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	<title>Apprendimento Di Cose Utili &#187; apprendimento di cose utili</title>
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	<description>il blog di Gennaro Grieco</description>
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		<title>Apprendimento Di Cose Utili &#187; apprendimento di cose utili</title>
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		<item>
		<title>L’impronta di una mediterraneità, sostiene Maffìa</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Nov 2008 08:18:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gennarogrieco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gennaro Grieco è un poeta libero da scuole e da gruppi; è andato avanti per la sua strada con la fede più profonda che si possa immaginare nella poesia e merita attenzione, anche se in un mondo come il nostro è sempre più difficile trovare accoglienza anche quando le parole portano messaggi di bellezza.
Sandro Gros-Pietro [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gennarogrieco.wordpress.com&blog=767364&post=405&subd=gennarogrieco&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"><a href="http://gennarogrieco.files.wordpress.com/2008/11/polimnia16.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-406" title="polimnia16" src="http://gennarogrieco.files.wordpress.com/2008/11/polimnia16.jpg?w=68&#038;h=96" alt="polimnia16" width="68" height="96" /></a>Gennaro Grieco è un poeta libero da scuole e da gruppi; è andato avanti per la sua strada con la fede più profonda che si possa immaginare nella poesia e merita attenzione, anche se in un mondo come il nostro è sempre più difficile trovare accoglienza anche quando le parole portano messaggi di bellezza.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;">Sandro Gros-Pietro propone “L’opera omnia” di Grieco ma con fare “umilmente furbesco” non la chiama omnia. È un po’ quello che è avvenuto nel linguaggio ipocrita degli ultimi anni, lo spazzino si chiama ormai operatore ecologico, il cieco si chiama non vedente… ma la sostanza rimane. Per opera omnia non s’intende ovviamente quella definitiva, quella che arriverà (se arriverà) ai posteri. Semplicemente s’intende ciò che fino a quella data un autore ha prodotto. È stato fatto per Montale ancora in vita, per Ungaretti, anche se l’hanno chiamata vita di un uomo, lo si fa con alcuni Meridiani Mondadori (Giudici, Spaziani, Camilleri, eccetera). Voglio dire, perché attaccarsi a una questione di lana caprina invece di discutere del libro, se è bello, se è brutto, se è essenziale, se è inutile e via dicendo?</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;">Che cosa c’è dietro questa acredine, questa puntualizzazione di Gros-Pietro nel recriminare su “Vernice” contro l’opera omnia per esempio di Dino Claudio (edita da Lepisma), appigliandosi al fatto banalissimo che un autore in vita può scrivere altro? Omnia fino a quel dato giorno. È così difficile capire? Quanto ai troppi nomi che avallano Dino Claudio e lo sostengono, diminuendone il peso, secondo Gros-Pietro, basta dire che egli per sostenere alcuni suoi autori utilizza stralci di lettere private dei critici, come nel quarto di copertina del volume di Grieco!!!? Mi auguro si sia trattato semplicemente di un abbaglio. Non è sulle inezie che si gioca la partita della poesia.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"><a href="http://gennarogrieco.files.wordpress.com/2007/08/apprendimento_di_cose_utili.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-118" title="apprendimento_di_cose_utili" src="http://gennarogrieco.files.wordpress.com/2007/08/apprendimento_di_cose_utili.jpg?w=62&#038;h=96" alt="apprendimento_di_cose_utili" width="62" height="96" /></a>Ma torniamo a Gennaro Grieco. Hanno ragione Giorgio Barberi Squarotti e Maria Luisa Spaziani, egli possiede un mondo dovizioso e lo offre con gioia per condividerlo. Gennaro è una natura ariosa, davvero con un respiro ampio, e utilizza i versi come messaggi per arrivare al cuore degli uomini. Appartiene a quella ormai folta schiera di tecnici (ha studiato pedagogia e ha fatto poi il commercialista) che sono arrivati alla poesia portandovi innovazioni linguistiche e una visione diversa del mondo.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;">In <em>Apprendimento di cose utili</em> troviamo varietà di metri, varietà di argomenti, versi che rasentano gli aforismi, piccole sinfonie d’amore. Grieco non disdegna nessuna esperienza, ma fa in modo di riportare tutto alla sua dimensione la cui umanità poi colora di tempra personale. Non si è fatto scalfire dalle sirene del vuoto errare per vocali e consonanti e le sue composizioni hanno sempre l’impronta di una mediterraneità che porta ad esiti convincenti anche argomenti che sembrerebbero ormai fuori dalle abitudini e che in lui trovano una rigenerazione. (Dante Maffìa, in <a href="http://www.polimnia.it/" target="_self"><span style="text-decoration:underline;">Polimnia</span></a> – Trimestrale di Poesia italiana, A. IV, n. 14-15-16, Aprile-Dicembre 2008, p. 99)</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><em><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;">Sandro Gros-Pietro è persona amica. Dante Maffìa è persona amica. Io, in mezzo, magari non ci faccio proprio una bella figura. Che dire? Una recensione di un editore mi mancava proprio. Perché di questo si tratta, e mi perdonerà l’amico Dante (grande poeta, critico sagace, ma che in questo caso, avendo un sassolino da togliersi, preferisce vestire, più che altro, i panni dell’editore. Ho capito: in nome di un’antica amicizia ha pensato che con me poteva permetterselo, poteva cogliere l’occasione. E va bene, d’accordo, non c’è problema).</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><em><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;">Comunque, Gros-Pietro c’entra poco o nulla: il mio libro è così come io l’ho voluto, in ogni sua parte – come sempre, del resto.</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><em><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"><strong>Nota a margine</strong>: Mah! Questo mondo della poesia mi ha parecchio stufato. Sono in </span></em><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;">surplace<em> ormai da tempo (da un anno a questa parte, non scrivo e non leggo un verso che sia uno), ma mi sa tanto che devo scendere dai pedali, mi sa che devo darmi appuntamento per una seria riflessione.</em></span></p>
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		<title>Beh, melodico poi… (non me l’aveva ancora detto nessuno)</title>
		<link>http://gennarogrieco.wordpress.com/2008/10/18/beh-melodico-poi%e2%80%a6-non-me-l%e2%80%99aveva-ancora-detto-nessuno/</link>
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		<pubDate>Sat, 18 Oct 2008 13:16:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gennarogrieco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’ultima pubblicazione di Gennaro Grieco consiste in un’autoantologia che raccoglie trent’anni di poesia. Il testo presenta il percorso umano e letterario che ha esplorato terreni diversi, ha sperimentato soluzioni differenti, si configura come lo specchio dello sviluppo poetico dell’ultimo terzo del secolo. Eppure alcune costanti affiorano, nonostante il variare di tempo e di stile: la [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gennarogrieco.wordpress.com&blog=767364&post=402&subd=gennarogrieco&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><a href="http://gennarogrieco.files.wordpress.com/2008/10/atelier51.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-403" title="atelier51" src="http://gennarogrieco.files.wordpress.com/2008/10/atelier51.jpg?w=67&#038;h=96" alt="" width="67" height="96" /></a><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;">L’ultima pubblicazione di Gennaro Grieco consiste in un’autoantologia che raccoglie trent’anni di poesia. Il testo presenta il percorso umano e letterario che ha esplorato terreni diversi, ha sperimentato soluzioni differenti, si configura come lo specchio dello sviluppo poetico dell’ultimo terzo del secolo. Eppure alcune costanti affiorano, nonostante il variare di tempo e di stile: la disposizione ad interpretare in profondità il reale e la </span><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;">«sommessa voglia di canto». Ci possono essere stati ripensamenti, maturazioni, ritorni; ci possono essere state composizioni di impianto classicista, altre romantiche, altre novecentesche, ma la ricerca di una parola “melodica” (nel senso etimologico del termine) domina sovrana. A volte la lirica si fa intimista, spesso prevale l’aspetto sociale, ritorna sovente la quotidianità filtrata attraverso le figure dei figli, degli amici, del paesaggio lucano, non mancano le riflessioni di carattere esistenziale per delineare un cammino definito «apprendimento di cose utili», il quale giunge alla scoperta che «ci sono situazioni in cui / il tempo batte la parola. / Ci sono sensazioni ed atmosfere / che rifiutano la parola / […] / Al di là delle parole ci sono io… / Al di là delle parole ci sei tu. / Al di là delle parole ci sarai sempre tu». Qui la vita veramente supera la letteratura.</span><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"> (G. L., in <span style="text-decoration:underline;">Atelier</span> – Trimestrale di poesia, critica, letteratura, A. XIII, n. 51, Settembre 2008, p. 124)</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><em><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;">Ringrazio G. L., ovvero Giuliano Ladolfi per la lettura che ha inteso fare del mio libro </span></em><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;">Apprendimento di cose utili<em>. È una lettura particolare. Certo, però, in questa sua nota, una chiusa un po’ così… Ineffabile, direi. Non capisco. Ma tant’è.</em></span><br />
<em><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;">Per il lettore, tuttavia, solo per l’eventuale lettore di questo blog che magari, non avendo il mio libro, non è in condizione di capire l’effettiva attinenza di quei versi citati in chiusura della su riportata nota, vorrei precisare. Scrissi quei versi giovanissimo (24 anni tre giorni più tardi), di getto, dedicandoli alla mia gentile e ancora più giovane consorte che mi aveva appena reso padre. Per quanto mi riguarda, il valore letterario è prossimo allo zero, quello affettivo è invece ragguardevole. Ed hanno un minimo di senso, quei versi, solo se presi per intero (vedi sotto). Estrapolati così, </span></em><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;">ad cazzum<em>, mi fanno pensare a un’operazione, per l’appunto, un po’ così. Fatta in buona fede, per carità! Ma pur sempre un po’ così…</em></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><strong><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;">Io e te al di là delle parole</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;padding-left:30px;"><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;"><span> </span></span><em><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;">A Filo, mia compagna di vita. Unica e per sempre</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;">Ci sono situazioni in cui<br />
il tempo batte la parola.<br />
Ci sono sensazioni ed atmosfere<br />
che rifiutano la parola.<br />
Al di là dell’eloquio retorico e fascinoso,<br />
al di là dell’elogio formale e magari gratuito,<br />
c’è una realtà di sacrificio e amore quotidiano.<br />
Al di là delle parole ci sono io…<br />
Al di là delle parole ci sei tu.<br />
Al di là delle parole ci sarai sempre tu,<br />
con quel ventre sfatto e martoriato<br />
che mi ha reso padre.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><em><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;">1977</span></em><em></em></p>
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	</item>
		<item>
		<title>Notevole saggio di Alfredo Rienzi sulla mia opera poetica</title>
		<link>http://gennarogrieco.wordpress.com/2008/07/22/notevole-saggio-di-alfredo-rienzi-sulla-mia-opera-poetica/</link>
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		<pubDate>Tue, 22 Jul 2008 02:29:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gennarogrieco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
ALFREDO RIENZI
 
La voce sul mondo: i trent’anni di poesia di Gennaro Grieco
 
 
  Gennaro Grieco, nato a Rionero in Vulture nel 1953 si è trasferito nel 1973 nel torinese, dove ha pubblicato tra il 1991 e il 2004 sei raccolte poetiche in lingua ed una nel dialetto d’origine (Lu cunt’ r’ lu [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gennarogrieco.wordpress.com&blog=767364&post=352&subd=gennarogrieco&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><!--[if gte mso 10]&gt;--></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:left;"><a href="http://gennarogrieco.files.wordpress.com/2008/07/alfredorienzi.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-353" src="http://gennarogrieco.files.wordpress.com/2008/07/alfredorienzi.jpg?w=180&#038;h=300" alt="" width="180" height="300" /></a><strong><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;color:red;">ALFREDO RIENZI</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:left;"><strong><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;"> </span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:left;"><strong><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;color:#003366;">La voce sul mondo: i trent’anni di poesia di Gennaro Grieco</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><strong><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"> </span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><strong><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"> </span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"><span> </span><span> </span>Gennaro Grieco, nato a Rionero in Vulture nel 1953 si è trasferito nel 1973 nel torinese, dove ha pubblicato tra il 1991 e il 2004 sei raccolte poetiche in lingua ed una nel dialetto d’origine (<em>Lu cunt’ r’ lu frat’</em>, del 2003).</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;">La Collana Autori Moderni della Genesi Editrice, storica casa editrice di poesia di Torino, riunisce ora nel corposo volume <em>Apprendimento di cose utili</em> (2007) le raccolte in lingua, organizzandole, come precisa lo stesso autore nella Nota a fondo (p. 351) non come una raccolta antologica o «raccolta delle raccolte», ma come<span> </span>«primo consuntivo» del proprio diario poetico. Per fare ciò le quattro raccolte più recenti vengono riproposte in versione integrale e nel loro ordine cronologico di stesura, indipendentemente dalla data di pubblicazione; le prime due sono state invece sostanziosamente potate e salvate, «con un criterio affettivo prima ancora che estetico», in una ultima sezione in coda al volume intitolata, con onesta consapevolezza, <em>Carte di apprendistato.