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	<title>Apprendimento Di Cose Utili &#187; le trentadue ottave</title>
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		<title>Apprendimento Di Cose Utili &#187; le trentadue ottave</title>
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		<title>Notevole saggio di Alfredo Rienzi sulla mia opera poetica</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Jul 2008 02:29:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gennarogrieco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
ALFREDO RIENZI
 
La voce sul mondo: i trent’anni di poesia di Gennaro Grieco
 
 
  Gennaro Grieco, nato a Rionero in Vulture nel 1953 si è trasferito nel 1973 nel torinese, dove ha pubblicato tra il 1991 e il 2004 sei raccolte poetiche in lingua ed una nel dialetto d’origine (Lu cunt’ r’ lu [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gennarogrieco.wordpress.com&blog=767364&post=352&subd=gennarogrieco&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><!--[if gte mso 10]&gt;--></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:left;"><a href="http://gennarogrieco.files.wordpress.com/2008/07/alfredorienzi.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-353" src="http://gennarogrieco.files.wordpress.com/2008/07/alfredorienzi.jpg?w=180&#038;h=300" alt="" width="180" height="300" /></a><strong><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;color:red;">ALFREDO RIENZI</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:left;"><strong><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;"> </span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:left;"><strong><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;color:#003366;">La voce sul mondo: i trent’anni di poesia di Gennaro Grieco</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><strong><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"> </span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><strong><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"> </span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"><span> </span><span> </span>Gennaro Grieco, nato a Rionero in Vulture nel 1953 si è trasferito nel 1973 nel torinese, dove ha pubblicato tra il 1991 e il 2004 sei raccolte poetiche in lingua ed una nel dialetto d’origine (<em>Lu cunt’ r’ lu frat’</em>, del 2003).</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;">La Collana Autori Moderni della Genesi Editrice, storica casa editrice di poesia di Torino, riunisce ora nel corposo volume <em>Apprendimento di cose utili</em> (2007) le raccolte in lingua, organizzandole, come precisa lo stesso autore nella Nota a fondo (p. 351) non come una raccolta antologica o «raccolta delle raccolte», ma come<span> </span>«primo consuntivo» del proprio diario poetico. Per fare ciò le quattro raccolte più recenti vengono riproposte in versione integrale e nel loro ordine cronologico di stesura, indipendentemente dalla data di pubblicazione; le prime due sono state invece sostanziosamente potate e salvate, «con un criterio affettivo prima ancora che estetico», in una ultima sezione in coda al volume intitolata, con onesta consapevolezza, <em>Carte di apprendistato.</em></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"><span> </span>Per percorrere la vicenda poetica di Grieco, è, tuttavia, opportuno ribaltare il palinsesto di <em>Apprendimento di cose utili</em>, ripristinando i tempi originali di scrittura.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:center;" align="center"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;">I.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><a href="http://gennarogrieco.files.wordpress.com/2007/08/web-copipds.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-130" src="http://gennarogrieco.files.wordpress.com/2007/08/web-copipds.jpg?w=53&#038;h=96" alt="" width="53" height="96" /></a><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"><span> </span>Quanto recuperato dalla raccolta d’esordio, <em>I percorsi del sentimento, </em><span> </span>del 1991, ha valore prevalente documentativo, con testi che vanno dagli esordi del 1971 al 1990. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"><span> </span>Come detto, Grieco, con la maturità attuale, premette che si tratta di un lavoro di apprendistato e non posso non condividere questo giudizio.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"><span> </span>Ma a fianco delle ovvie acerbità («acché»), di aggettivazioni talora ridondanti o di maniera («sangue innocente», «odore acre»), della presenza di varianti e sperimentazioni strofiche e stilistiche, in specie anaforiche (<em>Sogno dell’ultimo dell’anno, Essere, Due occhi tra le mani</em>, ecc.), nel complesso poco efficaci, già compaiono in embrione alcuni tratti interessanti della poesia del poeta potentino. In particolare un ancora indistinto (o inespresso) e spigoloso impulso etico ed il muoversi del «vento in faccia» della ribellione sociale («No. Io no. Io ritornerò a volare/ …/ e non ci sarà cacciatore/ che mi tarperà le ali»), la presenza, prima reale e poi mnemonica, dei luoghi natii (presenza che mai abbandonerà la scrittura del poeta emigrato: «mai si spezzerà il filo che a te mi lega», scriverà in seguito), e quella preziosa ed efficace propensione creativa e immaginifica che caratterizzerà le migliori rappresentazioni degli anni successivi: «Sulla scalinata di un’antica chiesa sconsacrata/ un giovane contadino/ come un lucertola alla controra» (p. 292). Parole che non «ricamano/ spirali di fumo» ma che da subito cercano superfici ruvide. Il titolo stesso è coniugato con vigore e nulla concede alla mellifluità di tanti resoconti diaristici, infatti <span> </span>il “sentimento” è piantato nella poetica di Grieco come «vera spina dorsale».</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><em><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"><span> </span>Lo Specchio</span></em><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;">, che chiude la selezione di questa prima raccolta edita (p. 309), lancia quella che sembra la sfida, già chiara, da affrontare con la propria scrittura: «È che voglio spendere quel che mi resta/ in un lessico men che ordinario/ alzando e poi abbassando il tono/ degli sguardi e delle allusioni/ […] datemi poesia!».</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><a href="http://gennarogrieco.files.wordpress.com/2007/08/web-sug.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-132" src="http://gennarogrieco.files.wordpress.com/2007/08/web-sug.jpg?w=69&#038;h=96" alt="" width="69" height="96" /></a><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"><span> </span><span> </span>Grieco colloca <em>Suggèsto</em>, raccolta composta tra il 1990 ed il 1991, ancora tra le <em>Carte di apprendistato</em>, nonostante la contiguità cronologica e stilemica con le raccolte successive. Il suggèsto è il pulpito dell’oratore, il luogo rialzato del tribuno: non a caso l’epigrafe cita il noto discorso che J. F. Kennedy tenne all’Amherst College il 26 ottobre 1963, poco prima del suo assassinio: «Quando il potere spinge l’uomo all’arroganza la poesia gli ricorda i suoi limiti. […] Quando il potere corrompe, la poesia purifica». Quasi un manifesto della poetica che Grieco intende realizzare. Qui, infatti, emerge, con tutta la sua energia, la <em>vis oratoria</em> del poeta e, in tutta la sua chiarezza, la valenza politica della sua poesia, tra «braccianti di Terra di Puglia», «fabbriche dismesse», «fede rivoluzionaria». Il sottotitolo della raccolta <em>Tagliamo i fili dei burattini</em>, rimanda al testo eponimo, dove si incendia il moto di ribellione, dove si esalta l’invettiva e la protesta dell’umile «burattino», portavoce archetipale dell’uomo non libero, incatenato e soggiogato, di cui la storia non scritta è popolata, e subdola categoria dell’uomo contemporaneo libero solo illusoriamente. L’impero sovietico si è appena avviato alla disgregazione post-comunista, con discusso legame di causa-effetto anche in Italia si sta per abbattere sulla Prima Repubblica un’onda distruttiva e trasformatrice (così si credeva, allora!), le bandiere sono «scolorite» e Grieco, tra squarci memoriali, abbracci familiari, riflessioni quasi epigrammatiche, arringa con enfasi: «armiamoci: tagliamo i fili dei burattini!