Pubblicato da: gennarogrieco | febbraio 18, 2007

Se la storia siamo noi, ecco la storia che sono io

         rioneropanorama1972.jpg          Quel 18 febbraio 1927 il Vulture fu raggirato. Ma come, uno dice, il Vulture non è quello splendido massiccio vulcanico nel nord della Basilicata? Come si può raggirare una montagna? Si può, si può. Prendi il vento, ad esempio. Il vento – specialmente se sotto forma di fredde folate dal settentrione che, notoriamente, fanno tanto male al meridione –  può eccome. Ti lavora ai fianchi e… Insomma una nevicata memorabile. Perché la montagna (la montagna che poi sarà la mia montagna) quella volta proprio non riuscì ad essere il solito, insormontabile baluardo contro lu tërrëbbilijë, come direbbe mia madre; e la sua gente, la sua città (la città che poi sarà la mia città, e cioè Rionero per l’appunto in Vulture) fu tempestata di neve e ghiaccio come mai. Ah, tërrëbbilijë (dal latino terribilia = cose terribili) sta per tempesta, finimondo. Quanto a mia madre…

Beh, mia madre, proprio per quella gran nevicata che tutto paralizzò (anche i topi nelle fogne e i preti in sagrestia), all’anagrafe fu registrata il 21 ma, per l’appunto, nacque quel 18 febbraio. E dunque oggi sono 80. E dunque auguri vecchiettina mia, splendida Rosa di febbraio! Poi, mia madre, esattamente 25 anni dopo convolò a giuste nozze. E se dico esattamente è perché si sposò esattamente il giorno 18 febbraio. Pura casualità? Che io sappia, sì. Anche se il dubbio… Poi, mia madre, esattamente un anno dopo, mise al mondo il primo figlio (e cioè il sottoscritto). E se dico esattamente è perché… insomma saprò bene quando sono nato. Che storia, però… Roba che, a volerlo, nemmeno la strega di Benevento ci sarebbe riuscita…

Ebbene sì, lo confesso: non fosse stato per un ritardo ormai di dieci giorni, che sconsigliava un rinvio, avrei presidiato mia moglie facendo in modo che anche il mio primogenito nascesse il 18 febbraio. Eravamo lì, eh. Meno di tre giorni…

Ecco, nel momento in cui sto postando, su questa terra siamo in 6.694.976.750 circa. Un numero mostruoso. Eppure, nonostante le miliardate di combinazioni, io credo che sia difficile eguagliare l’exploit di mia madre. Lei sì che è geniale, senza se, senza ma e senza oide (e già solo per il fatto di avermi messo al mondo, io dico, a prescindere dalla data).

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Responses

  1. La nostra vecchiettina non ha voluto che le leggessi ad alta voce e davanti a tutti quanto scritto da te. Mi ha pregato di posare il foglio sul comodino così da poterlo leggere prima di andare a dormire, da sola nel silenzio della notte che vi accomuna, nella solitudine e nella riservatezza. Quanto vi assomigliate! Un bacio da Rosa grande e piccola, Albino e Venera.

  2. Che grande la nostra vecchiettina, fratello caro, e che tenera! Nel nostro giorno, stringila forte forte anche per me e per tutto il resto della famiglia (Igor e Zoe compresi).
    Un bacione ra ndò sti addurrepatorije piemundiése e a presto,
    g.

  3. Pensa che una cosa simile è successa anche a mia madre: è nata il 22/2/1922 ma il padre, causa neve, la registrò solo il 27 febbraio.
    Era l’Italia poetica e faticosa, ridotta ora a brandelli di precaria memoria.
    Un caro augurio alla “Rosa di febbraio”

    enrico

  4. Ehi, ma così mi commuovete! Auguri alla tua mamma che sarà una grande donna lucana, forte, fiera e orgogliosa di un figlio come te.
    Un abbraccio carissimo Mapi
    (Se su entrambi i miei blog LucaniArt e http://fotoscatti.leonardo.it/blog)

  5. Grazie per il passaggio, Enrico, soprattutto per gli auguri alla mia Rosa preferita.
    Sei il primo a lasciarmi un segno (mio fratello ovviamente non vale) e la cosa mi rende felice. Meriti di diritto una copia del mio libro, che credo uscirà entro il mese prossimo. Se vuoi, mandami a tal fine il tuo recapito a infoATgennarogrieco.it.
    Ti conoscevo già come poeta (almeno di nome), poi da qualche tempo ho cominciato ad apprezzarti anche per i tuoi congrui interventi qua e là nei vari blog. Visiterò il tuo e posso già dirti che lo linkerò qui a lato.
    Torna a trovarmi. A parte qualche post introduttivo, poi mi occuperò, evidentemente, di poesia. Ho solo bisogno di acquisire un minimo di dimestichezza con questo strumento, per me del tutto nuovo (almeno come gestore).
    A presto ritrovarci,
    gennaro