</em></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"><span> </span>Per percorrere la vicenda poetica di Grieco, è, tuttavia, opportuno ribaltare il palinsesto di <em>Apprendimento di cose utili</em>, ripristinando i tempi originali di scrittura.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:center;" align="center"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;">I.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><a href="http://gennarogrieco.files.wordpress.com/2007/08/web-copipds.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-130" src="http://gennarogrieco.files.wordpress.com/2007/08/web-copipds.jpg?w=53&#038;h=96" alt="" width="53" height="96" /></a><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"><span> </span>Quanto recuperato dalla raccolta d’esordio, <em>I percorsi del sentimento, </em><span> </span>del 1991, ha valore prevalente documentativo, con testi che vanno dagli esordi del 1971 al 1990. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"><span> </span>Come detto, Grieco, con la maturità attuale, premette che si tratta di un lavoro di apprendistato e non posso non condividere questo giudizio.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"><span> </span>Ma a fianco delle ovvie acerbità («acché»), di aggettivazioni talora ridondanti o di maniera («sangue innocente», «odore acre»), della presenza di varianti e sperimentazioni strofiche e stilistiche, in specie anaforiche (<em>Sogno dell’ultimo dell’anno, Essere, Due occhi tra le mani</em>, ecc.), nel complesso poco efficaci, già compaiono in embrione alcuni tratti interessanti della poesia del poeta potentino. In particolare un ancora indistinto (o inespresso) e spigoloso impulso etico ed il muoversi del «vento in faccia» della ribellione sociale («No. Io no. Io ritornerò a volare/ …/ e non ci sarà cacciatore/ che mi tarperà le ali»), la presenza, prima reale e poi mnemonica, dei luoghi natii (presenza che mai abbandonerà la scrittura del poeta emigrato: «mai si spezzerà il filo che a te mi lega», scriverà in seguito), e quella preziosa ed efficace propensione creativa e immaginifica che caratterizzerà le migliori rappresentazioni degli anni successivi: «Sulla scalinata di un’antica chiesa sconsacrata/ un giovane contadino/ come un lucertola alla controra» (p. 292). Parole che non «ricamano/ spirali di fumo» ma che da subito cercano superfici ruvide. Il titolo stesso è coniugato con vigore e nulla concede alla mellifluità di tanti resoconti diaristici, infatti <span> </span>il “sentimento” è piantato nella poetica di Grieco come «vera spina dorsale».</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><em><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"><span> </span>Lo Specchio</span></em><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;">, che chiude la selezione di questa prima raccolta edita (p. 309), lancia quella che sembra la sfida, già chiara, da affrontare con la propria scrittura: «È che voglio spendere quel che mi resta/ in un lessico men che ordinario/ alzando e poi abbassando il tono/ degli sguardi e delle allusioni/ […] datemi poesia!».</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><a href="http://gennarogrieco.files.wordpress.com/2007/08/web-sug.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-132" src="http://gennarogrieco.files.wordpress.com/2007/08/web-sug.jpg?w=69&#038;h=96" alt="" width="69" height="96" /></a><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"><span> </span><span> </span>Grieco colloca <em>Suggèsto</em>, raccolta composta tra il 1990 ed il 1991, ancora tra le <em>Carte di apprendistato</em>, nonostante la contiguità cronologica e stilemica con le raccolte successive. Il suggèsto è il pulpito dell’oratore, il luogo rialzato del tribuno: non a caso l’epigrafe cita il noto discorso che J. F. Kennedy tenne all’Amherst College il 26 ottobre 1963, poco prima del suo assassinio: «Quando il potere spinge l’uomo all’arroganza la poesia gli ricorda i suoi limiti. […] Quando il potere corrompe, la poesia purifica». Quasi un manifesto della poetica che Grieco intende realizzare. Qui, infatti, emerge, con tutta la sua energia, la <em>vis oratoria</em> del poeta e, in tutta la sua chiarezza, la valenza politica della sua poesia, tra «braccianti di Terra di Puglia», «fabbriche dismesse», «fede rivoluzionaria». Il sottotitolo della raccolta <em>Tagliamo i fili dei burattini</em>, rimanda al testo eponimo, dove si incendia il moto di ribellione, dove si esalta l’invettiva e la protesta dell’umile «burattino», portavoce archetipale dell’uomo non libero, incatenato e soggiogato, di cui la storia non scritta è popolata, e subdola categoria dell’uomo contemporaneo libero solo illusoriamente. L’impero sovietico si è appena avviato alla disgregazione post-comunista, con discusso legame di causa-effetto anche in Italia si sta per abbattere sulla Prima Repubblica un’onda distruttiva e trasformatrice (così si credeva, allora!), le bandiere sono «scolorite» e Grieco, tra squarci memoriali, abbracci familiari, riflessioni quasi epigrammatiche, arringa con enfasi: «armiamoci: tagliamo i fili dei burattini!/ Armiamoci, signori,/ affiliamo che siano taglienti i nostri pensieri». Armi del pensiero e della parola, ovviamente, ma utilizzate con ardore che lo stesso autore avrà, forse, in seguito ritenuto eccessivo. Un convinto e convincente sdegno impregna i testi di maggiore impegno civile, con invettive senza mezzi termini, con lessico quasi cavalleresco (donchisciottesco, direbbe il nostro): «codardia», «vigliaccamente», «soldo guasto dei mercenari», «ladri». Non è il caso di sottolineare come anche (e soprattutto) l’intento oratorio tenda fisiologicamente ad avvalersi di un costrutto anaforico. Più che le dichiarazioni intenzionali e, si passi il termine, ideologiche, mi piace evidenziare quel più o meno sottile e consapevole gioco di contrasti che si disegna tra i diversi tasselli della raccolta. In particolare tra il «nero» (<em>Tonalità di nero…</em>, p. 312) o il «buio» (sono bui «i boschi» a p. 314, «le strade» a p. 316, «le piazze» a p. 318) e l’accendersi di «coriandoli di carta colorata» e dello «splendore di paesaggi» della Lucania. Di questa «fortificante corrispondenza degli opposti», così denotata da Sandro Gros-Pietro nell’ampia Prefazione, ci dà conto lo stesso autore in un bel distico di <em>Fuggono</em>, a p. 348: «Fuggono// da immagini di poesia che ho affisso per dar luce/ alle pareti annerite dai fumi delle bestemmie».</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"><span> </span><span> </span>L’opera di Grieco, secondo le dichiarazioni dello stesso autore, si centra e impernia sulle raccolte composte nel breve periodo del “sacro furore”, tra il 1992 ed il 1995, che vengono collocate in apertura di <em>Apprendimento di cose utili</em>, in ordine cronologico di scrittura e non di edizione. È significativo che oltre i tre quarti della produzione di un trentennio qui riproposta sia racchiusa in una così breve stagione. Questo dato meriterà una breve riflessione, che svilupperò però solo al termine del presente saggio, dopo avere quindi esaminato la poetica di questo periodo e prima di un cenno alle <em>Poesie inedite</em>.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"><span> </span><span> </span>Tra i testi di <em>Il Viaggio Virtuale</em>, scritti nel 1992-1993 ed editi nel 1997, quelli di <em>Rivus Niger e scritture bastarde</em>, del 1992, pubblicati nel 1994, e quelli delle raccolte <em>La vocazione e le idee</em> e <em>Le Trentadue Ottave</em>, scritte entrambe nel biennio 1994-95, ma edite l’una nel 1995 e l’altra nel 2004, esiste indubbiamente un’importante unitarietà stilistica, una comune tensione compositiva, una cifra comune e riconoscibile, ma si ravvisano anche numerosi segni del fine lavoro registico e progettuale del poeta lucano. Solo per limitarsi ad alcuni elementi volutamente superficiali, quindi più immediatamente caratterizzanti e verificabili, si notino i titoli sistematicamente compositi e spesso sottotitolati, di <em>Il Viaggio Virtuale</em> – ad esempio: <em>Per la storia che avrebbe arriso al re (Belviso Stanco, o della fissa dimora)</em> – a fronte di quelli tutti essenziali di <em>La vocazione e le idee</em> e di <em>Le trentadue Ottave</em> (<em>Il dio, La miseria, La ombra, La alba </em><span> </span>– con tanto di articoli non apostrofati – etc.); si consideri la struttura poematica di <em>Rivus Niger</em> e quella prosastica o anarchico-logorroica delle<em> scritture bastarde</em> a confronto del controllo formale di <em>Le Trentadue Ottave</em>. Queste semplici e didascaliche osservazioni permettono però, fin d’ora, di affermare chiaramente che Grieco non è solo quel poeta passionale, impegnato, idealista che la maggior parte delle critiche ci rimanda, ma è anche estremamente consapevole e attento, fino al limite della maniacalità, all’aspetto formale e stilistico del componimento, all’architettura della raccolta e – dato a mio parere saliente – alla cura del lessico. Non a caso «richiede una misura dello scarto/ questa smania di mostrare parole/ e un varco, un margine di prospettiva» (p.123).</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><a href="http://gennarogrieco.files.wordpress.com/2007/05/web-copilviavir.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-77" src="http://gennarogrieco.files.wordpress.com/2007/05/web-copilviavir.jpg?w=70&#038;h=96" alt="" width="70" height="96" /></a><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"><span> </span><span> </span>In <em>Il Viaggio Virtuale</em>, due sono gli elementi stilistici salienti: l’endecasillabo e le reiterazioni.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"><span> </span>Merita riportare le acute osservazioni di Gianmario Lucini<sup>(1)</sup> che evidenzia come l’autore utilizzi <span style="color:black;">nelle prime composizioni (<em>Carte di apprendistato</em>) di preferenza l’endecasillabo in sé compiuto, con rare cesure ed <em>enjambementes</em>, elemento che a una lettura (recitata e non mentale) dei testi, conferisce al ritmo un andamento solenne, un respiro polmonare misurato e regolare. Lucini coglie chiaramente come il verso cambi profondamente negli anni ’90, «più intrecciato di rimandi e allusioni, più nervoso, non alieno da sperimentalismi e ricerca, persino ludolinguismo e poesia figurativa (nella poesia <em>Il Natale</em>, del 1994). Un artista che proprio nel verso mostra la portata della sua crisi che invero non è mancanza di ispirazione o densità di contenuto (anzi!) ma soprattutto irrequietezza: dal verso quasi classico delle prime poesie al verso pieno di sorprese ma sempre denso di senso, oppure totalmente libero e colloquiale (quasi da un estremo all’altro) degli ultimi lavori». </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;color:black;"><span> </span>I meccanismi reiterativi che Grieco mette in atto, prevalentemente anafore versiche ed ancor più strofiche (più rari polisindeti, epifore ed anadiplosi), proseguono una scelta già annotata per <em>Carte di apprendistato</em>, e si esprimono spesso già dalla scelta del titolo, spesso anticipatore di un verso-chiave del testo o parte di esso (es. <em>Ovvio inventario della contingenza</em>, p. 43). In maniera più complessa che nei primi testi, la <em>repetitio</em> in <em>Il Viaggio Virtuale</em> è generalmente meno declamatoria e più riflessiva, quasi a fungere da sostegno all’esplorazione ed al pensiero che passo passo il poeta compie e narra: si veda, ad esempio, l’«io che qui canto e scrivo» di <em>Ma forse anche per anarchie di cuori </em>(p. 60)<em> </em>e, tra le più lievi, la prima strofa di <em>Persin facile il gioco alla mestizia</em>: «Sulla pietra, da quella stessa pietra/ sedimento di altre vite e già in posa,/ dalla pietra di solito comincia/ il passo stentato che porta resa.// Sulla pietra…», (p. 86).</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;color:black;"><span> </span>Ancora si deve notare come in questa raccolta i testi spesso lunghi, il verseggiare fecondo, nutrano e si nutrano anche di grumi di elencazioni e accumulazioni. Caso esemplare e dichiarato è il componimento <em>Cos’è l’anima in cui non ho creduto </em>(p. 52), che ci annuncia il proposito elencatorio col sottotitolo <em>Per l’utile inventario</em> (che occhieggia al titolo del volume in esame), ma si vedano anche testi quali <em>Questa notte è metafora di morte</em> (p. 106) e l’allitteratoria e a tratti ludolinguistica <em>Un grigio presagio nel pomeriggio</em> (p. 109).</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"><span> </span><span> </span>Come ci ricorda lo stesso autore nella Nota finale, le prose poetiche confluite in <em>Il Viaggio Virtuale (</em>1997), facevano originariamente parte di <em>Rivus Niger e scritture bastarde</em> e ritengo che questa fosse la collocazione più congrua e consona, non aggiungendo molto alla già composita architettura di <em>Il Viaggio Virtuale, </em>anzi venendo in qualche modo messe in ombra dalla ricchezza linguistica e di contenuti qui rappresentati. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><a href="http://gennarogrieco.files.wordpress.com/2007/03/web-coprivnig.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-33" src="http://gennarogrieco.files.wordpress.com/2007/03/web-coprivnig.jpg?w=69&#038;h=96" alt="" width="69" height="96" /></a><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"><span> </span>In effetti, <em>Rivus Niger e scritture bastarde</em> costituisce, con il suo poemetto ciclico <em>Rivus niger</em>, dedicato ai luoghi natii (appunto Rio-nero in Vulture), con la sua “scrittura estemporanea” <em>Logorrea</em>, vero e proprio <em>raptus scribendi</em> – quantomeno nella finzione nella pagina – e con le citate prose poetiche, una prominenza atipica nel corpo poetico di Grieco, ma non a questo estraneo. Infatti, in <em>Rivus Niger</em>, vengono impiantati i primi semi di quella esperienza dialettale che darà pieni frutti un decennio dopo con <em>Lu cunt’ r’ lu frat’</em>, del 2003, e che testimonia il radicamento con la propria terra e tradizione che è una delle sinopie della sua poetica. E di <em>Logorrea</em> (sono convinto che molti dei testi di Grieco siano in fondo nati con lo stesso irrefrenabile impulso alla parola, salvo poi passare alla cesoia ed alla lima&#8230;) è significativo il gustoso episodio dell’autore che, lavorando di vocabolario, scopre in adiacenza a «prosopopea» un termine entomologico che lo attrae e lo interessa, «prospaltella»: scena, quella dello scrittore che lavora sul dizionario, qui addirittura esplicitata, che descrive bene il costante e stretto rapporto tra l’impulso oratorio e la cura lessicale esercitata.