/ Armiamoci, signori,/ affiliamo che siano taglienti i nostri pensieri». Armi del pensiero e della parola, ovviamente, ma utilizzate con ardore che lo stesso autore avrà, forse, in seguito ritenuto eccessivo. Un convinto e convincente sdegno impregna i testi di maggiore impegno civile, con invettive senza mezzi termini, con lessico quasi cavalleresco (donchisciottesco, direbbe il nostro): «codardia», «vigliaccamente», «soldo guasto dei mercenari», «ladri». Non è il caso di sottolineare come anche (e soprattutto) l’intento oratorio tenda fisiologicamente ad avvalersi di un costrutto anaforico. Più che le dichiarazioni intenzionali e, si passi il termine, ideologiche, mi piace evidenziare quel più o meno sottile e consapevole gioco di contrasti che si disegna tra i diversi tasselli della raccolta. In particolare tra il «nero» (<em>Tonalità di nero…</em>, p. 312) o il «buio» (sono bui «i boschi» a p. 314, «le strade» a p. 316, «le piazze» a p. 318) e l’accendersi di «coriandoli di carta colorata» e dello «splendore di paesaggi» della Lucania. Di questa «fortificante corrispondenza degli opposti», così denotata da Sandro Gros-Pietro nell’ampia Prefazione, ci dà conto lo stesso autore in un bel distico di <em>Fuggono</em>, a p. 348: «Fuggono// da immagini di poesia che ho affisso per dar luce/ alle pareti annerite dai fumi delle bestemmie».</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"><span> </span><span> </span>L’opera di Grieco, secondo le dichiarazioni dello stesso autore, si centra e impernia sulle raccolte composte nel breve periodo del “sacro furore”, tra il 1992 ed il 1995, che vengono collocate in apertura di <em>Apprendimento di cose utili</em>, in ordine cronologico di scrittura e non di edizione. È significativo che oltre i tre quarti della produzione di un trentennio qui riproposta sia racchiusa in una così breve stagione. Questo dato meriterà una breve riflessione, che svilupperò però solo al termine del presente saggio, dopo avere quindi esaminato la poetica di questo periodo e prima di un cenno alle <em>Poesie inedite</em>.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"><span> </span><span> </span>Tra i testi di <em>Il Viaggio Virtuale</em>, scritti nel 1992-1993 ed editi nel 1997, quelli di <em>Rivus Niger e scritture bastarde</em>, del 1992, pubblicati nel 1994, e quelli delle raccolte <em>La vocazione e le idee</em> e <em>Le Trentadue Ottave</em>, scritte entrambe nel biennio 1994-95, ma edite l’una nel 1995 e l’altra nel 2004, esiste indubbiamente un’importante unitarietà stilistica, una comune tensione compositiva, una cifra comune e riconoscibile, ma si ravvisano anche numerosi segni del fine lavoro registico e progettuale del poeta lucano. Solo per limitarsi ad alcuni elementi volutamente superficiali, quindi più immediatamente caratterizzanti e verificabili, si notino i titoli sistematicamente compositi e spesso sottotitolati, di <em>Il Viaggio Virtuale</em> – ad esempio: <em>Per la storia che avrebbe arriso al re (Belviso Stanco, o della fissa dimora)</em> – a fronte di quelli tutti essenziali di <em>La vocazione e le idee</em> e di <em>Le trentadue Ottave</em> (<em>Il dio, La miseria, La ombra, La alba </em><span> </span>– con tanto di articoli non apostrofati – etc.); si consideri la struttura poematica di <em>Rivus Niger</em> e quella prosastica o anarchico-logorroica delle<em> scritture bastarde</em> a confronto del controllo formale di <em>Le Trentadue Ottave</em>. Queste semplici e didascaliche osservazioni permettono però, fin d’ora, di affermare chiaramente che Grieco non è solo quel poeta passionale, impegnato, idealista che la maggior parte delle critiche ci rimanda, ma è anche estremamente consapevole e attento, fino al limite della maniacalità, all’aspetto formale e stilistico del componimento, all’architettura della raccolta e – dato a mio parere saliente – alla cura del lessico. Non a caso «richiede una misura dello scarto/ questa smania di mostrare parole/ e un varco, un margine di prospettiva» (p.123).</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><a href="http://gennarogrieco.files.wordpress.com/2007/05/web-copilviavir.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-77" src="http://gennarogrieco.files.wordpress.com/2007/05/web-copilviavir.jpg?w=70&#038;h=96" alt="" width="70" height="96" /></a><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"><span> </span><span> </span>In <em>Il Viaggio Virtuale</em>, due sono gli elementi stilistici salienti: l’endecasillabo e le reiterazioni.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"><span> </span>Merita riportare le acute osservazioni di Gianmario Lucini<sup>(1)</sup> che evidenzia come l’autore utilizzi <span style="color:black;">nelle prime composizioni (<em>Carte di apprendistato</em>) di preferenza l’endecasillabo in sé compiuto, con rare cesure ed <em>enjambementes</em>, elemento che a una lettura (recitata e non mentale) dei testi, conferisce al ritmo un andamento solenne, un respiro polmonare misurato e regolare. Lucini coglie chiaramente come il verso cambi profondamente negli anni ’90, «più intrecciato di rimandi e allusioni, più nervoso, non alieno da sperimentalismi e ricerca, persino ludolinguismo e poesia figurativa (nella poesia <em>Il Natale</em>, del 1994). Un artista che proprio nel verso mostra la portata della sua crisi che invero non è mancanza di ispirazione o densità di contenuto (anzi!) ma soprattutto irrequietezza: dal verso quasi classico delle prime poesie al verso pieno di sorprese ma sempre denso di senso, oppure totalmente libero e colloquiale (quasi da un estremo all’altro) degli ultimi lavori». </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;color:black;"><span> </span>I meccanismi reiterativi che Grieco mette in atto, prevalentemente anafore versiche ed ancor più strofiche (più rari polisindeti, epifore ed anadiplosi), proseguono una scelta già annotata per <em>Carte di apprendistato</em>, e si esprimono spesso già dalla scelta del titolo, spesso anticipatore di un verso-chiave del testo o parte di esso (es. <em>Ovvio inventario della contingenza</em>, p. 43). In maniera più complessa che nei primi testi, la <em>repetitio</em> in <em>Il Viaggio Virtuale</em> è generalmente meno declamatoria e più riflessiva, quasi a fungere da sostegno all’esplorazione ed al pensiero che passo passo il poeta compie e narra: si veda, ad esempio, l’«io che qui canto e scrivo» di <em>Ma forse anche per anarchie di cuori </em>(p. 60)<em> </em>e, tra le più lievi, la prima strofa di <em>Persin facile il gioco alla mestizia</em>: «Sulla pietra, da quella stessa pietra/ sedimento di altre vite e già in posa,/ dalla pietra di solito comincia/ il passo stentato che porta resa.// Sulla pietra…», (p. 86).</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;color:black;"><span> </span>Ancora si deve notare come in questa raccolta i testi spesso lunghi, il verseggiare fecondo, nutrano e si nutrano anche di grumi di elencazioni e accumulazioni. Caso esemplare e dichiarato è il componimento <em>Cos’è l’anima in cui non ho creduto </em>(p. 52), che ci annuncia il proposito elencatorio col sottotitolo <em>Per l’utile inventario</em> (che occhieggia al titolo del volume in esame), ma si vedano anche testi quali <em>Questa notte è metafora di morte</em> (p. 106) e l’allitteratoria e a tratti ludolinguistica <em>Un grigio presagio nel pomeriggio</em> (p. 109).</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"><span> </span><span> </span>Come ci ricorda lo stesso autore nella Nota finale, le prose poetiche confluite in <em>Il Viaggio Virtuale (</em>1997), facevano originariamente parte di <em>Rivus Niger e scritture bastarde</em> e ritengo che questa fosse la collocazione più congrua e consona, non aggiungendo molto alla già composita architettura di <em>Il Viaggio Virtuale, </em>anzi venendo in qualche modo messe in ombra dalla ricchezza linguistica e di contenuti qui rappresentati. