Allodolano piccoli
uomini, uomini tanti,
sul colle friabile
di pasta tenera buggerata,
che sedimenta scorie
di cibaria adulterata,
colate dalla montagna
dove si fa la storia.
Esercito di cicale
lungimiranti, solo per
l’illusione d’issar
bandiera, sul colle
poroso che inghiotte,
perché le cicale non
leggono, non leggono
i libri di storia.
30 giugno 1991
(Del libro, il libro dal quale prende il nome questo blog, parlerò – parleremo, spero – a tempo debito. Per intanto, da pag. 349, un assaggio. Così, giusto perché non si dica che qui ci si perde in chiacchiere)







… un sorso di buona poesia prima di iniziare a pieno ritmo la giornata. Grazie g.
Un saluto Mapi
Da: Mapi su Febbraio 25, 2007
alle 1:01 pm
Ciao, Mapi.
Che dici, come aspetto (o tema della pagina), meglio questo o quello di prima? Sono ancora in fase di rodaggio…
Abbi una splendida giornata,
tuo gennaro
Da: gennarogrieco su Febbraio 25, 2007
alle 1:25 pm
mi piace molto il ritmo che ticchetta breve e spezzato.
dà modo ancora meglio alla poesia di darsi nel suo senso ironico e di schiudere bene la visione allodolata piccola e moltplice che non fa storia.
felice di trovarti nell’infernale mondo del web :)
Da: iole su Febbraio 25, 2007
alle 3:33 pm
Oh, Iole, Iole (bellissima Iole), hai colto magistralmente nel segno (e così mi sei di conforto).
E’ una poesia molto vecchia, di quando non prestavo soverchie attenzioni agli aspetti formali. Ma come ritmo, sì, è proprio così che l’ho voluta. Di solito la mia poesia ha un verso più lungo, disteso e, soprattutto, misurato…
Ti seguo sempre con attenzione (e piacere).
Un caro saluto,
g.
Da: gennarogrieco su Febbraio 25, 2007
alle 4:11 pm