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"><span> </span>Se, dunque, l’unicum di <em>Rivus Niger</em> è singolare diramazione, il tronco ben radicato della poetica dell’artista lucano è costituito, oltre che da <em>Il Viaggio Virtuale</em>, l’opera forse più rappresentativa, dalle due raccolte gemelle, <em>La vocazione e le idee</em> e <em>Le Trentadue Ottave</em>, che – scritte nello stesso periodo – hanno subito la strana sorte di vedere la luce a quasi dieci anni di distanza e che in <em>Apprendimento di cose utili</em> si riavvicinano anche fisicamente nel volume. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><a href="http://gennarogrieco.files.wordpress.com/2007/08/web-coplavoc.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-116" src="http://gennarogrieco.files.wordpress.com/2007/08/web-coplavoc.jpg?w=69&#038;h=96" alt="" width="69" height="96" /></a><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"><span> </span>Il perché di questa differente collocazione delle due raccolte nella vicenda letteraria di Grieco può suggerire una personale interpretazione, in parziale contraddizione con lo stesso autore, che nella nota introduttiva della raccolta edita nel 2004 parla di «seconda metà dell’ottantina di poesie» scritte nel 1994-1995, mentre, fatte vere le datazioni dei testi pubblicati, il criterio di demarcazione non sembra essere quello strettamente cronologico. Io ipotizzo che l’artista abbia preferito dare alla luce dapprima i testi più vicini al filone espressivo di quegli anni, dominato da un verso energico e mobile, declamato a voce alta, civilmente impegnato e di forte impegno ideologico. Così i testi di <em>La vocazione e le idee, </em>più vari e articolati, con un ventaglio che va da folgori di ispirazione ungarettiana (<em>Il tempo</em>, componimento monofrastico: «Ognuno in attesa») a testi epigrammatici (<em>Il conto, La misura, Il capolinea, La politica</em>) fino a testi in centrato, perfino di tipo figurativo (<em>Il Natale</em>, a forma d’albero), cavalcarono la più pressante urgenza espressiva del momento, seguiti dopo un biennio da <em>Il Viaggio Virtuale</em>. È questa la stagione creativa dove meglio calza la descrizione dell’«originalissimo linguaggio» di Grieco ottimamente confezionata da Sandro Gros-Pietro nella Prefazione ad <em>Apprendimento di cose utili</em>: «[linguaggio] che è una elaborazione attenta, studiata a tavolino e pazientemente limata, vagliata e verificata, di improvvisazioni lessicali costruite ad arte, un succedersi di neologismi con barbarismi e con arcaismi, in modo da suscitare la sensazione di una parola polifonica e pluriespressiva, vicina all’idioma del dialogo […], sconfinante nell’improvvisazione del parlato e capace di alternare e di produrre in sé modi di dire totalmente diversificati e inopinati», dove «il nostro poeta si esprime sempre e comunque per forme scelte, sovente confinanti con il puntiglio della ricerca e della raffinatezza».<span> </span><span> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"><span> </span>Potrebbe essere accaduto, quindi, che i testi di <em>Le Trentadue Ottave</em>, dove, secondo Sandro Montalto<sup>(2)</sup> si «raggiunge un equilibrio efficace tra forma composta e contenuto esplosivo» e viene fatta «la scelta giusta di appellarsi a una forma tradizionale così presente negli occhi e nelle orecchie del lettore italiano» dovettero aspettare per trovare luce, peraltro in edizione fuori commercio, fino al 2004, lontano dalla fase dell’impeto creativo della prima metà degli anni Novanta e dopo averle, inoltre, lasciate «<span>per intanto decantare un paio di anni, attraverso un sito amico, nell&#8217;inaudito contenitore del web</span>», ossia su Poiein, come scrive lo stesso Grieco nell&#8217;introduzione al volume.<sup>(3)</sup></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><a href="http://gennarogrieco.files.wordpress.com/2008/07/web-le32ott.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-354" src="http://gennarogrieco.files.wordpress.com/2008/07/web-le32ott.jpg?w=71&#038;h=95" alt="" width="71" height="95" /></a><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"><span> </span>Si riscontra, dunque, che alla scelta stilistica di <em>Le Trentadue Ottave </em>(si tratta per l’esattezza di quattro sezioni di dieci testi l’una, di cui otto sono ottave, di varia metrica, ed altri due testi) non abbia corrisposto, come vedremo, una sostanziale variazione dei contenuti, ma essenzialmente una differente energia comunicativa, una modulazione del messaggio, che pur non facendosi aliena agli stilemi complessivi del poeta lucano, se ne discosta quel tanto che è stato sufficiente a creare uno iato tra epoca della scrittura e della pubblicazione, dopo – precisa l’autore nella sincera nota introduttiva, citando il conterraneo Rocco Scotellaro<span> </span>– essersi distratto al bivio, tra dire e tacere.<sup>(3)</sup> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:center;" align="center"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;">II.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"><span> </span><span> </span>Esaminata, con la inevitabile superficialità che si può realisticamente dedicare ad un’opera così estesa, la “buccia” del frutto poetico di Grieco, proviamo – anche con l’utile ricorso ad alcuni supporti bibliografici – a descriverne meglio i gusti della polpa (tanto per non lasciare tutte le metafore al poeta…).</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"><span> </span>«Un libro di poesia è sempre un diario, e l’intera opera di un autore, per quanto vasta e articolata, in fondo non è altro che un unico, grande diario»: così afferma l’autore di <em>Apprendimento di cose utili </em>tra le sue Note conclusive al volume (p. 351). Ho molti dubbi che sia <em>sempre</em> così, ma ho altrettanta certezza che quanto asserito dal poeta d’adozione torinese sia spesso vero e, nel <em>suo</em> caso specifico, assolutamente calzante, con tanto di luoghi, tempi e perfino datazioni in piena luce.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"><span> </span>Così diventa quasi banale ritrovare e rimarcare, nella rappresentazione poetica di Gennaro Grieco, i riflessi e le immagini in piena luce, degli snodi essenziali della propria vicenda biografica ed umana. Per quanto “il tempo della scrittura” si concentri, come visto, in un decennio scarso, le ere biografiche trovano preciso riscontro, sia nei pochi testi salvati del periodo “dell’apprendistato”, sia, soprattutto, nei molti richiami e rimandi che l’autore inserisce nello svolgersi della sua opera. Egli dissemina, quindi, i grani della sua giovinezza nella terra natia, i vigorosi echi della figura paterna, quelli morbidi e addolciti della vita familiare, diffonde il sapore crudo del lavoro di fabbrica,<span> </span>traccia i giorni dell’impegno sociale e dell’attivismo politico con tutti i qui-ed-ora chiamati per luogo-e-data o elevati a metafora universale. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><a href="http://gennarogrieco.files.wordpress.com/2007/08/apprendimento_di_cose_utili.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-118" src="http://gennarogrieco.files.wordpress.com/2007/08/apprendimento_di_cose_utili.jpg?w=150&#038;h=232" alt="" width="150" height="232" /></a><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"><span> </span>Ma, più che sulla mera ricostruzione, attraverso le testimonianze versali, delle vicende biografiche e delle correlate modulazioni emozionali o degli incisi speculativi (il tutto fisiologicamente largo nei tempi, molteplice nelle occasioni poetiche e nei modi della scrittura), la lettura di <em>Apprendimento di cose utili</em> invita, attrae, quasi costringe a seguire il solco tracciato con chiara consapevolezza sul versante etico del dire, sul valore morale e perfino politico della poesia. Ovviamente le circostanze biografiche sono determinante necessario – ma non sufficiente <em>ex se</em> – per l’evoluzione del pensiero e dell’oggetto poetico. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom:6pt;text-align:justify;"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"><span> </span>In ogni caso, ovunque indirizzi lo sguardo e la punta della penna, Grieco lo fa ponendo al primo posto, comunque, l’attenzione alla parola, sia che prevalga l’istanza descrittiva o il tono dialogico, sia che si inoltri nella domanda, nella riflessione. Non c’è mai modo, leggendo i versi più maturi del poeta, di perdere di vista la timbrica forte del dire e del significare. Generalmente qualche citazione aiuta a rimandare al lettore il senso più imm<em>e</em>diato di quello che il critico esprime in concetti descrittivi e tale esercizio segue di regola una scelta, una cernita, una giustificata selezione. Bene, in <em>Apprendimento di cose utili</em> ho trovato veramente difficile ed inutile selezionare versi per esprimere questa densità di parola e di senso. Si può scegliere praticamente ad occhi chiusi:</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0 0 6pt 35.4pt;"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;">«Il silenzio che si abbrevia sul muro,/ che si adagia, si accovaccia, si posa,/ è coltre di ritegno sulle canee,/ è l’ombra stucca del tempo sudato», (<em>Il silenzio che si abbrevia sul muro</em>, p. 133);<span> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0 0 6pt 35.4pt;"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;">«Del denaro e del sangue già dicemmo/ in vita; saremmo comunque morti/ non certo per errore,/ saremmo scesi in fondo, nella resa,/ col muco al naso per mani impedite», (<em>Il muco</em>, p. 176);</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0 0 6pt 35.4pt;"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;">«Non più, quando terra chiama cielo/ e insieme/ esangui si arrotolano, si accoppiano/ – sappiamo una o più storie bastarde e i giochi della bestia – / e annullano l’etico spessore dell’ascesa,/ lo spazio-tramite della speranza», (<em>Il fuoco</em>, p. 211).</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"><span> </span>Credo bastino questi pochi esempi per apprezzare la sintesi che Antonio Coppola esprimeva, già nella Presentazione di <em>Suggèsto,</em> a proposito della modalità espressiva di Grieco: «carica d’eventi, di improvvisi scalpori, un continuo scoppiettare di colubrine e una dose d’arsenico per i vituperati figli di burattini e burattinai».<sup>(4)</sup> Ma merita, ancora, di riportare l’acuta interpretazione di Mario Ancona sulle peculiarità del linguaggio del poeta di Rionero: «spesso ammiccante, criptico ed eterodosso, indecifrabile e di difficile decodificazione. Spesso. Non sempre. Il discorso, infatti, altrettanto spesso, diviene limpido e comunicativo, colloquiale, privo di ombre. Una “mistura” vincente, che trae la sua caratura stilistica proprio dall’”ambiguità” (nel senso della polivalenza semantica e concettuale) e da una condizione di contrapposizione e di scontro (intellettuale e verbale), capace di provocare una scintilla, di mettere in moto il flusso di una “corrente elettrica” indefinibile e misteriosa (dinamica), che serpeggia, impalpabile, fra le righe, dando vitalità ai concetti e alle parole, al gioco, sempre mutevole – più o meno controllato e controllabile – dei sentimenti e della passione».<sup>(5)</sup><span> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"><span> </span><span> </span>Abbandonando, a malincuore, queste ulteriori digressioni sugli aspetti stilistico-espressivi, torniamo a quanto Gennaro Grieco infonde nei suoi testi. Pressoché ogni commentatore ha sottolineato, da <em>Suggèsto</em> in poi, il tono indignato e sdegnato del poeta.<em> </em></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"><span> </span>Riprendendo, ancora, la citata nota di A. Coppola, leggiamo, infatti, che le liriche «portano dentro un <em>j’accuse</em> di cui non si può sottacere, ed è una reiterata cavalcata contro gli impostori, coloro che fanno corte al fantoccio […],<span> </span>la parola alta e ferma di Grieco che avverte, ammonisce, canzona».<sup>(4)</sup></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"><span> </span>Sergio Fumich, nella Postfazione a <em>Rivus Niger e scritture bastarde</em> evidenziava la «vis polemica, l’impegno civile che dà forza a tanta sua poesia e che prova coraggiosamente in tempi di allineati e coperti a mettere a nudo questa società dell’immagine, dell’artificio, dove ciò che conta è apparire, non essere».<sup>(6)</sup></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"><span> </span>A proposito della “passione civile” che sostiene anche <em>La vocazione e le idee</em>, M. Ancona sottolinea che «nelle poesie di Gennaro Grieco […] a emergere, in modo chiaro e inconfutabile, è specialmente l’ira più o meno repressa di chi vorrebbe vedere un mondo migliore, più generoso e più giusto, e rifiuta (insieme con il <em>déjà vu</em>) l’acquiescenza dei pavidi e dei conformisti, le lusinghe fagocitanti del “Welfare state”, i narcotici del tranquillo benessere borghese».<sup>(5) </sup></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"><span> </span>L’atteggiamento indignato è tanto fintamente confitto nel sentire contemporaneo quanto è autentico (e cosciente) nel nostro autore. Tale incoercibile modalità esistenziale, tali <span> </span>obbligatori sussulti del poeta di fronte all’ingiustizia, acutamente sentita e patita nel profondo, sembrano generarsi soprattutto – a dispetto della durezza della parola di Grieco – da un primigenio alone di <em>ingenuità</em>. Quella più genuina e naturale, strettamente collegata alle regole semplici e chiare del mondo contadino, ai cicli naturali del fare e del raccogliere, del lavoro e del premio, dell’amare e dell’essere ricambiato. Nulla che somigli a vagheggiamenti bucolici ma una chiarezza di ruoli e di valori morali stravolti dalle e nelle vicende più significative degli ultimi decenni del Novecento, dall’emigrazione meridionale alla rivolta studentesca ed operaia, dalla progressiva e onnipotente mercificazione consumistica alla deflagrazione corruttoria del sistema politico della Prima Repubblica. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"><span> </span>Concorda con tale analisi Sergio Fumich che osserva come il mondo di Grieco contenga due età: «un’età dell’oro anche se povera, intrisa del sudore del lavoro dei campi, della felicità delle piccole cose, età a misura d’uomo dove l’uomo, le sue storie sono il centro, il riferimento universale; ed un’età del silicio, dei media che con la loro invadenza/prepotenza schiacciano l’uomo e i suoi rapporti riducendolo a strumento di consumo, null’altro. Dal confronto nasce la forza di dire basta, di rialzare la fronte, il coraggio di tornare a guardarci negli occhi, di ribellarsi, la spinta a quell’impegno sociale e civile di denuncia e resistenza».