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><a href="http://gennarogrieco.files.wordpress.com/2007/03/web-coprivnig.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-33" src="http://gennarogrieco.files.wordpress.com/2007/03/web-coprivnig.jpg?w=69&#038;h=96" alt="" width="69" height="96" /></a><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"><span> </span>In effetti, <em>Rivus Niger e scritture bastarde</em> costituisce, con il suo poemetto ciclico <em>Rivus niger</em>, dedicato ai luoghi natii (appunto Rio-nero in Vulture), con la sua “scrittura estemporanea” <em>Logorrea</em>, vero e proprio <em>raptus scribendi</em> – quantomeno nella finzione nella pagina – e con le citate prose poetiche, una prominenza atipica nel corpo poetico di Grieco, ma non a questo estraneo. Infatti, in <em>Rivus Niger</em>, vengono impiantati i primi semi di quella esperienza dialettale che darà pieni frutti un decennio dopo con <em>Lu cunt’ r’ lu frat’</em>, del 2003, e che testimonia il radicamento con la propria terra e tradizione che è una delle sinopie della sua poetica. E di <em>Logorrea</em> (sono convinto che molti dei testi di Grieco siano in fondo nati con lo stesso irrefrenabile impulso alla parola, salvo poi passare alla cesoia ed alla lima&#8230;) è significativo il gustoso episodio dell’autore che, lavorando di vocabolario, scopre in adiacenza a «prosopopea» un termine entomologico che lo attrae e lo interessa, «prospaltella»: scena, quella dello scrittore che lavora sul dizionario, qui addirittura esplicitata, che descrive bene il costante e stretto rapporto tra l’impulso oratorio e la cura lessicale esercitata.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"><span> </span>Se, dunque, l’unicum di <em>Rivus Niger</em> è singolare diramazione, il tronco ben radicato della poetica dell’artista lucano è costituito, oltre che da <em>Il Viaggio Virtuale</em>, l’opera forse più rappresentativa, dalle due raccolte gemelle, <em>La vocazione e le idee</em> e <em>Le Trentadue Ottave</em>, che – scritte nello stesso periodo – hanno subito la strana sorte di vedere la luce a quasi dieci anni di distanza e che in <em>Apprendimento di cose utili</em> si riavvicinano anche fisicamente nel volume. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><a href="http://gennarogrieco.files.wordpress.com/2007/08/web-coplavoc.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-116" src="http://gennarogrieco.files.wordpress.com/2007/08/web-coplavoc.jpg?w=69&#038;h=96" alt="" width="69" height="96" /></a><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"><span> </span>Il perché di questa differente collocazione delle due raccolte nella vicenda letteraria di Grieco può suggerire una personale interpretazione, in parziale contraddizione con lo stesso autore, che nella nota introduttiva della raccolta edita nel 2004 parla di «seconda metà dell’ottantina di poesie» scritte nel 1994-1995, mentre, fatte vere le datazioni dei testi pubblicati, il criterio di demarcazione non sembra essere quello strettamente cronologico. Io ipotizzo che l’artista abbia preferito dare alla luce dapprima i testi più vicini al filone espressivo di quegli anni, dominato da un verso energico e mobile, declamato a voce alta, civilmente impegnato e di forte impegno ideologico. Così i testi di <em>La vocazione e le idee, </em>più vari e articolati, con un ventaglio che va da folgori di ispirazione ungarettiana (<em>Il tempo</em>, componimento monofrastico: «Ognuno in attesa») a testi epigrammatici (<em>Il conto, La misura, Il capolinea, La politica</em>) fino a testi in centrato, perfino di tipo figurativo (<em>Il Natale</em>, a forma d’albero), cavalcarono la più pressante urgenza espressiva del momento, seguiti dopo un biennio da <em>Il Viaggio Virtuale</em>. È questa la stagione creativa dove meglio calza la descrizione dell’«originalissimo linguaggio» di Grieco ottimamente confezionata da Sandro Gros-Pietro nella Prefazione ad <em>Apprendimento di cose utili</em>: «[linguaggio] che è una elaborazione attenta, studiata a tavolino e pazientemente limata, vagliata e verificata, di improvvisazioni lessicali costruite ad arte, un succedersi di neologismi con barbarismi e con arcaismi, in modo da suscitare la sensazione di una parola polifonica e pluriespressiva, vicina all’idioma del dialogo […], sconfinante nell’improvvisazione del parlato e capace di alternare e di produrre in sé modi di dire totalmente diversificati e inopinati», dove «il nostro poeta si esprime sempre e comunque per forme scelte, sovente confinanti con il puntiglio della ricerca e della raffinatezza».<span> </span><span> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"><span> </span>Potrebbe essere accaduto, quindi, che i testi di <em>Le Trentadue Ottave</em>, dove, secondo Sandro Montalto<sup>(2)</sup> si «raggiunge un equilibrio efficace tra forma composta e contenuto esplosivo» e viene fatta «la scelta giusta di appellarsi a una forma tradizionale così presente negli occhi e nelle orecchie del lettore italiano» dovettero aspettare per trovare luce, peraltro in edizione fuori commercio, fino al 2004, lontano dalla fase dell’impeto creativo della prima metà degli anni Novanta e dopo averle, inoltre, lasciate «<span>per intanto decantare un paio di anni, attraverso un sito amico, nell&#8217;inaudito contenitore del web</span>», ossia su Poiein, come scrive lo stesso Grieco nell&#8217;introduzione al volume.<sup>(3)</sup></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><a href="http://gennarogrieco.files.wordpress.com/2008/07/web-le32ott.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-354" src="http://gennarogrieco.files.wordpress.com/2008/07/web-le32ott.jpg?w=71&#038;h=95" alt="" width="71" height="95" /></a><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"><span> </span>Si riscontra, dunque, che alla scelta stilistica di <em>Le Trentadue Ottave </em>(si tratta per l’esattezza di quattro sezioni di dieci testi l’una, di cui otto sono ottave, di varia metrica, ed altri due testi) non abbia corrisposto, come vedremo, una sostanziale variazione dei contenuti, ma essenzialmente una differente energia comunicativa, una modulazione del messaggio, che pur non facendosi aliena agli stilemi complessivi del poeta lucano, se ne discosta quel tanto che è stato sufficiente a creare uno iato tra epoca della scrittura e della pubblicazione, dopo – precisa l’autore nella sincera nota introduttiva, citando il conterraneo Rocco Scotellaro<span> </span>– essersi distratto al bivio, tra dire e tacere.<sup>(3)</sup> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:center;" align="center"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;">II.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"><span> </span><span> </span>Esaminata, con la inevitabile superficialità che si può realisticamente dedicare ad un’opera così estesa, la “buccia” del frutto poetico di Grieco, proviamo – anche con l’utile ricorso ad alcuni supporti bibliografici – a descriverne meglio i gusti della polpa (tanto per non lasciare tutte le metafore al poeta…).</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"><span> </span>«Un libro di poesia è sempre un diario, e l’intera opera di un autore, per quanto vasta e articolata, in fondo non è altro che un unico, grande diario»: così afferma l’autore di <em>Apprendimento di cose utili </em>tra le sue Note conclusive al volume (p. 351). Ho molti dubbi che sia <em>sempre</em> così, ma ho altrettanta certezza che quanto asserito dal poeta d’adozione torinese sia spesso vero e, nel <em>suo</em> caso specifico, assolutamente calzante, con tanto di luoghi, tempi e perfino datazioni in piena luce.