  6. Mapi carissima,
    grazie per gli auguri a mia madre. Sapessi che donna… Guarda, voglio farla breve. Ieri era triste (mi ha riferito mio fratello), come tutti i compleanni, del resto. Ma non perché passano gli anni. Lei in quel giorno pensa soprattutto a mio padre, che di compleanni ne ha vissuti ben pochi. E che è mancato proprio il giorno del suo 40° compleanno (sì, poi ha tirato fino all’otto marzo – era ben forte, mai una febbre – ma insomma l’accidente gli è venuto proprio il 28 febbraio 1968). Febbraio, già… anche lui di febbraio, ma del 28. Ed evidentemente il 28 è peggio del 18… Io questo fatto non l’ho voluto richiamare nel post: mi sembrava una nota stonata, in un giorno tutto sommato di festa, e visto anche il mio tono leggero. Ma è un chiodo che ho qui, piantato sulla fronte.
    Ottanta sono ottanta, e mai come quest’anno avevo pensato di mettermi in macchina, con moglie e figlio (lasciando l’altro figlio a casa, anche per via dei cani) e fare una sorpresa. Avremmo, per la prima volta, festeggiato tutti insieme gli 80 della nonna, i 54 del figlio e i 30 del nipote. Ero già d’accordo con mio fratello e mia sorella. Niente, alla fine ho desistito, perché quando mia madre ha intuito qualcosa, non ha mostrato certamente entusiasmo. E’ così…
    Ti lascio con questi versi, amica carissima, tratti da quella che, se non ricordo male, è l’ultima poesia (in lingua) che ho scritto.

    Ditemi, ecco, ditemi di mio padre,
    ditemi del suo corpo ancora giovane
    abbattuto dalla sorte, del suo
    sangue che ancora vive quando al cielo
    alzo i polsi; ditemi di mia madre,
    ditemi del mistero di ottant’anni
    di cui quaranta a rifiutare i giorni…

    A prestissimo,
    g.

  7. Una piccola, grande regione, la Lucania!
    Gente intelligente la abita da sempre. Mi affascina il racconto e mi stupiscono le immagini nevose e montane, caro Gennaro.
    Complimenti per questo tuo nascente lavoro in rete.
    Un abbraccio da Gianfranco

  8. Gianfranco caro…
    Sono contento che sei passato. E spero che lo farai anche in futuro, quando il blog avrà, spero, un qualche sviluppo.
    Anni fa, percorrendo un lungo tratto di autostrada, ogni tanto leggevo su un cartello: Basilicata, una regione da scoprire. E ogni volta io a dire, a voce alta: E no, cavolo, è meglio che la lascino in pace. Mia moglie, di fianco, sonnecchiando: Eh? Lascino in pace chi? …
    Che dire? Vivo in Piemonte da trentaquattro anni. I miei figli sono nati a Torino. Qui ho le mie piccole cose. Eppure… Quando vado a trovare mia madre, mi affaccio su un balconcino, respiro l’aria del Vulture – c’è quasi sempre una leggera brezza – e mi sento bene come in nessun altro luogo. Io credo che ognuno sia parte della terra che l’ha generato: è proprio un fatto chimico (tra l’altro, da quelle parti c’è una radioattività di base superione alla media nazionale: sarà magari quella che mi fa sentire bene…).
    Un abbraccio dal tuo
    gennaro

  9. Caro cognatino,
    è da parecchi giorni che cerco di trovare un momento libero in ufficio per potere anche io farmi sentire, ma non è stato possibile! A casa è a dir poco impossibile sedersi e concentrarsi perchè come ben sai la mia Rosa è sempre all’attacco!!

    Come dice Albino leggere i tuoi scritti è come averti accanto e sentire la tua voce. Che emozione! ed è proprio per questo che la tua splendida Rosa di febbraio ha preferito rimandarne la lettura nascondendosi dietro un’apparente indifferenza. E’ una grande donna e come tale irremovibile. Nemmeno la piccolina è riuscita a convincerla a spegnere le candeline. …ma che sono queste cose!!!! Ha dovuto, però, sopportare con piacere, la sua vocina mentre le cantava Tanti auguri a te….
    un abbraccio da
    Venera

  10. Ciao, Venera,
    che bella sorpresa! Fatti un giro, ogni tanto: qui si… apprendono cose utili (oh già!, direbbero gli indigeni a queste latitudini del Nord).
    La conosco, la conosco la mia splendida Rosa di febbraio… E chi, più di me? In qualche modo sono la sua copia al maschile (meno pregiata). E’ tosta tosta, ma con un cuore grande come la nostra montagna.
    Ma la rosellina di novembre non è da meno, mi sa (che bella cosa avete fatto!). Entrambe Rose fuori stagione, e quindi rare, preziose.
    Un abbraccio,
    g.

  11. Leggendo…
    nella mia lacrima, forse maggiormente segno di un gene materno (il “maggiormente” non esclude il gene paterno), c’è mio nonno!
    Proprio in questo giorno da poco passato, proprio in questa data mai certa di render chiuso un mese (il nostro mese), ho aperto per la prima volta il tuo blog!
    nella mia lacrima c’è quella gran donna di mia nonna e ci sei tu, tu con Fifi!
    MA, soprattutto, padre mio caro, nella mia lacrima ci sono “polso, orgoglio e sentimento”!
    A presto, D.

  12. Guarda, figlio caro, che a 2300 s.l.m. le lacrime non sono indicate. Potrebbero solidificarsi per il freddo e rigarti il bel viso. E la nonna non sarebbe contenta, visto che ne porti i bei tratti.
    Un abbraccio forte forte forte.


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