<sup>(6)<span style="color:red;"> </span></sup></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"><span> </span>Ancora più efficace – e in sintonia con quanto sopra – è il commento di Gianmario Lucini, purtroppo uno dei pochi, al momento, che abbia affrontato estesamente la poetica di Grieco, con diversi interventi nel sito <em>Poiein</em> che egli stesso dirige. La lunghezza della citazione credo sia ben scusabile con la chiarezza che essa esprime: «“ingenuità” non deve essere assunta in senso negativo, ma nel senso di meraviglia che contribuisce a far montare quello “sdegno” che è una caratteristica della sua poesia politica. Non dunque l’ingenuità dello sprovveduto, ma l’ingenuità dell’onesto che prova quel senso di sbilanciamento della coscienza di fronte al male, alla bassezza, alla corruzione, alla – se così possiamo dire – mancanza di nobiltà d’animo di eventi o situazioni, e si meraviglia che questo possa accadere, come ci si meraviglia di un gioco paradossale. Da qui l’invettiva, l’ironia, lo sdegno. Ed è per questo elemento di candore che si muta in sdegno che lo sdegno stesso non si tramuta in retorica o in atteggiamenti vatici – anche se in alcuni passaggi verrebbe di sostenerlo – se non si tiene conto di questo corto circuito emotivo. È lo sdegno dell’uomo semplice, educato a non transigere sulle questioni di fondo e in un certo senso disorientato (e forse questa è la radice della sua irrequietezza stilistica ma anche spirituale) dalla brutalità del cambiamento così repentino e radicale di questi ultimi 40 anni, dal bisogno di dover superare troppo velocemente le certezze ideali e la stessa vena della poetica della prima parte della sua produzione per continuare ad interpretare il suo tempo».<sup>(1)</sup></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom:6pt;text-align:justify;"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"><span> </span><span> </span>Il rifugio nella parola poetica non è mai fuga e nascondimento, nemmeno nella più matura espressione stilistica. Dante Maffia ha osservato (si parla di <em>Il Viaggio Virtuale</em>, ma è ormai abbastanza chiaro, a questo punto, come la triade che comprende anche <em>La vocazione e le idee</em> e <em>Le Trentadue Ottave</em>, costituisca un nucleo piuttosto omogeneo) che “l’approdo alla serenità è visibile innanzitutto nella conquista dell’endecasillabo”<sup>(7)</sup> ma, francamente, la vis oratoria di Grieco ed il furore espressivo, se certamente si modulano negli anni Novanta (specie in <em>Le Trentadue Ottave</em>) rispetto ai primi testi (fino a <em>Suggèsto</em>) non per questo si avocano dall’agone civile. Anzi, è proprio il ruolo di poeta che autorizza e rende credibile la denuncia, che conferisce l’energia cinetica per colpire «le serpi che si atteggiano in nicchie al sole»: </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0 0 6pt 35.4pt;"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;">«Nemmeno poesia – quando non c’era/ già più religione – e, inutile dirlo,/ il misfatto ha come alibi il contesto, / […]/ : se muore l’uomo se muore il suo canto/ non c’è storia non è morte parziale» (<em>La mistificazione</em>, p. 254). </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"><span> </span>La forza espressiva ed etica del versante poetico civile e politico, in senso ampio, oscura fatalmente, considerata anche la difficoltà di commento di un testo così ampio, gli altri nuclei tematici affrontati da Grieco, l’altra “anima”, descritta da S. Fumich (6), quella del ricordo, della memoria della sua terra, viva nella prima età del poeta. Ed occorrerebbe anche investigare meglio le citazioni e gli intrecci letterari (da Scotellaro e Quasimodo a Luzi e Fortini, da Borges e Neruda ai Cvetaeva e Majakovskij), vagliare la condivisibilità della residenza poetica di volta in volta segnalata, tra abbastanza chiare influenze di Scotellaro (mi pare su tutti), Sinisgalli, Raffaele Carrieri ed altre possibili e/o parziali (Quasimodo, Pasolini, Pavese), cui aggiungerei, tra i contemporanei, certamente Dante Maffia.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"><span> </span>Mi perdonerà di questo il lettore, che potrà ben integrare in proprio i limitati spunti che può offrire lo spazio di una nota di lettura. E tuttavia, preferisco – anche per testimoniare un altro aspetto cui ho lasciato poco spazio, cioè l’ironia che amplifica la potenza dell’invettiva – avviarmi alla chiusura con un florilegio elencatorio-accumulatorio di quei “nemici” visibili e invisibili, complici e sodali dei “burattinai” del sottotitolo di <em>Suggèsto</em>, per i quali Grieco sciorina tutta la propria sorprendente e salace espressività: «farisei e baciapile […] alla corte del fantoccio»,<span> </span>«buffone che si esibisce su ogni piedistallo», «saltimbanchi e illusionisti», «serpi che si atteggiano in nicchie al sole» dagli «abiti cangianti» <span> </span>e «occhi di vetro», <span> </span>«gigioneschi figuri dai sigari mozzati// pirateschi codardi, plantigradi sciatti e molli,/ manutengoli d’accatto/ al mercato nero istituzionalizzato…// onnivori malaticci agli arresti domiciliari […] cenerentoli in carrozza/ con l’abito stirato delle trecento feste all’anno/ […] servette depilate e gaie monetizzate», i catodici «<em>uomoabortomalriuscito</em>» e la <span> </span>«<em>suasignoravanità</em>», «venditori di certezze», «pervicaci canaglie di ritorno», «dannato inetto, trombone colossale», «venditori d’acqua marcia», «rospi che sguazzano nel pantano», «manichini bocconiani<span> </span>dalla cera inamidata», eccetera…</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"><span> </span><span> </span>Ecco, contro questa schiera di figuri, che – inutile nasconderci dietro un dito – siamo anche noi («Con l’ultimo rossore/ mi faccio colpa – anch’io – del mondo»)<sup>(8)</sup>, o, al meglio, nostre creature, contro questi Hyde ubiquitari la voce alta e forte del poeta ha risuonato intensamente nella prima metà degli anni Novanta.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><a href="http://gennarogrieco.files.wordpress.com/2008/07/vernice39.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-355" src="http://gennarogrieco.files.wordpress.com/2008/07/vernice39.jpg?w=211&#038;h=300" alt="" width="211" height="300" /></a><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"><span> </span>E poi? E adesso? Questo è, forse l’interrogativo meno risolvibile, che ci lascia in consegna <em>Apprendimento di cose utili</em> e che mi stimola, infine, una riflessione con punto di domanda. Perché, se così è stato veramente, questo lungo silenzio creativo? Forse l’impronta civile ed oratoria di questa poetica può necessitare di più ascolto, confronto ed incrociar di spade rispetto ad altri generi (ad esempio, di stampo intimistico-diaristico o di ricerca stilistico formale)? La poesia scritta per restare nel cassetto è favola adolescenziale o raro, estremo, distacco: alcune, però, hanno più urgenza di altre di scagliarsi come dardi o rotolare come pietre, Ma, per parafrasare lo stesso Grieco, stante la sostanziale illusorietà del messaggio poetico, la frustrazione dell’inascolto, che grava come spessa nebbia su questo nostro italico popolo di poeti non lettori, può avere contribuito non poco nel prosciugare alla fonte la fluviale spinta del poeta-tribuno? O, peggio, la disillusione, il silenzio, conseguono ad una mera e dolente constatazione del persistere dei mali antichi e nuovi contro i quali l’artista aveva levato la sua voce? Con necessario ripensamento del rapporto tra la <em>poiesis</em> ed il mondo («Può la parola? Il canto/ piccato sulle spoglie?»), che testimonierebbe una volta di più il rapporto autentico e non narcisistico-edonistico tra lo scrittore e la sua arte, rapporto che può portare all’estremo di un simbolico suicidio della parola: <em>Le Trentadue Ottave</em> sono, infatti, rimaste inedite per quasi un decennio e il linguaggio pubblico è poi ripreso, quasi palingeneticamente, in forma dialettale (<em>Lu cunt’ r’ lu frat’</em>, nel 2003).</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"><span> </span>Nel dare risposta a queste domande poco ci sono di ausilio le <em>Poesie inedite</em><span> </span>proposte in <em>Apprendimento di cose utili</em>: si tratta di una quindicina di testi, sparsi su un discreto arco temporale (1994-2001) e, mantenendo una propria cifra stilistica, su ambiti diversificati. Da uno di questi testi, del 1998, <em>Lettera da Utopia</em>, Grieco ci fa sapere, comunque, «di un’idea che non muore illusione», dove «la misura è pienezza, è progetto/ […] è respiro ampio di una prospettiva». Come a dire, confermato da versi più recenti che la partita dell’artista col mondo è ancora aperta: «Rosso fuoco mai spento/ se non a noi stessi se non al mondo/ a chi mai dare conto?»<sup>(8)</sup></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"> </span></p>
<p style="text-align:justify;text-indent:-21.3pt;margin:0 12.5pt 0.0001pt 21.3pt;"><!--[if !supportLists]--><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;color:#000000;"><span>(1)<span style="font-family:&quot;font-variant:normal;font-weight:normal;font-size:7pt;line-height:normal;"> </span></span></span><!--[endif]--><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;color:#000000;">Gianmario Lucini, <em>Ingenuità e sdegno: Gennaro Grieco,</em><em> nota a <span>Apprendimento di cose utili, </span>Genesi, Torino, 2007</em>, in: <em>www.Poiein.it</em>, novembre 2007 </span></p>
<p style="text-align:justify;text-indent:-21.3pt;margin:0 12.5pt 0.0001pt 21.3pt;"><!--[if !supportLists]--><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;color:#000000;"><span>(2)<span style="font-family:&quot;font-variant:normal;font-weight:normal;font-size:7pt;line-height:normal;"> </span></span></span><!--[endif]--><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;">Sandro Montalto,<span> </span><em>Gennaro Grieco, Le Trentadue Ottave, </em>Il Fiore Nella Roccia, Avigliana (TO), 2004<em>, </em><span> </span>in: <em>Hebenon</em> , Anno X, n. 5 della Terza Serie, Novembre 2005, pp. 173-174</span></p>
<p style="text-align:justify;text-indent:-21.3pt;margin:0 12.5pt 0.0001pt 21.3pt;"><!--[if !supportLists]--><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;color:#000000;"><span>(3)<span style="font-family:&quot;font-variant:normal;font-weight:normal;font-size:7pt;line-height:normal;"> </span></span></span><!--[endif]--><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;">Gennaro Grieco, <em>Le Trentadue Ottave</em>,<em> </em>Il Fiore Nella Roccia, Avigliana (TO), 2004, p. 5</span></p>
<p style="text-align:justify;text-indent:-21.3pt;margin:0 12.5pt 0.0001pt 21.3pt;"><!--[if !supportLists]--><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;color:#000000;"><span>(4)<span style="font-family:&quot;font-variant:normal;font-weight:normal;font-size:7pt;line-height:normal;"> </span></span></span><!--[endif]--><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;">Antonio Coppola, Presentazione a <em>Suggèsto – Tagliamo i fili dei burattini</em>, Vincenzo Lo Faro Editore, Roma, 1993, pp. 9-10</span></p>
<p style="text-align:justify;text-indent:-21.3pt;margin:0 12.5pt 0.0001pt 21.3pt;"><!--[if !supportLists]--><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"><span>(5)<span style="font-family:&quot;font-variant:normal;font-weight:normal;font-size:7pt;line-height:normal;"> </span></span></span><!--[endif]--><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;">Mario Ancona, Prefazione a <em>La vocazione e le idee</em>, Venilia Ed., Montemerlo (PD), 1995, pp. 7-10</span></p>
<p style="text-align:justify;text-indent:-21.3pt;margin:0 12.5pt 0.0001pt 21.3pt;"><!--[if !supportLists]--><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"><span>(6)<span style="font-family:&quot;font-variant:normal;font-weight:normal;font-size:7pt;line-height:normal;"> </span></span></span><!--[endif]--><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;">Sergio Fumich, Postfazione a <em>Rivus Niger e scritture bastarde</em>, supplemento a <em>Keraunia, </em>n. 18, ottobre 1994, Brembio (LO), p. 31</span></p>
<p style="text-align:justify;text-indent:-21.3pt;margin:0 12.5pt 0.0001pt 21.3pt;"><!--[if !supportLists]--><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"><span>(7)<span style="font-family:&quot;font-variant:normal;font-weight:normal;font-size:7pt;line-height:normal;"> </span></span></span><!--[endif]--><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;">Dante Maffìa, Prefazione a <em>Il Viaggio Virtuale</em>, Venilia Ed., Montemerlo (PD), 1997, pp. 11-14</span></p>
<p style="text-align:justify;text-indent:-21.3pt;margin:0 12.5pt 0.0001pt 21.3pt;"><!--[if !supportLists]--><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"><span>(8)<span style="font-family:&quot;font-variant:normal;font-weight:normal;font-size:7pt;line-height:normal;"> </span></span></span><!--[endif]--><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;">da <em>Sequenze sulla bocca del fuoco</em>, edita nel volume illustrato <em>Vultur – Se di un luogo antico la luce cantassimo</em> (Albino e Gennaro Grieco, Potenza, 2005) e in <em>GamondioPoesia 2005</em>, <span> </span>inEdition Editrice, Castellazzo Bormida (AL), 2005, pp. 42-43</span></p>
<p style="text-align:justify;text-indent:-21.3pt;margin:0 12.5pt 0.0001pt 21.3pt;">
<p style="text-align:justify;margin:0 12.5pt 0.0001pt 0;"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"> </span></p>
<p style="text-align:justify;margin:0 12.5pt 0.0001pt 0;"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;">(Alfredo Rienzi, Saggio critico sul volume <em>Apprendimento di cose utili</em>, </span><span style="text-decoration:underline;"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;">Vernice</span></span><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"> – Rivista di formazione e cultura, A. XIV, n. 39, Giugno 2008, pp. 111-121)</span></p>
<p style="text-align:justify;margin:0 12.5pt 0.0001pt 0;">
<p style="text-align:justify;margin:0 12.5pt 0.0001pt 0;"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;color:#000000;"> </span></p>
<p style="text-align:justify;margin:0 12.5pt 0.0001pt 0;"><em><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;color:blue;">Un lavoro colossale (e che mi commuove). Assolutamente centrale – ad oggi e per sempre – nell’analisi che mi riguarda. Grazie, Alfredo: non ho parole…</span></em></p>
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		<title>Forme concrete della poesia contemporanea</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Jun 2008 11:00:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gennarogrieco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Per i tipi della Joker edizioni, collana “Materiali di studio”, sono usciti da poco due volumi di critica di Sandro Montalto, giovane studioso schierato (vedi nota sotto) su diversi fronti: Forme concrete della poesia contemporanea e Tradizione e ricerca nella poesia contemporanea.