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"><span> </span>Così diventa quasi banale ritrovare e rimarcare, nella rappresentazione poetica di Gennaro Grieco, i riflessi e le immagini in piena luce, degli snodi essenziali della propria vicenda biografica ed umana. Per quanto “il tempo della scrittura” si concentri, come visto, in un decennio scarso, le ere biografiche trovano preciso riscontro, sia nei pochi testi salvati del periodo “dell’apprendistato”, sia, soprattutto, nei molti richiami e rimandi che l’autore inserisce nello svolgersi della sua opera. Egli dissemina, quindi, i grani della sua giovinezza nella terra natia, i vigorosi echi della figura paterna, quelli morbidi e addolciti della vita familiare, diffonde il sapore crudo del lavoro di fabbrica,<span> </span>traccia i giorni dell’impegno sociale e dell’attivismo politico con tutti i qui-ed-ora chiamati per luogo-e-data o elevati a metafora universale. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><a href="http://gennarogrieco.files.wordpress.com/2007/08/apprendimento_di_cose_utili.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-118" src="http://gennarogrieco.files.wordpress.com/2007/08/apprendimento_di_cose_utili.jpg?w=150&#038;h=232" alt="" width="150" height="232" /></a><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"><span> </span>Ma, più che sulla mera ricostruzione, attraverso le testimonianze versali, delle vicende biografiche e delle correlate modulazioni emozionali o degli incisi speculativi (il tutto fisiologicamente largo nei tempi, molteplice nelle occasioni poetiche e nei modi della scrittura), la lettura di <em>Apprendimento di cose utili</em> invita, attrae, quasi costringe a seguire il solco tracciato con chiara consapevolezza sul versante etico del dire, sul valore morale e perfino politico della poesia. Ovviamente le circostanze biografiche sono determinante necessario – ma non sufficiente <em>ex se</em> – per l’evoluzione del pensiero e dell’oggetto poetico. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom:6pt;text-align:justify;"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"><span> </span>In ogni caso, ovunque indirizzi lo sguardo e la punta della penna, Grieco lo fa ponendo al primo posto, comunque, l’attenzione alla parola, sia che prevalga l’istanza descrittiva o il tono dialogico, sia che si inoltri nella domanda, nella riflessione. Non c’è mai modo, leggendo i versi più maturi del poeta, di perdere di vista la timbrica forte del dire e del significare. Generalmente qualche citazione aiuta a rimandare al lettore il senso più imm<em>e</em>diato di quello che il critico esprime in concetti descrittivi e tale esercizio segue di regola una scelta, una cernita, una giustificata selezione. Bene, in <em>Apprendimento di cose utili</em> ho trovato veramente difficile ed inutile selezionare versi per esprimere questa densità di parola e di senso. Si può scegliere praticamente ad occhi chiusi:</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0 0 6pt 35.4pt;"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;">«Il silenzio che si abbrevia sul muro,/ che si adagia, si accovaccia, si posa,/ è coltre di ritegno sulle canee,/ è l’ombra stucca del tempo sudato», (<em>Il silenzio che si abbrevia sul muro</em>, p. 133);<span> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0 0 6pt 35.4pt;"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;">«Del denaro e del sangue già dicemmo/ in vita; saremmo comunque morti/ non certo per errore,/ saremmo scesi in fondo, nella resa,/ col muco al naso per mani impedite», (<em>Il muco</em>, p. 176);</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0 0 6pt 35.4pt;"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;">«Non più, quando terra chiama cielo/ e insieme/ esangui si arrotolano, si accoppiano/ – sappiamo una o più storie bastarde e i giochi della bestia – / e annullano l’etico spessore dell’ascesa,/ lo spazio-tramite della speranza», (<em>Il fuoco</em>, p. 211).</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"><span> </span>Credo bastino questi pochi esempi per apprezzare la sintesi che Antonio Coppola esprimeva, già nella Presentazione di <em>Suggèsto,</em> a proposito della modalità espressiva di Grieco: «carica d’eventi, di improvvisi scalpori, un continuo scoppiettare di colubrine e una dose d’arsenico per i vituperati figli di burattini e burattinai».<sup>(4)</sup> Ma merita, ancora, di riportare l’acuta interpretazione di Mario Ancona sulle peculiarità del linguaggio del poeta di Rionero: «spesso ammiccante, criptico ed eterodosso, indecifrabile e di difficile decodificazione. Spesso. Non sempre. Il discorso, infatti, altrettanto spesso, diviene limpido e comunicativo, colloquiale, privo di ombre. Una “mistura” vincente, che trae la sua caratura stilistica proprio dall’”ambiguità” (nel senso della polivalenza semantica e concettuale) e da una condizione di contrapposizione e di scontro (intellettuale e verbale), capace di provocare una scintilla, di mettere in moto il flusso di una “corrente elettrica” indefinibile e misteriosa (dinamica), che serpeggia, impalpabile, fra le righe, dando vitalità ai concetti e alle parole, al gioco, sempre mutevole – più o meno controllato e controllabile – dei sentimenti e della passione».<sup>(5)</sup><span> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"><span> </span><span> </span>Abbandonando, a malincuore, queste ulteriori digressioni sugli aspetti stilistico-espressivi, torniamo a quanto Gennaro Grieco infonde nei suoi testi. Pressoché ogni commentatore ha sottolineato, da <em>Suggèsto</em> in poi, il tono indignato e sdegnato del poeta.<em> </em></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"><span> </span>Riprendendo, ancora, la citata nota di A. Coppola, leggiamo, infatti, che le liriche «portano dentro un <em>j’accuse</em> di cui non si può sottacere, ed è una reiterata cavalcata contro gli impostori, coloro che fanno corte al fantoccio […],<span> </span>la parola alta e ferma di Grieco che avverte, ammonisce, canzona».<sup>(4)</sup></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"><span> </span>Sergio Fumich, nella Postfazione a <em>Rivus Niger e scritture bastarde</em> evidenziava la «vis polemica, l’impegno civile che dà forza a tanta sua poesia e che prova coraggiosamente in tempi di allineati e coperti a mettere a nudo questa società dell’immagine, dell’artificio, dove ciò che conta è apparire, non essere».<sup>(6)</sup></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"><span> </span>A proposito della “passione civile” che sostiene anche <em>La vocazione e le idee</em>, M. Ancona sottolinea che «nelle poesie di Gennaro Grieco […] a emergere, in modo chiaro e inconfutabile, è specialmente l’ira più o meno repressa di chi vorrebbe vedere un mondo migliore, più generoso e più giusto, e rifiuta (insieme con il <em>déjà vu</em>) l’acquiescenza dei pavidi e dei conformisti, le lusinghe fagocitanti del “Welfare state”, i narcotici del tranquillo benessere borghese».<sup>(5) </sup></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"><span> </span>L’atteggiamento indignato è tanto fintamente confitto nel sentire contemporaneo quanto è autentico (e cosciente) nel nostro autore. Tale incoercibile modalità esistenziale, tali <span> </span>obbligatori sussulti del poeta di fronte all’ingiustizia, acutamente sentita e patita nel profondo, sembrano generarsi soprattutto – a dispetto della durezza della parola di Grieco – da un primigenio alone di <em>ingenuità</em>. Quella più genuina e naturale, strettamente collegata alle regole semplici e chiare del mondo contadino, ai cicli naturali del fare e del raccogliere, del lavoro e del premio, dell’amare e dell’essere ricambiato. Nulla che somigli a vagheggiamenti bucolici ma una chiarezza di ruoli e di valori morali stravolti dalle e nelle vicende più significative degli ultimi decenni del Novecento, dall’emigrazione meridionale alla rivolta studentesca ed operaia, dalla progressiva e onnipotente mercificazione consumistica alla deflagrazione corruttoria del sistema politico della Prima Repubblica. