Ma sì, facciamolo! Facciamolo, dunque, facciamolo fino in fondo l’elogio alla terra che mi ha visto nascere.
Perché – nemmeno a dirlo – qui siamo nell’eccellenza. Sul piano storico-culturale, oltre che paesaggistico. Ma pensate, pensate soltanto alle altissime figure di Orazio – il sommo poeta della latinità – e di Federico II di Svevia – l’Imperatore, il Puer Apuliae e anzi di più: lo Stupor Mundi, Meraviglia del Mondo – che qui, qui nelle magnifiche terre del Vulture, erano di casa. Per non dire delle tante, straordinarie testimonianze che emergono dai numerosi siti archeologici come ad es., da ultimo, quello di Torre degli Embrici a Rionero.
Insomma, sta nel naturale ordine delle cose che vi sia chi, da qualche tempo, si adopera perché l’Unesco riconosca come patrimonio dell’umanità l’Abbazia di San Michele (che tra l’altro è sede del Museo di Storia Naturale del Vulture) e l’area dei laghi di Monticchio. Sta. Nel naturale ordine delle cose. L’uomo, si sa, muove per bellezza. E qui la natura è stata davvero generosa.
Si dà il caso che in occasione del mio ultimo, breve soggiorno a Rionero, a metà dello scorso luglio, qualche capatina qua e là questa volta me la sia concessa.
E così, se è vero che a Monticchio mancavo solo da due o tre anni (e sì che si tratta solo di pochi minuti d’auto, restando all’interno del confine comunale), a Lagopesole, ovvero a Castel Lagopesole, nella residenza che più di ogni altra Federico II preferiva in occasione delle sue lunghe battute di caccia, ci sono tornato dopo la bellezza di sei o sette lustri.
E, udite! udite!, a Matera – Matera che per volere dell’Unesco patrimonio dell’umanità lo è già da tempo – non c’ero mai stato. Mai, nemmeno nel mio terzo di vita lucana.
Non c’è che dire: non solo il mio Vulture, ma la Lucania tutta è un museo a cielo aperto.
[La bellissima foto del colle di Lagopesole (829 m s.l.m.) con alle spalle il massiccio del Vulture è tratta dal sito della ProLoco di Lagopesole]




















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