È un lavoro, come leggiamo dalla presentazione dello stesso autore, che raccoglie e organizza [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gennarogrieco.wordpress.com&blog=767364&post=337&subd=gennarogrieco&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><a href="http://gennarogrieco.files.wordpress.com/2008/06/copformeconcretepoecont.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-338" src="http://gennarogrieco.files.wordpress.com/2008/06/copformeconcretepoecont.jpg?w=206&#038;h=300" alt="" width="206" height="300" /></a><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;">Per i tipi della Joker edizioni, collana “Materiali di studio”, sono usciti da poco due volumi di critica di <strong>Sandro Montalto</strong>, giovane studioso schierato (vedi nota sotto) su diversi fronti: <em><span style="color:#0000ff;">Forme concrete della poesia contemporanea</span></em> e <em><span style="color:#ff6600;">Tradizione e ricerca nella poesia contemporanea</span></em>.<br />
È un lavoro, come leggiamo dalla presentazione dello stesso autore, che raccoglie e organizza «alcuni scritti critici su poeti contemporanei sparsi in riviste, giornali e libri collettivi. Prosegue dunque il mio diario di lettura, iniziato con il volume <em>Compendio di eresia</em> di cui questi volumi sono i fratelli e con il quale rappresenta l’inizio di una lunga operazione di sdoganamento dei luoghi in cui si nasconde la vera poesia, e di messa alla berlina della letteratura falsa, vigliacca, lontana dall’uomo.»<br />
«Questo libro – leggiamo dal sito della Joker – non è una pretenziosa storia della poesia contemporanea: tale pretesa è da lasciare soprattutto a quei critici che pensano di poter ingabbiare in schemi statici, scolastici e quasi sempre partigiani la poesia contemporanea, per sua natura dinamica ed irrimediabilmente <em>in fieri</em>. È piuttosto la nuova tessera di un mosaico, di una mappatura della poesia contemporanea al di là di ogni preclusione di contenuto e di forma, contro ogni metodo critico rigido che fonda il suo successo su esclusioni a priori (quasi sempre un trucco facile e fruttuoso per evitare confronti e messe in crisi del modello stesso) ma anche contro l’idea populista e disimpegnata della critica alla quale piace tutto, convinta che tutti hanno diritto ad essere letti e i difetti vanno sempre perdonati (così verranno perdonati anche i nostri).»</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">
<p class="MsoNormal" style="text-align:center;" align="center"><strong><em><span style="font-size:8pt;color:#0000ff;font-family:Verdana;">Forme concrete della poesia contemporanea</span></em></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:center;" align="center"><strong><span style="font-size:8pt;color:#0000ff;font-family:Verdana;">INDICE</span></strong></p>
<p style="text-align:justify;margin:0 0 0.0001pt;"><span style="font-size:8pt;color:#0000ff;font-family:Verdana;">Provviste per un inverno perenne</span></p>
<p style="text-align:justify;margin:0 0 0.0001pt;">
<p style="text-align:justify;margin:0 0 0.0001pt;"><span style="font-size:8pt;color:#0000ff;font-family:Verdana;">POESIA CIVILE</span></p>
<p style="text-align:justify;margin:0 0 0.0001pt;">
<p style="text-align:justify;margin:0 0 0.0001pt;"><span style="font-size:8pt;color:#0000ff;font-family:Verdana;">Multiformità della lotta</span></p>
<p style="text-align:justify;text-indent:35.4pt;margin:0 0 0.0001pt;"><span style="font-size:8pt;color:#0000ff;font-family:Verdana;">(Pensieri preliminari; Cesare Cuscianna, Mauro Macario, Lola Malone, Igor De Marchi, Giovanni Turra, Sebastiano Gatto, Andrea Ponso, Michelangelo Cammarata, Luca Baiada, Antonio Curcetti, Stefano Massari, Leopoldo Attolico, Ferruccio Brugnaro, Marco Simonelli, Giovanni Bollini, Antonio Camaioni, Roberto Cogo, Giuseppina Rando, Domenico Cara, Franco Santamaria, Stefano Semeraro, Nino Majellaro, Gianmario Lucini, Giuliano Gramigna, Marina Giovannelli, Alberto Toni, Luigi Cannillo, Andrea Cotti, Vincenzo Ananìa, Stefano Guglielmin, Francesco De Napoli, Loretto Mattonai, Adriano Napoli, Manuela Pasquini, Alfonso Ravazzano, Mario Rondi, Giuseppina Luongo Bartolini, Franco Cajani, Enzo Bontempi, Fabio Ciofi, Mariano Bàino, Gennaro Grieco, Cesare Oddera, Gioele Valenti)</span></p>
<p style="text-align:justify;margin:0 0 0.0001pt;">
<p style="text-align:justify;margin:0 0 0.0001pt;"><span style="font-size:8pt;color:#0000ff;font-family:Verdana;">Nullismo e fenomenognomica: la conquista filosofica, poetica e civile di Roberto Bertoldo</span></p>
<p style="text-align:justify;margin:0 0 0.0001pt;">
<p style="text-align:justify;margin:0 0 0.0001pt;"><span style="font-size:8pt;color:#0000ff;font-family:Verdana;">Gilberto Finzi: le asperità della storia e il rifiuto dell’immobilità</span></p>
<p style="text-align:justify;margin:0 0 0.0001pt;">
<p style="text-align:justify;margin:0 0 0.0001pt;"><span style="font-size:8pt;color:#0000ff;font-family:Verdana;">Pierre Lepori, qualunque sia il nome</span></p>
<p style="text-align:justify;margin:0 0 0.0001pt;">
<p style="text-align:justify;margin:0 0 0.0001pt;"><span style="font-size:8pt;color:#0000ff;font-family:Verdana;">I formicai umani di Giancarlo Majorino</span></p>
<p style="text-align:justify;margin:0 0 0.0001pt;">
<p style="text-align:justify;margin:0 0 0.0001pt;"><span style="font-size:8pt;color:#0000ff;font-family:Verdana;">IL CORPO, GLI OGGETTI, IL MONDO</span></p>
<p style="text-align:justify;margin:0 0 0.0001pt;">
<p style="text-align:justify;margin:0 0 0.0001pt;"><span style="font-size:8pt;color:#0000ff;font-family:Verdana;">Il corpo nella poesia in termini di etica e distanza</span></p>
<p style="text-align:justify;text-indent:35.4pt;margin:0 0 0.0001pt;"><span style="font-size:8pt;color:#0000ff;font-family:Verdana;">(Vivian Lamarque, Patrizia Cavalli, Paolo Ruffilli, Roberto Bertoldo)</span></p>
<p style="text-align:justify;margin:0 0 0.0001pt;">
<p style="text-align:justify;margin:0 0 0.0001pt;"><span style="font-size:8pt;color:#0000ff;font-family:Verdana;">Il tema del corpo in alcuni poeti contemporanei</span></p>
<p style="text-align:justify;text-indent:35.4pt;margin:0 0 0.0001pt;"><span style="font-size:8pt;color:#0000ff;font-family:Verdana;">(Premessa, Bernard Noël, Carlo Molinaro, Fabio Scotto, Seconda premessa, Antonio Spagnuolo, Giorgio Bárberi Squarotti, Elena Petrassi, Elisa Biagini, Andrea Gigli, Ivano Ferrari, Adriano Accattino, Gabriele Pepe, Michelangelo Coviello, Ljuba Merlina Bortolani, Tiziana Cera Rosco, Fabrizio Lombardo, Franca Maria Catri, Gianfranco Lauretano)</span></p>
<p style="text-align:justify;margin:0 0 0.0001pt;">
<p style="text-align:justify;margin:0 0 0.0001pt;"><span style="font-size:8pt;color:#0000ff;font-family:Verdana;">Poeti vegetali</span></p>
<p style="text-align:justify;text-indent:35.4pt;margin:0 0 0.0001pt;"><span style="font-size:8pt;color:#0000ff;font-family:Verdana;">(Pasquale Di Palmo, Raffaele Piazza, Andrea Zanzotto, Giacomo Affenita, Pierluigi Bacchini, Vito Giuliana, Mariella Bettarini, Luciano Erba, Alfred Kolleritsch, Emma Pretti)</span></p>
<p style="text-align:justify;margin:0 0 0.0001pt;">
<p style="text-align:justify;margin:0 0 0.0001pt;"><span style="font-size:8pt;color:#0000ff;font-family:Verdana;">Antonio Porta: l’utero della poesia</span></p>
<p style="text-align:justify;margin:0 0 0.0001pt;">
<p style="text-align:justify;margin:0 0 0.0001pt;"><span style="font-size:8pt;color:#0000ff;font-family:Verdana;">Patrizia Valduga: la valenza cannibalica di sesso e morte</span></p>
<p style="text-align:justify;margin:0 0 0.0001pt;">
<p style="text-align:justify;margin:0 0 0.0001pt;"><span style="font-size:8pt;color:#0000ff;font-family:Verdana;">MALATTIA, PSICHE E MORTE</span></p>
<p style="text-align:justify;margin:0 0 0.0001pt;">
<p style="text-align:justify;margin:0 0 0.0001pt;"><span style="font-size:8pt;color:#0000ff;font-family:Verdana;">Malattia, psiche e morte in alcuni poeti contemporanei</span></p>
<p style="text-align:justify;text-indent:35.4pt;margin:0 0 0.0001pt;"><span style="font-size:8pt;color:#0000ff;font-family:Verdana;">(Fabrizio Barazzotto, Angelo Lamberti, Carmelo Bene, Dante Maffia, Rossano Onano, Lorenzo Pittaluga, Maria Marchesi, Alda Merini, Fortunato Bruno, Caterina Camporesi, Maria Luisa Ripa, Salvatore Risuglia, Dannie Abse, Paola Barni, Angelo Ferrante, Salvatore Toma, Giulio Mozzi, Enzo Mandruzzato, Maria Grazia Calandrone, Tiberio Crivellaro, Remo Rapino, Aldo Ferraris, Alfonso Guida, Beppe Bolognini, Alessandro Di Prima, Corrado Bianchetto Songia, Milo De Angelis)</span></p>
<p style="text-align:justify;margin:0 0 0.0001pt;">
<p style="text-align:justify;margin:0 0 0.0001pt;"><span style="font-size:8pt;color:#0000ff;font-family:Verdana;">ALCUNI IRREGOLARI</span></p>
<p style="text-align:justify;margin:0 0 0.0001pt;">
<p style="text-align:justify;margin:0 0 0.0001pt;"><span style="font-size:8pt;color:#0000ff;font-family:Verdana;">Tra poesia, teatro e arti</span></p>
<p style="text-align:justify;text-indent:35.4pt;margin:0 0 0.0001pt;"><span style="font-size:8pt;color:#0000ff;font-family:Verdana;">(Marco Simonelli, Domenico Cipriano, Mario Lunetta, Anna Antolisei)</span></p>
<p style="text-align:justify;margin:0 0 0.0001pt;">
<p style="text-align:justify;margin:0 0 0.0001pt;"><span style="font-size:8pt;color:#0000ff;font-family:Verdana;">Poeti irregolari</span></p>
<p style="text-align:justify;text-indent:35.4pt;margin:0 0 0.0001pt;"><span style="font-size:8pt;color:#0000ff;font-family:Verdana;">(Giordano Genghini, Alberto Rizzi, Goffredo De Andreis)</span></p>
<p style="text-align:justify;margin:0 0 0.0001pt;"><span style="font-size:8pt;color:#0000ff;font-family:Verdana;">Alessandro Carrera: la convivenza delle lingue e il dialetto della memoria</span></p>
<p style="text-align:justify;margin:0 0 0.0001pt;">
<p style="text-align:justify;margin:0 0 0.0001pt;"><span style="font-size:8pt;color:#0000ff;font-family:Verdana;">Marco Ercolani: il veggente notturno</span></p>
<p style="text-align:justify;margin:0 0 0.0001pt;">
<p style="text-align:justify;margin:0 0 0.0001pt;"><span style="font-size:8pt;color:#0000ff;font-family:Verdana;">RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI</span></p>
<p style="text-align:justify;margin:0 0 0.0001pt;">
<p style="text-align:justify;margin:0 0 0.0001pt;"><span style="font-size:8pt;color:#0000ff;font-family:Verdana;">INDICE DEI NOMI</span></p>
<p style="text-align:justify;margin:0 0 0.0001pt;">
<p style="text-align:center;margin:0 0 0.0001pt;" align="center"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;">L’autore</span></p>
<p style="text-align:justify;margin:0 0 0.0001pt;"><strong><span style="font-size:8pt;color:#993366;font-family:Verdana;">Sandro Montalto</span></strong><span style="font-size:8pt;color:#993366;font-family:Verdana;"> è Direttore editoriale delle Edizioni Joker, presso le quali cura in prima persona collane di aforismi e di teatro, nonchè direttore delle riviste «La clessidra» e «Cortocircuito». È redattore delle riviste letterarie «Il Segnale» e «Poetry Wave» e consulente per l’Italia della rivista internazionale «Hebenon». Svolge inoltre attività critica su molte altre riviste nazionali e internazionali, in volumi collettanei e su alcuni giornali. Fa parte della giuria di alcuni premi letterari, ed è giurato e direttore tecnico del premio di aforistica “Torino in sintesi”. Ha pubblicato diversi scritti di argomento musicale e cinematografico su riviste specializzate. Ha scritto diversi testi teatrali. Queste le sue pubblicazioni in volume: <em>Scribacchino</em>, Joker, Novi Ligure 2000 (poesia); <em>Compendio di eresia</em>, Joker, Novi Ligure 2004 (saggi sulla poesia contemporanea); <em>L’eclissi della chimera</em>, Joker, Novi Ligure 2005 (aforismi); <em>Pause nel silenzio</em>, Signum, Bollate 2006 (poesia); <em>Crolli emotivi</em>, Lietocolle, Faloppio 2006 (prose); <em>Esequie del tempo</em>, Manni, Lecce 2006 (poesia); <em>Beckett e Keaton: il comico e l’angoscia di esistere</em>, Edizioni dell’Orso, Alessandria 2006 (saggio). Ha curato diversi volumi e vinto premi per la poesia e per la critica.</span></p>
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	</item>
		<item>
		<title>Quasi una dichiarazione di voto</title>
		<link>http://gennarogrieco.wordpress.com/2008/04/12/quasi-una-dichiarazione-di-voto/</link>
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		<pubDate>Sat, 12 Apr 2008 07:27:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gennarogrieco</dc:creator>
				<category><![CDATA[apprendimento di cose utili]]></category>
		<category><![CDATA[estemporanea mente]]></category>
		<category><![CDATA[eventi]]></category>
		<category><![CDATA[la vocazione e le idee]]></category>
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		<description><![CDATA[  Il portavoce
Moltissimi
&#8212;&#8212;&#8212;mascalzoni
&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-d&#8217;ogni sorta
 vanno
&#8212;&#8212;&#8212;in giro
&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-per le nostre terre.