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"><span> </span>Concorda con tale analisi Sergio Fumich che osserva come il mondo di Grieco contenga due età: «un’età dell’oro anche se povera, intrisa del sudore del lavoro dei campi, della felicità delle piccole cose, età a misura d’uomo dove l’uomo, le sue storie sono il centro, il riferimento universale; ed un’età del silicio, dei media che con la loro invadenza/prepotenza schiacciano l’uomo e i suoi rapporti riducendolo a strumento di consumo, null’altro. Dal confronto nasce la forza di dire basta, di rialzare la fronte, il coraggio di tornare a guardarci negli occhi, di ribellarsi, la spinta a quell’impegno sociale e civile di denuncia e resistenza».<sup>(6)<span style="color:red;"> </span></sup></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"><span> </span>Ancora più efficace – e in sintonia con quanto sopra – è il commento di Gianmario Lucini, purtroppo uno dei pochi, al momento, che abbia affrontato estesamente la poetica di Grieco, con diversi interventi nel sito <em>Poiein</em> che egli stesso dirige. La lunghezza della citazione credo sia ben scusabile con la chiarezza che essa esprime: «“ingenuità” non deve essere assunta in senso negativo, ma nel senso di meraviglia che contribuisce a far montare quello “sdegno” che è una caratteristica della sua poesia politica. Non dunque l’ingenuità dello sprovveduto, ma l’ingenuità dell’onesto che prova quel senso di sbilanciamento della coscienza di fronte al male, alla bassezza, alla corruzione, alla – se così possiamo dire – mancanza di nobiltà d’animo di eventi o situazioni, e si meraviglia che questo possa accadere, come ci si meraviglia di un gioco paradossale. Da qui l’invettiva, l’ironia, lo sdegno. Ed è per questo elemento di candore che si muta in sdegno che lo sdegno stesso non si tramuta in retorica o in atteggiamenti vatici – anche se in alcuni passaggi verrebbe di sostenerlo – se non si tiene conto di questo corto circuito emotivo. È lo sdegno dell’uomo semplice, educato a non transigere sulle questioni di fondo e in un certo senso disorientato (e forse questa è la radice della sua irrequietezza stilistica ma anche spirituale) dalla brutalità del cambiamento così repentino e radicale di questi ultimi 40 anni, dal bisogno di dover superare troppo velocemente le certezze ideali e la stessa vena della poetica della prima parte della sua produzione per continuare ad interpretare il suo tempo».<sup>(1)</sup></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom:6pt;text-align:justify;"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"><span> </span><span> </span>Il rifugio nella parola poetica non è mai fuga e nascondimento, nemmeno nella più matura espressione stilistica. Dante Maffia ha osservato (si parla di <em>Il Viaggio Virtuale</em>, ma è ormai abbastanza chiaro, a questo punto, come la triade che comprende anche <em>La vocazione e le idee</em> e <em>Le Trentadue Ottave</em>, costituisca un nucleo piuttosto omogeneo) che “l’approdo alla serenità è visibile innanzitutto nella conquista dell’endecasillabo”<sup>(7)</sup> ma, francamente, la vis oratoria di Grieco ed il furore espressivo, se certamente si modulano negli anni Novanta (specie in <em>Le Trentadue Ottave</em>) rispetto ai primi testi (fino a <em>Suggèsto</em>) non per questo si avocano dall’agone civile. Anzi, è proprio il ruolo di poeta che autorizza e rende credibile la denuncia, che conferisce l’energia cinetica per colpire «le serpi che si atteggiano in nicchie al sole»: </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0 0 6pt 35.4pt;"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;">«Nemmeno poesia – quando non c’era/ già più religione – e, inutile dirlo,/ il misfatto ha come alibi il contesto, / […]/ : se muore l’uomo se muore il suo canto/ non c’è storia non è morte parziale» (<em>La mistificazione</em>, p. 254). </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"><span> </span>La forza espressiva ed etica del versante poetico civile e politico, in senso ampio, oscura fatalmente, considerata anche la difficoltà di commento di un testo così ampio, gli altri nuclei tematici affrontati da Grieco, l’altra “anima”, descritta da S. Fumich (6), quella del ricordo, della memoria della sua terra, viva nella prima età del poeta. Ed occorrerebbe anche investigare meglio le citazioni e gli intrecci letterari (da Scotellaro e Quasimodo a Luzi e Fortini, da Borges e Neruda ai Cvetaeva e Majakovskij), vagliare la condivisibilità della residenza poetica di volta in volta segnalata, tra abbastanza chiare influenze di Scotellaro (mi pare su tutti), Sinisgalli, Raffaele Carrieri ed altre possibili e/o parziali (Quasimodo, Pasolini, Pavese), cui aggiungerei, tra i contemporanei, certamente Dante Maffia.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"><span> </span>Mi perdonerà di questo il lettore, che potrà ben integrare in proprio i limitati spunti che può offrire lo spazio di una nota di lettura. E tuttavia, preferisco – anche per testimoniare un altro aspetto cui ho lasciato poco spazio, cioè l’ironia che amplifica la potenza dell’invettiva – avviarmi alla chiusura con un florilegio elencatorio-accumulatorio di quei “nemici” visibili e invisibili, complici e sodali dei “burattinai” del sottotitolo di <em>Suggèsto</em>, per i quali Grieco sciorina tutta la propria sorprendente e salace espressività: «farisei e baciapile […] alla corte del fantoccio»,<span> </span>«buffone che si esibisce su ogni piedistallo», «saltimbanchi e illusionisti», «serpi che si atteggiano in nicchie al sole» dagli «abiti cangianti» <span> </span>e «occhi di vetro», <span> </span>«gigioneschi figuri dai sigari mozzati// pirateschi codardi, plantigradi sciatti e molli,/ manutengoli d’accatto/ al mercato nero istituzionalizzato…// onnivori malaticci agli arresti domiciliari […] cenerentoli in carrozza/ con l’abito stirato delle trecento feste all’anno/ […] servette depilate e gaie monetizzate», i catodici «<em>uomoabortomalriuscito</em>» e la <span> </span>«<em>suasignoravanità</em>», «venditori di certezze», «pervicaci canaglie di ritorno», «dannato inetto, trombone colossale», «venditori d’acqua marcia», «rospi che sguazzano nel pantano», «manichini bocconiani<span> </span>dalla cera inamidata», eccetera…</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"><span> </span><span> </span>Ecco, contro questa schiera di figuri, che – inutile nasconderci dietro un dito – siamo anche noi («Con l’ultimo rossore/ mi faccio colpa – anch’io – del mondo»)<sup>(8)</sup>, o, al meglio, nostre creature, contro questi Hyde ubiquitari la voce alta e forte del poeta ha risuonato intensamente nella prima metà degli anni Novanta.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><a href="http://gennarogrieco.files.wordpress.com/2008/07/vernice39.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-355" src="http://gennarogrieco.files.wordpress.com/2008/07/vernice39.jpg?w=211&#038;h=300" alt="" width="211" height="300" /></a><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"><span> </span>E poi? E adesso? Questo è, forse l’interrogativo meno risolvibile, che ci lascia in consegna <em>Apprendimento di cose utili</em> e che mi stimola, infine, una riflessione con punto di domanda. Perché, se così è stato veramente, questo lungo silenzio creativo? Forse l’impronta civile ed oratoria di questa poetica può necessitare di più ascolto, confronto ed incrociar di spade rispetto ad altri generi (ad esempio, di stampo intimistico-diaristico o di ricerca stilistico formale)? La poesia scritta per restare nel cassetto è favola adolescenziale o raro, estremo, distacco: alcune, però, hanno più urgenza di altre di scagliarsi come dardi o rotolare come pietre, Ma, per parafrasare lo stesso Grieco, stante la sostanziale illusorietà del messaggio poetico, la frustrazione dell’inascolto, che grava come spessa nebbia su questo nostro italico popolo di poeti non lettori, può avere contribuito non poco nel prosciugare alla fonte la fluviale spinta del poeta-tribuno? O, peggio, la disillusione, il silenzio, conseguono ad una mera e dolente constatazione del persistere dei mali antichi e nuovi contro i quali l’artista aveva levato la sua voce? Con necessario ripensamento del rapporto tra la <em>poiesis</em> ed il mondo («Può la parola? Il canto/ piccato sulle spoglie?»), che testimonierebbe una volta di più il rapporto autentico e non narcisistico-edonistico tra lo scrittore e la sua arte, rapporto che può portare all’estremo di un simbolico suicidio della parola: <em>Le Trentadue Ottave</em> sono, infatti, rimaste inedite per quasi un decennio e il linguaggio pubblico è poi ripreso, quasi palingeneticamente, in forma dialettale (<em>Lu cunt’ r’ lu frat’</em>, nel 2003).