.
    Insomma avrai capito che ho fatto un giro nel tuo blog…
    Torna a trovarmi, Enrico,
    gennaro


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