 Non hanno
&#8212;&#8212;&#8212;numero
&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-e nome,
 un&#8217;intera
&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-schiera di tipi
&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-che cresce.
Vladimir Majakovskij, Conversazione col compagno Lenin
Battiti il petto,
dannato inetto, trombone colossale;
fistola in bocca, incom-
mensurabile pappagallo,
anzi con-
o (d&#8217;ombra) flaccido e purulento.
Ce l&#8217;hai piccolo,
servo sciocco,
ed è anche colpa mia se vivi,
anzi ingrassi e perdutamente scoppi.
5 ottobre 1994
All&#8217;epoca, quando scrissi questa poesia, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gennarogrieco.wordpress.com&blog=767364&post=293&subd=gennarogrieco&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a href="http://gennarogrieco.files.wordpress.com/2007/08/web-coplavoc.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-116" src="http://gennarogrieco.files.wordpress.com/2007/08/web-coplavoc.jpg?w=69&#038;h=96" alt="" width="69" height="96" /></a> <a href="http://gennarogrieco.files.wordpress.com/2007/08/apprendimento_di_cose_utili.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-118" src="http://gennarogrieco.files.wordpress.com/2007/08/apprendimento_di_cose_utili.jpg?w=62&#038;h=96" alt="" width="62" height="96" /></a> <strong>Il portavoce</strong></p>
<p style="padding-left:90px;"><em><span style="color:#ff0000;">Moltissimi</span><br />
&#8212;&#8212;&#8212;<span style="color:#ff0000;">mascalzoni</span><br />
&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-<span style="color:#ff0000;">d&#8217;ogni sorta</span><br />
<span style="color:#ff0000;"> vanno</span><br />
&#8212;&#8212;&#8212;<span style="color:#ff0000;">in giro</span><br />
&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-<span style="color:#ff0000;">per le nostre terre.</span><br />
<span style="color:#ff0000;"> Non hanno</span><br />
&#8212;&#8212;&#8212;<span style="color:#ff0000;">numero</span><br />
&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-<span style="color:#ff0000;">e nome,</span><br />
<span style="color:#ff0000;"> un&#8217;intera</span><br />
&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-<span style="color:#ff0000;">schiera di tipi</span><br />
&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-<span style="color:#ff0000;">che cresce.</span></em></p>
<p style="padding-left:90px;">Vladimir Majakovskij, Conversazione col compagno Lenin</p>
<p>Battiti il petto,<br />
dannato inetto, trombone colossale;<br />
fistola in bocca, incom-<br />
mensurabile pappagallo,<br />
anzi con-<br />
o (d&#8217;ombra) flaccido e purulento.<br />
Ce l&#8217;hai piccolo,<br />
servo sciocco,<br />
ed è anche colpa mia se vivi,<br />
anzi ingrassi e perdutamente scoppi.</p>
<p><em>5 ottobre 1994</em></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#0000ff;">All&#8217;epoca, quando scrissi questa poesia, il 5 ottobre 1994, il personaggio in questione faceva per l&#8217;appunto il portavoce dell&#8217;indicibile nano. Ora fa finta di essersi messo in proprio e, schivando pomodori e uova marce, continua l&#8217;opera per cui ambisce alla storia: quella della sistematica provocazione.<br />
Ma qui non è lui l&#8217;oggetto della mia quasi (e indiretta) dichiarazione di voto. E neppure, se vogliamo, i miei inutili versi (ho perso su tutti i fronti, oramai, e politicamente, come cittadino-elettore titolare di diritti, oltre che di doveri, sono morto proprio in quel lontano 1994, precisamente il 28 marzo 1994: io, che ero più nazionalista di un francese&#8230;).<br />
No, la mia quasi (e indiretta) dichiarazione di voto si lega, piuttosto, ai versi in epigrafe di Majakovskij. E come non vederli? <em><strong>Moltissimi mascalzoni d&#8217;ogni sorta</strong> / <strong>vanno in giro per le nostre terre</strong></em>. Certo, <strong><em>un&#8217;intera schiera di tipi che cresce</em></strong>, ma non è, caro Majakovskij (fra morti ci si capisce), che <em>non hanno numero e nome</em>. Ce l&#8217;hanno eccome, questi altri escrementi ambulanti che ora (sostanzialmente) rinforzano l&#8217;inaudita schiera, questi lepidotteri che hanno fatto il capolavoro di buttare alle ortiche un patrimonio inestimabile di pensiero, di valori, di lotte, di conquiste pagate col sangue.<br />
Non solo il naso, mi tapperò. Per l&#8217;ennesima volta. E con dolore, quasi un dolore fisico, insopportabile. Limitarsi a dover solo tentare di limitare il peggio: non è una bella prospettiva. Auguri a tutti.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><em>(Non riesco a formattare i versi del grande Vladimiro. Spero che possa perdonarmi per questa trovata dei trattini)</em></p>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/gennarogrieco.wordpress.com/293/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/gennarogrieco.wordpress.com/293/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/gennarogrieco.wordpress.com/293/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/gennarogrieco.wordpress.com/293/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/gennarogrieco.wordpress.com/293/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/gennarogrieco.wordpress.com/293/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/gennarogrieco.wordpress.com/293/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/gennarogrieco.wordpress.com/293/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/gennarogrieco.wordpress.com/293/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/gennarogrieco.wordpress.com/293/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/gennarogrieco.wordpress.com/293/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/gennarogrieco.wordpress.com/293/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gennarogrieco.wordpress.com&blog=767364&post=293&subd=gennarogrieco&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Enrico Cerquiglini su Apprendimento di cose utili</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Mar 2008 06:28:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gennarogrieco</dc:creator>
				<category><![CDATA[apprendimento di cose utili]]></category>
		<category><![CDATA[critica letteraria]]></category>
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		<description><![CDATA[Riporto la recensione di Enrico Cerquiglini della quale avevo già dato notizia nelle scorse settimane qui. Ancora un grazie di cuore a Enrico.

IO CREDO PROPRIO DI AMARLA LA VITA
di Enrico Cerquiglini
Gennaro Grieco, Apprendimento di cose utili
Genesi, Torino, 2007, pp. 363, € 15,00.

Apprendimento di cose utili di Gennaro Grieco è un testo poetico che dà la [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gennarogrieco.wordpress.com&blog=767364&post=286&subd=gennarogrieco&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><em><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;">Riporto la recensione di Enrico Cerquiglini della quale avevo già dato notizia nelle scorse settimane <a href="http://gennarogrieco.wordpress.com/2008/02/23/io-credo-proprio-di-amarla-la-vita/">qui</a>. Ancora un grazie di cuore a Enrico.</span></em></p>
<p><em></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><a title="apprendimento_di_cose_utili.jpg" href="http://gennarogrieco.files.wordpress.com/2008/02/apprendimento_di_cose_utili.jpg"><img src="http://gennarogrieco.files.wordpress.com/2008/02/apprendimento_di_cose_utili.jpg" alt="apprendimento_di_cose_utili.jpg" align="left" /></a><strong><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;">IO CREDO PROPRIO DI AMARLA LA VITA</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;">di </span><strong><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;">Enrico Cerquiglini</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><strong><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;">Gennaro Grieco, </span></strong><strong><em><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;">Apprendimento di cose utili</span></em></strong><strong></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><strong><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;">Genesi, Torino, 2007, pp. 363, € 15,00.</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><em></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><em><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;">Apprendimento di cose utili </span></em><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;">di Gennaro Grieco è un testo poetico che dà la misura dell’autore, che antologizza un trentennio di produzione e militanza poetica. La poesia, sembra dirci Grieco, non è affatto inutile, anzi, nasconde in sé (e nemmeno troppo) il senso stesso del vivere, funge, almeno per l’autore, da contrappunto alla sgraziata realtà, all’azione nichilista dell’uomo, alla devastazione costante e masochista della natura. È, questo </span><em><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;">Apprendimento di cose utili</span></em><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;">, un percorso didattico di trasmissione di realtà da contrapporre all’irrealtà dilagante, alla glorificazione dell’inutile, alla nientificazione dell’irriducibile. È questo un libro coraggioso, fin dal titolo: la nostra società considera inutile ogni forma d’arte e particolarmente inutile la poesia ché si sottrae a qualsiasi trasformazione in merce (la poesia circola quasi clandestinamente, tra pochi adepti, non scala le classifiche delle vendite, non permette lauti profitti, è antimerce per antonomasia, al punto che “fare poesia” è diventato sinonimo di “perdere tempo”, di “perdere contatto con la realtà”). Affermare come fa Grieco che leggere, lasciarsi attraversare dalla poesia è “apprendere cose utili” significa ristabilire una scala valoriale che l’odierna tecnocrazia finanziaria credeva di aver finalmente rovesciato e sepolta: una scala che vede al centro dell’agire il bene dell’uomo e del suo ambiente, l’uomo tra le altre specie viventi, l’uomo come elemento della natura arricchito da un sentire ch’è “spirito vitale”. Anche il generico “cose” sembra muoversi in questa direzione: non la “cosa” deificata, l’artefatto, il manufatto, la nozione professionale, ma la “cosa” come si offre alla coscienza umana, come di più costituente l’animale uomo. È “cosa”, quindi costruzione, la percezione del mondo e del male che vi alberga ed è “cosa” il potervi porre qualche rimedio, conoscendone i meccanismi portanti. Ed è “cosa” la sfera del sentire, cosa che sostanzia l’agire umano e che può e deve essere trasmessa da uomo a uomo con lenti processi di apprendimento.<br />
Queste 363 pagine di versi rappresentano 30 anni di cammino poetico – cammino, non approdo –: Grieco è ancora giovane e lontano dall’aver esaurito il compito che si è dato, dall’aver esaurito le curiosità umane, le indagini del cuore, i paradossi dell’irrealtà, anzi, forse in questi anni della maturità il suo versificare ha raggiunto un’autonomia linguistica ed espressiva che gli permette di cogliere con lucidità estrema l’orizzonte umano nel suo compiersi, nella sua occidentale accezione e la “petrosità” di certi componimenti testimoniano questa direzione, questa sfida poetica che stimola il poeta a destrutturare il vissuto, il visto, il saputo. Un poetare che diventa “dire”, civile partecipazione al dolore, pietas, indignazione.<br />
Il linguaggio si è liberato, negli anni, dalle croste letterarie; senza scrupoli, pasolinianamente, è diventato strumento e non fine poetico e la poesia risulta “utile”, in grado cioè di cogliere l’umano quand’anche appare sommerso da scorie e ceneri. La </span><em><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;">lectio magistralis </span></em><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;">di Grieco sembra condensarsi in un verso di pag. 167: “Io, io credo proprio di amarla, la vita”, supportato e ribadito da una proposizione esistenziale: “L’uomo che seppe di dover morire / capì che il dono è, comunque, nell’esserci” (pag. 272).</span><br />
<em><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;">Apprendimento di cose utili </span></em><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;">è quel che si dice un libro vero e importante, un testo che consacra l’autore tra le voci più originali e meritevoli di attenzione del nostro panorama poetico. Si può dire che questo libro non si può non leggere e, soprattutto, rileggere e interrogare, con la certezza di trovarci suggerimenti, emozioni, passioni e dubbi che dovrebbero essere il patrimonio di ogni esistenza cosciente.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><strong><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;">Gennaro Grieco </span></strong><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;">(Rionero in Vúlture, 1953) vive a Torino, dove si è laureato in Pedagogia (ind. sociologico). È autore essenzialmente di poesia, ma anche di narrativa e di brevi saggi e interventi critici in rivista. Ha pubblicato sei raccolte poetiche in lingua: </span><em><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;">I percorsi del sentimento </span></em><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;">(1991), </span><em><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;">Suggèsto</span></em><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"> (1993),<em> Rivus Niger e scritture bastarde </em></span><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;">(1994), </span><em><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;">La vocazione e le idee </span></em><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;">(1995), </span><em><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;">Il Viaggio Virtuale </span></em><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;">(1997), </span><em><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;">Le Trentadue Ottave </span></em><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;">(2004), ora riunite nel volume </span><em><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;">Apprendimento di cose utili</span></em><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;">, Genesi Editrice, Torino, 2007, e una nel ritrovato dialetto di origine: </span><em><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;">Lu cunt’ r’ lu frat’ </span></em><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;">(2003). Con il fratello Albino, agronomo paesaggista, ha da ultimo dato alle stampe </span><em><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;">Vultur – se di un luogo antico la luce cantassimo </span></em><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;">(2005).</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;">( Enrico Cerquiglini, in AA. VV., <em>Nel (secondo) Verso</em>, <a href="http://www.lulu.com/">www.lulu.com</a>, 2008, pp. 317-324, con 4 poesie esemplari; poi anche nel blog <em>Tra nebbia e fango</em> il 17 febbraio 2008 )</span></p>
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		<title>Io credo proprio di amarla la vita</title>
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		<pubDate>Sat, 23 Feb 2008 05:26:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gennarogrieco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ Io credo proprio di amarla la vita. È un verso della poesia Il gioco, pubblicata a suo tempo nel libro La vocazione e le idee (1995) e poi da ultimo, ovviamente, in Apprendimento di cose utili. Ora è ripreso da Enrico Cerquiglini come titolo per recensire, per l’appunto, quest’ultimo mio volume complessivo.