</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"><span> </span>Nel dare risposta a queste domande poco ci sono di ausilio le <em>Poesie inedite</em><span> </span>proposte in <em>Apprendimento di cose utili</em>: si tratta di una quindicina di testi, sparsi su un discreto arco temporale (1994-2001) e, mantenendo una propria cifra stilistica, su ambiti diversificati. Da uno di questi testi, del 1998, <em>Lettera da Utopia</em>, Grieco ci fa sapere, comunque, «di un’idea che non muore illusione», dove «la misura è pienezza, è progetto/ […] è respiro ampio di una prospettiva». Come a dire, confermato da versi più recenti che la partita dell’artista col mondo è ancora aperta: «Rosso fuoco mai spento/ se non a noi stessi se non al mondo/ a chi mai dare conto?»<sup>(8)</sup></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"> </span></p>
<p style="text-align:justify;text-indent:-21.3pt;margin:0 12.5pt 0.0001pt 21.3pt;"><!--[if !supportLists]--><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;color:#000000;"><span>(1)<span style="font-family:&quot;font-variant:normal;font-weight:normal;font-size:7pt;line-height:normal;"> </span></span></span><!--[endif]--><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;color:#000000;">Gianmario Lucini, <em>Ingenuità e sdegno: Gennaro Grieco,</em><em> nota a <span>Apprendimento di cose utili, </span>Genesi, Torino, 2007</em>, in: <em>www.Poiein.it</em>, novembre 2007 </span></p>
<p style="text-align:justify;text-indent:-21.3pt;margin:0 12.5pt 0.0001pt 21.3pt;"><!--[if !supportLists]--><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;color:#000000;"><span>(2)<span style="font-family:&quot;font-variant:normal;font-weight:normal;font-size:7pt;line-height:normal;"> </span></span></span><!--[endif]--><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;">Sandro Montalto,<span> </span><em>Gennaro Grieco, Le Trentadue Ottave, </em>Il Fiore Nella Roccia, Avigliana (TO), 2004<em>, </em><span> </span>in: <em>Hebenon</em> , Anno X, n. 5 della Terza Serie, Novembre 2005, pp. 173-174</span></p>
<p style="text-align:justify;text-indent:-21.3pt;margin:0 12.5pt 0.0001pt 21.3pt;"><!--[if !supportLists]--><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;color:#000000;"><span>(3)<span style="font-family:&quot;font-variant:normal;font-weight:normal;font-size:7pt;line-height:normal;"> </span></span></span><!--[endif]--><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;">Gennaro Grieco, <em>Le Trentadue Ottave</em>,<em> </em>Il Fiore Nella Roccia, Avigliana (TO), 2004, p. 5</span></p>
<p style="text-align:justify;text-indent:-21.3pt;margin:0 12.5pt 0.0001pt 21.3pt;"><!--[if !supportLists]--><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;color:#000000;"><span>(4)<span style="font-family:&quot;font-variant:normal;font-weight:normal;font-size:7pt;line-height:normal;"> </span></span></span><!--[endif]--><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;">Antonio Coppola, Presentazione a <em>Suggèsto – Tagliamo i fili dei burattini</em>, Vincenzo Lo Faro Editore, Roma, 1993, pp. 9-10</span></p>
<p style="text-align:justify;text-indent:-21.3pt;margin:0 12.5pt 0.0001pt 21.3pt;"><!--[if !supportLists]--><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"><span>(5)<span style="font-family:&quot;font-variant:normal;font-weight:normal;font-size:7pt;line-height:normal;"> </span></span></span><!--[endif]--><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;">Mario Ancona, Prefazione a <em>La vocazione e le idee</em>, Venilia Ed., Montemerlo (PD), 1995, pp. 7-10</span></p>
<p style="text-align:justify;text-indent:-21.3pt;margin:0 12.5pt 0.0001pt 21.3pt;"><!--[if !supportLists]--><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"><span>(6)<span style="font-family:&quot;font-variant:normal;font-weight:normal;font-size:7pt;line-height:normal;"> </span></span></span><!--[endif]--><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;">Sergio Fumich, Postfazione a <em>Rivus Niger e scritture bastarde</em>, supplemento a <em>Keraunia, </em>n. 18, ottobre 1994, Brembio (LO), p. 31</span></p>
<p style="text-align:justify;text-indent:-21.3pt;margin:0 12.5pt 0.0001pt 21.3pt;"><!--[if !supportLists]--><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"><span>(7)<span style="font-family:&quot;font-variant:normal;font-weight:normal;font-size:7pt;line-height:normal;"> </span></span></span><!--[endif]--><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;">Dante Maffìa, Prefazione a <em>Il Viaggio Virtuale</em>, Venilia Ed., Montemerlo (PD), 1997, pp. 11-14</span></p>
<p style="text-align:justify;text-indent:-21.3pt;margin:0 12.5pt 0.0001pt 21.3pt;"><!--[if !supportLists]--><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"><span>(8)<span style="font-family:&quot;font-variant:normal;font-weight:normal;font-size:7pt;line-height:normal;"> </span></span></span><!--[endif]--><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;">da <em>Sequenze sulla bocca del fuoco</em>, edita nel volume illustrato <em>Vultur – Se di un luogo antico la luce cantassimo</em> (Albino e Gennaro Grieco, Potenza, 2005) e in <em>GamondioPoesia 2005</em>, <span> </span>inEdition Editrice, Castellazzo Bormida (AL), 2005, pp. 42-43</span></p>
<p style="text-align:justify;text-indent:-21.3pt;margin:0 12.5pt 0.0001pt 21.3pt;">
<p style="text-align:justify;margin:0 12.5pt 0.0001pt 0;"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"> </span></p>
<p style="text-align:justify;margin:0 12.5pt 0.0001pt 0;"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;">(Alfredo Rienzi, Saggio critico sul volume <em>Apprendimento di cose utili</em>, </span><span style="text-decoration:underline;"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;">Vernice</span></span><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"> – Rivista di formazione e cultura, A. XIV, n. 39, Giugno 2008, pp. 111-121)</span></p>
<p style="text-align:justify;margin:0 12.5pt 0.0001pt 0;">
<p style="text-align:justify;margin:0 12.5pt 0.0001pt 0;"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;color:#000000;"> </span></p>
<p style="text-align:justify;margin:0 12.5pt 0.0001pt 0;"><em><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;color:blue;">Un lavoro colossale (e che mi commuove). Assolutamente centrale – ad oggi e per sempre – nell’analisi che mi riguarda. Grazie, Alfredo: non ho parole…</span></em></p>
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		<title>Forme concrete della poesia contemporanea</title>
		<link>http://gennarogrieco.wordpress.com/2008/06/15/forme-concrete-della-poesia-contemporanea/</link>
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		<pubDate>Sun, 15 Jun 2008 11:00:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gennarogrieco</dc:creator>
				<category><![CDATA[apprendimento di cose utili]]></category>
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		<description><![CDATA[Per i tipi della Joker edizioni, collana “Materiali di studio”, sono usciti da poco due volumi di critica di Sandro Montalto, giovane studioso schierato (vedi nota sotto) su diversi fronti: Forme concrete della poesia contemporanea e Tradizione e ricerca nella poesia contemporanea.
È un lavoro, come leggiamo dalla presentazione dello stesso autore, che raccoglie e organizza [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gennarogrieco.wordpress.com&blog=767364&post=337&subd=gennarogrieco&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><a href="http://gennarogrieco.files.wordpress.com/2008/06/copformeconcretepoecont.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-338" src="http://gennarogrieco.files.wordpress.com/2008/06/copformeconcretepoecont.jpg?w=206&#038;h=300" alt="" width="206" height="300" /></a><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;">Per i tipi della Joker edizioni, collana “Materiali di studio”, sono usciti da poco due volumi di critica di <strong>Sandro Montalto</strong>, giovane studioso schierato (vedi nota sotto) su diversi fronti: <em><span style="color:#0000ff;">Forme concrete della poesia contemporanea</span></em> e <em><span style="color:#ff6600;">Tradizione e ricerca nella poesia contemporanea</span></em>.<br />
È un lavoro, come leggiamo dalla presentazione dello stesso autore, che raccoglie e organizza «alcuni scritti critici su poeti contemporanei sparsi in riviste, giornali e libri collettivi. Prosegue dunque il mio diario di lettura, iniziato con il volume <em>Compendio di eresia</em> di cui questi volumi sono i fratelli e con il quale rappresenta l’inizio di una lunga operazione di sdoganamento dei luoghi in cui si nasconde la vera poesia, e di messa alla berlina della letteratura falsa, vigliacca, lontana dall’uomo.»<br />
«Questo libro – leggiamo dal sito della Joker – non è una pretenziosa storia della poesia contemporanea: tale pretesa è da lasciare soprattutto a quei critici che pensano di poter ingabbiare in schemi statici, scolastici e quasi sempre partigiani la poesia contemporanea, per sua natura dinamica ed irrimediabilmente <em>in fieri</em>. È piuttosto la nuova tessera di un mosaico, di una mappatura della poesia contemporanea al di là di ogni preclusione di contenuto e di forma, contro ogni metodo critico rigido che fonda il suo successo su esclusioni a priori (quasi sempre un trucco facile e fruttuoso per evitare confronti e messe in crisi del modello stesso) ma anche contro l’idea populista e disimpegnata della critica alla quale piace tutto, convinta che tutti hanno diritto ad essere letti e i difetti vanno sempre perdonati (così verranno perdonati anche i nostri).»</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">
<p class="MsoNormal" style="text-align:center;" align="center"><strong><em><span style="font-size:8pt;color:#0000ff;font-family:Verdana;">Forme concrete della poesia contemporanea</span></em></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:center;" align="center"><strong><span style="font-size:8pt;color:#0000ff;font-family:Verdana;">INDICE</span></strong></p>
<p style="text-align:justify;margin:0 0 0.0001pt;"><span style="font-size:8pt;color:#0000ff;font-family:Verdana;">Provviste per un inverno perenne</span></p>
<p style="text-align:justify;margin:0 0 0.0001pt;">
<p style="text-align:justify;margin:0 0 0.0001pt;"><span style="font-size:8pt;color:#0000ff;font-family:Verdana;">POESIA CIVILE</span></p>
<p style="text-align:justify;margin:0 0 0.0001pt;">
<p style="text-align:justify;margin:0 0 0.0001pt;"><span style="font-size:8pt;color:#0000ff;font-family:Verdana;">Multiformità della lotta</span></p>
<p style="text-align:justify;text-indent:35.4pt;margin:0 0 0.0001pt;"><span style="font-size:8pt;color:#0000ff;font-family:Verdana;">(Pensieri preliminari; Cesare Cuscianna, Mauro Macario, Lola Malone, Igor De Marchi, Giovanni Turra, Sebastiano Gatto, Andrea Ponso, Michelangelo Cammarata, Luca Baiada, Antonio Curcetti, Stefano Massari, Leopoldo Attolico, Ferruccio Brugnaro, Marco Simonelli, Giovanni Bollini, Antonio Camaioni, Roberto Cogo, Giuseppina Rando, Domenico Cara, Franco Santamaria, Stefano Semeraro, Nino Majellaro, Gianmario Lucini, Giuliano Gramigna, Marina Giovannelli, Alberto Toni, Luigi Cannillo, Andrea Cotti, Vincenzo Ananìa, Stefano Guglielmin, Francesco De Napoli, Loretto Mattonai, Adriano Napoli, Manuela Pasquini, Alfonso Ravazzano, Mario Rondi, Giuseppina Luongo Bartolini, Franco Cajani, Enzo Bontempi, Fabio Ciofi, Mariano Bàino, Gennaro Grieco, Cesare Oddera, Gioele Valenti)</span></p>
<p style="text-align:justify;margin:0 0 0.0001pt;">
<p style="text-align:justify;margin:0 0 0.0001pt;"><span style="font-size:8pt;color:#0000ff;font-family:Verdana;">Nullismo e fenomenognomica: la conquista filosofica, poetica e civile di Roberto Bertoldo</span></p>
<p style="text-align:justify;margin:0 0 0.0001pt;">
<p style="text-align:justify;margin:0 0 0.0001pt;"><span style="font-size:8pt;color:#0000ff;font-family:Verdana;">Gilberto Finzi: le asperità della storia e il rifiuto dell’immobilità</span></p>
<p style="text-align:justify;margin:0 0 0.0001pt;">
<p style="text-align:justify;margin:0 0 0.0001pt;"><span style="font-size:8pt;color:#0000ff;font-family:Verdana;">Pierre Lepori, qualunque sia il nome</span></p>
<p style="text-align:justify;margin:0 0 0.0001pt;">
<p style="text-align:justify;margin:0 0 0.0001pt;"><span style="font-size:8pt;color:#0000ff;font-family:Verdana;">I formicai umani di Giancarlo Majorino</span></p>
<p style="text-align:justify;margin:0 0 0.0001pt;">
<p style="text-align:justify;margin:0 0 0.0001pt;"><span style="font-size:8pt;color:#0000ff;font-family:Verdana;">IL CORPO, GLI OGGETTI, IL MONDO</span></p>
<p style="text-align:justify;margin:0 0 0.0001pt;">
<p style="text-align:justify;margin:0 0 0.0001pt;"><span style="font-size:8pt;color:#0000ff;font-family:Verdana;">Il corpo nella poesia in termini di etica e distanza</span></p>
<p style="text-align:justify;text-indent:35.4pt;margin:0 0 0.0001pt;"><span style="font-size:8pt;color:#0000ff;font-family:Verdana;">(Vivian Lamarque, Patrizia Cavalli, Paolo Ruffilli, Roberto Bertoldo)</span></p>
<p style="text-align:justify;margin:0 0 0.0001pt;">
<p style="text-align:justify;margin:0 0 0.0001pt;"><span style="font-size:8pt;color:#0000ff;font-family:Verdana;">Il tema del corpo in alcuni poeti contemporanei</span></p>