Possiamo leggere la bella [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gennarogrieco.wordpress.com&blog=767364&post=267&subd=gennarogrieco&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;" class="MsoNormal"> <a href="http://gennarogrieco.files.wordpress.com/2008/02/nelsecvers1a.jpg" title="nelsecvers1a.jpg"><img align="left" src="http://gennarogrieco.files.wordpress.com/2008/02/nelsecvers1a.thumbnail.jpg" alt="nelsecvers1a.jpg" /></a><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;">Io credo proprio di amarla la vita. È un verso della poesia <i>Il gioco</i>, pubblicata a suo tempo nel libro <b><i>La vocazione e le idee</i></b> (1995) e poi da ultimo, ovviamente, in <b><i>Apprendimento di cose utili</i></b>. Ora è ripreso da <b>Enrico Cerquiglini</b> come titolo per recensire, per l’appunto, quest’ultimo mio volume complessivo.<br />
Possiamo leggere la bella nota critica, insieme ad alcune poesie esemplari, nel recentissimo volume <a href="http://www.lulu.com/content/2059041"><i>Nel (secondo) Verso</i></a>, che ho qui già segnalato un paio di giorni fa, e poi anche nel blog di Enrico <a href="http://enricocerquiglini.splinder.com/post/15986574#comment"><i>Tra nebbia e fango</i></a>.<br />
Poeta assolutamente significativo (checché lui, che ha la tendenza a schermirsi, ne possa pensare), soprattutto nel micidiale andamento affabulatorio del suo ultimo lavoro, <a href="http://www.lulu.com/content/1822740"><i>Fine attività</i></a>, Cerquiglini dimostra, ancora una volta, anche una particolare capacità di scavo critico, riuscendo a condensare in pochi tratti i principali motivi ispiratori del mio operare. Mi permetto di dedicargliela, <i>Il gioco</i> (perché credo che possa farla sua, per comune sensibilità), non prima di ringraziarlo pubblicamente per il generosissimo occhio che sempre m’indirizza.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family:Verdana;"></span></p>
<p class="MsoNormal"><a href="http://gennarogrieco.files.wordpress.com/2007/08/apprendimento_di_cose_utili.jpg" title="apprendimento_di_cose_utili.jpg"><img src="http://gennarogrieco.files.wordpress.com/2007/08/apprendimento_di_cose_utili.thumbnail.jpg" alt="apprendimento_di_cose_utili.jpg" /></a><span style="font-family:Verdana;">Il gioco</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family:Verdana;"></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family:Verdana;">Per pura generosità decido.<br />
Assommo segni e croci, scambio voci.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family:Verdana;">Seguo un cammino che si allunga a volte<br />
a mia insaputa. Non mi muovo forte<br />
– vedete – ma sento quasi ogni cosa<br />
col terriccio fra le dita, e se preso<br />
da sconforto un fianco mi pare più alto<br />
ma poi una mano aiuta.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family:Verdana;">Io, io credo proprio di amarla, la vita.<br />
Anche se ci gioco, se faccio finta<br />
di considerarla sempre una meta<br />
(di considerarla intanto un’amica).</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"></span></p>
<p class="MsoNormal"><i><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;">27 febbraio 1994</span></i></p>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/gennarogrieco.wordpress.com/267/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/gennarogrieco.wordpress.com/267/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/gennarogrieco.wordpress.com/267/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/gennarogrieco.wordpress.com/267/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/gennarogrieco.wordpress.com/267/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/gennarogrieco.wordpress.com/267/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/gennarogrieco.wordpress.com/267/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/gennarogrieco.wordpress.com/267/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/gennarogrieco.wordpress.com/267/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/gennarogrieco.wordpress.com/267/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/gennarogrieco.wordpress.com/267/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/gennarogrieco.wordpress.com/267/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gennarogrieco.wordpress.com&blog=767364&post=267&subd=gennarogrieco&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Giuseppe Vetromile su Apprendimento di cose utili</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Feb 2008 19:23:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gennarogrieco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[       Si dice sovente che la poesia è argomento di “nicchia”, riservato a pochi eletti, per lo più folli in un’epoca più che folle, e nella quale i cosiddetti valori etici e morali sono assopiti, fiochi, se non addirittura capovolti; un’epoca nella quale la poesia sembrerebbe non avere nessuna forza, nessuno spazio, nessuno scopo, se [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gennarogrieco.wordpress.com&blog=767364&post=233&subd=gennarogrieco&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;" class="MsoNormal"><a href="http://gennarogrieco.files.wordpress.com/2008/02/apprendimento_di_cose_utili.jpg" title="apprendimento_di_cose_utili.jpg"><img align="left" src="http://gennarogrieco.files.wordpress.com/2008/02/apprendimento_di_cose_utili.jpg" alt="apprendimento_di_cose_utili.jpg" /></a>       <span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;">Si dice sovente che la poesia è argomento di “nicchia”, riservato a pochi eletti, per lo più folli in un’epoca più che folle, e nella quale i cosiddetti valori etici e morali sono assopiti, fiochi, se non addirittura capovolti; un’epoca nella quale la poesia sembrerebbe non avere nessuna forza, nessuno spazio, nessuno scopo, se non quello – ahimé! – di puro e semplice <i>divertissement</i> (scrivi poesie?… Bene, è un hobby interessante, ma poi…).</span><br />
<span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;">Eppure conosciamo in questo mare in burrasca, in queste stagioni asciutte o diametralmente fracide di violenza e di deterioramento generale, voci di alta poesia, che nonostante il rumore riecheggiante del consumismo e del superficiale andamento (o andazzo) della quotidianità, si ergono sulle cime del giorno e traducono fieramente le cose di quaggiù. Ma non scolasticamente o per mero esercizio scritturale, bensì con profonda cultura, studio del mondo e di sé, consapevolezza della materia poetica e del suo utilizzo e del suo scopo in mezzo a noi appiattiti mortali. E si sa, ogni epoca ha i suoi poeti e il suo canto, specchio genuino di uno stato complessivo di cose e di sentimenti che vi imperano nel mentre l’epoca e il tempo trascorrono e fluiscono in altri modi di vedere e di sentire. Il poeta traduttore del suo tempo, dunque. Ma quale corrente di pensiero poetico andrebbe oggi di moda? Smessa ogni sorta di avanguardismo e di sperimentalismo, lasciati in santa pace mostri sacri e irripetibili quali Ungaretti, Quasimodo e Montale, solo per parlare di noi qui in Italia, e ancora, consacrate altre belle voci quali Raboni e Luzi, ad esempio, ci resterebbe ben poco.</span><br />
<span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;">In realtà, anche se al momento pare che non esistano particolari correnti o neoformazioni poetiche peculiari, è pur vero che autori validi, anzi validissimi, ce ne sono eccome! Si tratta di voci autorevoli e colte, che con la poesia hanno un rapporto profondo e coinvolgente, niente affatto “domenicale” o dilettantistico, ma sicuramente impegnato e di lunga frequentazione. Gennaro Grieco, ad esempio. Ed è per questo da apprezzare tantissimo l’iniziativa dell’Editrice Genesi, e in particolare di Sandro Gros–Pietro, direttore della nuova Collana “C.A.M.”, acronimo di “Collana Autori Moderni”, che ha voluto e saputo realizzare questo coraggioso progetto editoriale, la C.A.M. appunto, per rivitalizzare e rivalorizzare poeti importanti, come Grieco e, ultimamente, Chiellino. E’ una novità senz’altro, in quanto l’Editore presenta il poeta in tutta la sua complessità e considerando tutto il suo excursus letterario, a testimonianza di un impegno e di una continua ricerca interiore ed espressiva che rende, alla fine, il poeta veramente tale, se vogliamo, “ufficialmente” proclamato e riconosciuto dagli “addetti ai lavori”.</span><br />
<i><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;">Apprendimento di cose utili</span></i><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"> è un libro di poco più di 360 pagine, fatto inconsueto per un libro di poesie! Ma proprio qui si evidenzia la diversità: non è la solita “plaquette” o raccoltina poetica, per quanto autorevole e interessante possa essere, che naviga nel vastissimo mare delle opere perdute (destinate per lo più agli stessi autori, automaticamente trasformati in lettori di sé stessi…); ma si tratta di un vero e proprio studio, di un’opera omnia poetica dell’autore. Un libro ricco e completo, insomma, anche per la presenza, oltre alla dettagliata prefazione di Sandro Gros–Pietro, di una accurata presentazione e note dello stesso autore.</span><br />
<span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;">Il libro, che, come dicevamo, è rappresentativo di tutto un percorso vitale, dal punto di vista poetico e letterario, del nostro Gennaro Grieco (raccoglie infatti i testi poetici dal 1971 al 2001), è suddiviso in una quindicina di capitoli, se così si possono definire, che testimoniano le tappe, ma non soltanto temporali, del suo progredire nell’ispirazione creativa e poetica. Sarebbe qui complicato compendiare in poche parole tutta la poetica di Gennaro Grieco, condensata appunto in questo interessante volume della Genesi, poetica che comunque egli continua ad esprimere anche al di là di “Apprendimento di cose utili”, prima e certamente dopo questa pubblicazione; ma possiamo dire che la sua voce è schietta, genuina, a volte amara e anche cruda, a volte ironica e tagliente, lapidaria e rapida, ma sempre originale e veramente poetica, nel senso che con essa il nostro Gennaro Grieco sa “cortocircuitare” cuore e mente con il suo verso liricamente incisivo. Ciò denota senz’altro una grande padronanza della materia poetica, il che è dimostrato anche dai numerosi riconoscimenti ottenuti in moltissimi importanti premi ed eventi letterari.</span></p>
<p><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;">(Giuseppe Vetromile, Nota apparsa, in forma ridotta, in <a href="http://www.genesi.org/vernice.asp"><u>Vernice</u></a> &#8211; Rivista di formazione e cultura, A. XIII, n. 37/38, Dic. 2007, pp. 114-115)</span></p>
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		<title>Ingenuità e sdegno: Gennaro Grieco – Nota di G. Lucini</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Jan 2008 05:03:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gennarogrieco</dc:creator>
				<category><![CDATA[apprendimento di cose utili]]></category>
		<category><![CDATA[critica letteraria]]></category>
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		<description><![CDATA[Di questo bravo artista lucano trapiantato a Torino da molti anni, abbiamo già scritto su Poiein, non poco, presentando gran parte delle sue opere. Che dire dunque, ora che è uscita quest’anno per i tipi della casa torinese Genesi, quella che può essere considerata la summa summarum del suo lavoro, ossia un poderoso volume di [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gennarogrieco.wordpress.com&blog=767364&post=230&subd=gennarogrieco&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><a href="http://gennarogrieco.files.wordpress.com/2007/08/apprendimento_di_cose_utili.jpg" title="apprendimento_di_cose_utili.jpg"><img src="http://gennarogrieco.files.wordpress.com/2007/08/apprendimento_di_cose_utili.jpg" alt="apprendimento_di_cose_utili.jpg" align="left" /></a><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;">Di questo bravo artista lucano trapiantato a Torino da molti anni, abbiamo già scritto su Poiein, non poco, presentando gran parte delle sue opere. Che dire dunque, ora che è uscita quest’anno per i tipi della casa torinese Genesi, quella che può essere considerata la <i>summa summarum</i> del suo lavoro, ossia un poderoso volume di 360 pagine (peraltro al prezzo assolutamente folle di € 15, considerando anche l’ottima fattura e la rilegatura a spago del volume) dal titolo <i>Apprendimento di cose utili</i> e che dire dopo la precisa, esauriente e colta prefazione di Sandro Gros-Pietro (che è anche l’editore di Genesi)?</span><br />