<p style="text-align:justify;text-indent:35.4pt;margin:0 0 0.0001pt;"><span style="font-size:8pt;color:#0000ff;font-family:Verdana;">(Premessa, Bernard Noël, Carlo Molinaro, Fabio Scotto, Seconda premessa, Antonio Spagnuolo, Giorgio Bárberi Squarotti, Elena Petrassi, Elisa Biagini, Andrea Gigli, Ivano Ferrari, Adriano Accattino, Gabriele Pepe, Michelangelo Coviello, Ljuba Merlina Bortolani, Tiziana Cera Rosco, Fabrizio Lombardo, Franca Maria Catri, Gianfranco Lauretano)</span></p>
<p style="text-align:justify;margin:0 0 0.0001pt;">
<p style="text-align:justify;margin:0 0 0.0001pt;"><span style="font-size:8pt;color:#0000ff;font-family:Verdana;">Poeti vegetali</span></p>
<p style="text-align:justify;text-indent:35.4pt;margin:0 0 0.0001pt;"><span style="font-size:8pt;color:#0000ff;font-family:Verdana;">(Pasquale Di Palmo, Raffaele Piazza, Andrea Zanzotto, Giacomo Affenita, Pierluigi Bacchini, Vito Giuliana, Mariella Bettarini, Luciano Erba, Alfred Kolleritsch, Emma Pretti)</span></p>
<p style="text-align:justify;margin:0 0 0.0001pt;">
<p style="text-align:justify;margin:0 0 0.0001pt;"><span style="font-size:8pt;color:#0000ff;font-family:Verdana;">Antonio Porta: l’utero della poesia</span></p>
<p style="text-align:justify;margin:0 0 0.0001pt;">
<p style="text-align:justify;margin:0 0 0.0001pt;"><span style="font-size:8pt;color:#0000ff;font-family:Verdana;">Patrizia Valduga: la valenza cannibalica di sesso e morte</span></p>
<p style="text-align:justify;margin:0 0 0.0001pt;">
<p style="text-align:justify;margin:0 0 0.0001pt;"><span style="font-size:8pt;color:#0000ff;font-family:Verdana;">MALATTIA, PSICHE E MORTE</span></p>
<p style="text-align:justify;margin:0 0 0.0001pt;">
<p style="text-align:justify;margin:0 0 0.0001pt;"><span style="font-size:8pt;color:#0000ff;font-family:Verdana;">Malattia, psiche e morte in alcuni poeti contemporanei</span></p>
<p style="text-align:justify;text-indent:35.4pt;margin:0 0 0.0001pt;"><span style="font-size:8pt;color:#0000ff;font-family:Verdana;">(Fabrizio Barazzotto, Angelo Lamberti, Carmelo Bene, Dante Maffia, Rossano Onano, Lorenzo Pittaluga, Maria Marchesi, Alda Merini, Fortunato Bruno, Caterina Camporesi, Maria Luisa Ripa, Salvatore Risuglia, Dannie Abse, Paola Barni, Angelo Ferrante, Salvatore Toma, Giulio Mozzi, Enzo Mandruzzato, Maria Grazia Calandrone, Tiberio Crivellaro, Remo Rapino, Aldo Ferraris, Alfonso Guida, Beppe Bolognini, Alessandro Di Prima, Corrado Bianchetto Songia, Milo De Angelis)</span></p>
<p style="text-align:justify;margin:0 0 0.0001pt;">
<p style="text-align:justify;margin:0 0 0.0001pt;"><span style="font-size:8pt;color:#0000ff;font-family:Verdana;">ALCUNI IRREGOLARI</span></p>
<p style="text-align:justify;margin:0 0 0.0001pt;">
<p style="text-align:justify;margin:0 0 0.0001pt;"><span style="font-size:8pt;color:#0000ff;font-family:Verdana;">Tra poesia, teatro e arti</span></p>
<p style="text-align:justify;text-indent:35.4pt;margin:0 0 0.0001pt;"><span style="font-size:8pt;color:#0000ff;font-family:Verdana;">(Marco Simonelli, Domenico Cipriano, Mario Lunetta, Anna Antolisei)</span></p>
<p style="text-align:justify;margin:0 0 0.0001pt;">
<p style="text-align:justify;margin:0 0 0.0001pt;"><span style="font-size:8pt;color:#0000ff;font-family:Verdana;">Poeti irregolari</span></p>
<p style="text-align:justify;text-indent:35.4pt;margin:0 0 0.0001pt;"><span style="font-size:8pt;color:#0000ff;font-family:Verdana;">(Giordano Genghini, Alberto Rizzi, Goffredo De Andreis)</span></p>
<p style="text-align:justify;margin:0 0 0.0001pt;"><span style="font-size:8pt;color:#0000ff;font-family:Verdana;">Alessandro Carrera: la convivenza delle lingue e il dialetto della memoria</span></p>
<p style="text-align:justify;margin:0 0 0.0001pt;">
<p style="text-align:justify;margin:0 0 0.0001pt;"><span style="font-size:8pt;color:#0000ff;font-family:Verdana;">Marco Ercolani: il veggente notturno</span></p>
<p style="text-align:justify;margin:0 0 0.0001pt;">
<p style="text-align:justify;margin:0 0 0.0001pt;"><span style="font-size:8pt;color:#0000ff;font-family:Verdana;">RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI</span></p>
<p style="text-align:justify;margin:0 0 0.0001pt;">
<p style="text-align:justify;margin:0 0 0.0001pt;"><span style="font-size:8pt;color:#0000ff;font-family:Verdana;">INDICE DEI NOMI</span></p>
<p style="text-align:justify;margin:0 0 0.0001pt;">
<p style="text-align:center;margin:0 0 0.0001pt;" align="center"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;">L’autore</span></p>
<p style="text-align:justify;margin:0 0 0.0001pt;"><strong><span style="font-size:8pt;color:#993366;font-family:Verdana;">Sandro Montalto</span></strong><span style="font-size:8pt;color:#993366;font-family:Verdana;"> è Direttore editoriale delle Edizioni Joker, presso le quali cura in prima persona collane di aforismi e di teatro, nonchè direttore delle riviste «La clessidra» e «Cortocircuito». È redattore delle riviste letterarie «Il Segnale» e «Poetry Wave» e consulente per l’Italia della rivista internazionale «Hebenon». Svolge inoltre attività critica su molte altre riviste nazionali e internazionali, in volumi collettanei e su alcuni giornali. Fa parte della giuria di alcuni premi letterari, ed è giurato e direttore tecnico del premio di aforistica “Torino in sintesi”. Ha pubblicato diversi scritti di argomento musicale e cinematografico su riviste specializzate. Ha scritto diversi testi teatrali. Queste le sue pubblicazioni in volume: <em>Scribacchino</em>, Joker, Novi Ligure 2000 (poesia); <em>Compendio di eresia</em>, Joker, Novi Ligure 2004 (saggi sulla poesia contemporanea); <em>L’eclissi della chimera</em>, Joker, Novi Ligure 2005 (aforismi); <em>Pause nel silenzio</em>, Signum, Bollate 2006 (poesia); <em>Crolli emotivi</em>, Lietocolle, Faloppio 2006 (prose); <em>Esequie del tempo</em>, Manni, Lecce 2006 (poesia); <em>Beckett e Keaton: il comico e l’angoscia di esistere</em>, Edizioni dell’Orso, Alessandria 2006 (saggio). Ha curato diversi volumi e vinto premi per la poesia e per la critica.</span></p>
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