<span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;">Beh, se avessimo il tempo di presentare con compiutezza il lavoro di questo poeta (i testi qui spaziano dagli anni ’70 fino alla fine degli anni ’90) avremmo certamente molto da dire, ma qui ci limitiamo ad alcuni punti che risaltano dalla raccolta così come è stata concepita.<br />
<span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;">Una prima osservazione può essere fatta per la particolarità del <i>verso</i> in Grieco segnatamente nelle prime composizioni (quelle datate meno recentemente, perché la raccolta osserva, nella sua esposizione, un criterio che non si rifà a sequenza temporale). L’autore infatti usa di preferenza l’endecasillabo ma con la particolarità che ogni endecasillabo è in sé compiuto, spesso senza rimandi sintattici o subordinazione ai versi precedenti; pochissimi sono i casi di necessità di riferirsi ai versi precedenti per ricavare dal verso che si sta leggendo un senso compiuto (anche se, per ovvie ragioni, i versi precedenti arricchiscono il senso complessivo di quello che segue). Non ci sono di conseguenza cesure o pochissime. L’osservazione potrebbe sembrare irrilevante ma, a ben vedere, a una lettura (recitata e non mentale) dei testi, tutto il ritmo acquista un andamento solenne, come un grande fiume che procede lento e tenace, un respiro polmonare misurato e regolare. Gros-Pietro nella sua prefazione parla di poesia epica; certo il verso non ha molto a che vedere con l’epica <i>in sé</i> di un testo, ma in questo caso, vuoi per la particolare scansione dell’endecasillabo, vuoi per la particolarità cui sopra accennavo, il carattere epico e solenne della dizione viene rafforzato. Si tratta dunque di una particolare sensibilità del poeta che conferisce alla sua poesia questo carattere, sensibilità che certamente gli deriva dalla sua formazione di base, che mostra con evidenza uno studio attento dei classici, anche se il messaggio poetico veicolato nei testi, e dunque l’epica vera e propria è, come osserva Gros-Pietro, di assoluta contemporaneità. Questo non vuol dire che i classici sono l’unico riferimento nella formazione della sua poesia: troviamo invero tanto ‘900, come abbiamo avuto modo di sottolineare in altre occasioni, e non soltanto del ‘900 letterario ma anche di quello popolare, delle canzoni della militanza o di altri autori di poesia politica che in quegli anni fiorivano ancora (ora sempre di meno) nel panorama della nostra cultura.<br />
<span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;">Il verso cambia profondamente negli anni ’90: più intrecciato di rimandi e allusioni, più nervoso, non alieno da sperimentalismi e ricerca, persino ludolinguismo e poesia figurativa (nella poesia “Il Natale”, del 1994). Un artista che proprio nel verso mostra la portata della sua crisi che invero non è mancanza di ispirazione o densità di contenuto (anzi!) ma soprattutto irrequietezza: dal verso quasi classico delle prime poesie al verso pieno di sorprese ma sempre denso di senso, oppure totalmente libero e colloquiale (quasi da un estremo all’altro) degli ultimi lavori. Ma, a ben vedere, questo modo di reagire a una sua crisi (che viene, credo, dalla compartecipazione a una crisi più generale, politica e sociale del nostro Paese che evidentemente il poeta sente sulla pelle) è tipico del carattere più solare della sua poesia, che è l’intensità emotiva e passionale (in pochissimi autori odierni è così forte e così sincera).<br />
<span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;">L’altra osservazione che vorrei proporre è legata a quest’ultimo aspetto di emotività e passione, ed è quella che ho sottolineato nel titolo di questo intervento, ossia quel misto di ingenuità e sdegno che si intravvede leggendo molti dei suoi testi. Precisiamo subito che “ingenuità” non deve essere assunta in senso negativo, ma nel senso di meraviglia che contribuisce a far montare quello “sdegno” che è una caratteristica della sua poesia politica. Non dunque l’ingenuità dello sprovveduto, ma l’ingenuità dell’onesto che prova quel senso di sbilanciamento della coscienza di fronte al male, alla bassezza, alla corruzione, alla – se così possiamo dire – mancanza di nobiltà d’animo di eventi o situazioni,  e <i>si meraviglia</i> che questo possa accadere, come ci si meraviglia di un gioco paradossale. Da qui l’invettiva, l’ironia, lo sdegno. Ed è per questo elemento di candore che si muta in sdegno che lo sdegno stesso non si tramuta in retorica o in atteggiamenti vatici – anche se in alcuni passaggi verrebbe di sostenerlo se non si tiene conto di questo corto circuito emotivo. È lo sdegno dell’uomo semplice, educato a non transigere sulle questioni di fondo e in un certo senso disorientato (e forse questa è la radice della sua irrequietezza stilistica ma anche spirituale) dalla brutalità del <i>cambiamento</i> così repentino e radicale di questi ultimi 40 anni, dal bisogno di dover superare troppo velocemente le certezze ideali e la stessa vena della poetica della prima parte della sua produzione per continuare ad interpretare il suo tempo.<br />
<span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;">Infine, anche a corollario di quanto sopra detto e in considerazione del fatto che non esiste una poesia maggiore o minore ma soltanto valida o non valida (<i>a patto che si senta in essa il poeta)</i>, non possiamo non riconoscere all’opera intera di Gennaro Grieco una tensione alla verità (o, se vogliamo, <i>ricerca</i> di verità) anche laddove il testo sembra poggiare su una visione sicura del mondo confortata da certezze ideali o ideologiche (non molte volte, a dire il vero, anche se all’apparenza potrebbe sembrare). Ossia, non possiamo non riconoscergli il mettersi totalmente in gioco nei testi, fino quasi all’incoscienza, con una radicalità che è pari soltanto alla sua passione. Non è uno che lancia un sassolino e si ritrae ma è, pasolinianamente, una carne sola con la sua poesia e si getta con noncuranza nella mischia. E questo è di pochi, non solo poeti ma esseri umani <i>tout court</i>.<br />
<span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;">Ancora, non so che particolare significato abbia per Grieco questa sua decisione di raccogliere in forma antologica i suoi testi: forse il desiderio di voltare pagina, forse un desiderio di fare il punto o il consuntivo di quanto è stato scritto, per partire con nuovi strumenti, idee, energie o semplicemente per dividere anche in modo concreto due periodi della sua poesia. In ogni caso, anche a prescindere dall’evoluzione stilistica lungo il trentennio di riferimento – che si vede molto bene, ma che ha in sé una ferrea coerenza – <i>Apprendimento di cose utili</i> (ovvero <i>crestomanzia</i> o <i>antologia</i>, come ci spiega Gros-Pietro) è un libro solido nella sua scrittura, sincero, da non perdere.</span></span></span></span></span></span></p>
<p><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;">(Gianmario Lucini, Recensione del volume <i>Apprendimento di cose utili</i>, <span style="font-size:8pt;">Poièin, <a href="http://www.poiein.it/">www.poiein.it</a>, novembre 2007; poi in </span><a href="http://www.genesi.org/vernice.asp"><u><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;">Vernice</span></u></a><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"> &#8211; Rivista di formazione e cultura, A. XIII, n. 37/38, Dic. 2007, pp. 111-113)</span></span></p>
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		<title>Narda Fattori su Apprendimento di cose utili</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Jan 2008 03:11:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gennarogrieco</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><a href="http://gennarogrieco.files.wordpress.com/2007/08/apprendimento_di_cose_utili.jpg" title="apprendimento_di_cose_utili.jpg"><img src="http://gennarogrieco.files.wordpress.com/2007/08/apprendimento_di_cose_utili.jpg" alt="apprendimento_di_cose_utili.jpg" align="left" /></a><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;">Davvero spiazzante il titolo di questa raccolta antologica del grande poeta lucano-piemontese. Ovunque si disquisisce sull’inutilità della poesia, che non solo non è più in grado di cambiare il mondo, ma neppure di sollevare le coscienze – qualche coscienza – e corroborarci nel farci sentire apparentati da un destino terreno di dolori, ambasce e felici incontri, casualità, intemperanze, supine efferatezze. Si disquisisce, ma si continua a scrivere. Anzi, in tempi sommamente visivi, sempre più persone. Sarà l’acculturamento, sarà il bisogno di identità in tanto spaesamento, sarà l’ipertrofia dell’io quando si gonfia di vento… Si sgomita per riuscire a farsi leggere, per il nome fra i partecipanti di un reading poetico, rinascono caffè che ripropongono una sera a settimana poesia e bignè… E poi si parla della felicità dei tempi. Dei bisogni soddisfatti. Delle rate del mutuo che non si riescono a pagare e gli ipermercati ingoiano folle, le sputano gonfie come palloncini, con il bravo contratto della finanziaria in tasca. Non è il caso di Grieco, poeta dalla vocazione autentica (un termine, vocazione, che entrava anche nel titolo di un suo libro di qualche anno fa) e dall’ispirazione, mi si passi questo termine perché l’hanno usato Dante e Petrarca e Leopardi, e non si scrive solo con l’intelligenza, ma anche e forse soprattutto con la pancia, con il cuore, con la parte interna, un po’ sporca di noi. E attraverso la poesia apprendiamo cose utili. Titolo ironico? Forse, ma sospetto intimamente vero, per il contenuto massiccio ma accuratamente selezionato, perché si propone come una verità, minuscola e per questo utile al trascorrere dei giorni.</span><br />
<span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;">Intellettuale consapevole e un po’ smarrito (e chi non lo è più oggi?), dotto e gran maestro di versi, dall’endecasillabo ben temperato che richiama il nostro fluido parlare, al verso libero, ai tanti stratagemmi della retorica, intrigante nei titoli posti a completare il senso complessivo della poesia, Grieco effonde uno sguardo acuto, lucido, a volte tagliente come un rasoio d’acciaio di Toledo, su quanto accade attorno a sé e dentro la visione gli detta.<br />
Un tempo, non tanto lontano, si sarebbe parlato di poesia civile, ma la definizione sarebbe imprecisa e soprattutto incompleta. Certo umori, furori e dileggi, sarcasmi amari su un sole dell’avvenire che non è mai sorto e sulle idee che imputridiscono con le utopie in cui in tanti credemmo, non mancano e sanguigna è la sua ispirazione che taglieggia questi tempi dozzinali, di compravendite.<br />
Confessa in apertura G.G. che aveva creduto davvero che la poesia potesse cambiare il mondo e invece si è ridotta ad un balbettio autoreferenziale.<br />
Sì, è già tanto che surroghi una funzione di sostegno socio-psicologico. Per i tanti.<br />
Ma Grieco sa che è di più. Per lui. Per sua moglie. Per i suoi amici. Per i suoi lettori. Per gli anni che ha dedicato a questa sua “passione”, per i sacrifici, le illusioni e le amarezze. La vita corre nei versi di Grieco come un fiume che corre verso una foce non presentita: “Ha ventitre denti e barba di neve, / anche un cuore di uomo e un occhio che piove”. Ma ha sfide ancora da lanciare. “No, io no. Io ritornerò a volare, / col vento in faccia / fino a togliermi il respiro, / col brivido serrato fra i denti / che sanno di tabacco, / con gli occhi cerchiati di nuvole / che vanno incontro alle stagioni. / Vestito solo della mia pelle, / ripasserò al tramonto e tu / che dalla serra incantata / mi manderai baci / con la punta delle dita. / Ritornerò a volare, / e non ci sarà cacciatore / che mi tarperà le ali.”<br />
Nessuna citazione può rendere giustizia della mole dell’espresso nel volume. Lo stesso Gros-Pietro, che ha pur scritto un’ampia e dotta prefazione, non è riuscito a rendere ragione della qualità e della quantità del contenuto e del referente.<br />
Si legge bene, Grieco. Si legge facile. Ma non è un poeta facile: qualche giorno fa il prof. Bertoni affermava che se doveva leggere 3 volte una poesia per comprenderla, preferiva buttarla nel cestino della carta straccia. La poesia è parola, dunque è comunicazione: polisemica, simbolica, giocata sui ritmi e sui suoni, ma vuole e deve comunicare. Altrimenti occupiamoci di altro. Ecco, di questo libro mi aveva spaventato la mole, ora sono più ricca per averlo letto: ho appreso qualche cosa di utile (e dilettevole).</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;">(Narda Fattori, Nota apparsa, in forma leggermente più ridotta, in </span><a href="http://www.genesi.org/vernice.asp"><u><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;">Vernice</span></u></a><span style="font-size:8pt;font-family:Verdana;"> – Rivista di formazione e cultura, A. XIII, n. 37/38, Dic. 2007, pp. 110-111)</span></p>
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